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La Cgil Salerno ha inviato una lettera al direttore sanitario dell'ASL, Primo Sergianni, e ad altri dirigenti, esprimendo forte disappunto per l'attivazione delle Case di Comunità. Il sindacato denuncia trasferimenti d'ufficio non concordati e modifiche orarie penalizzanti per i lavoratori.

Critiche sindacali su Case di Comunità a Salerno

La Fp Cgil Salerno ha formalmente espresso le proprie preoccupazioni. Una lettera è stata indirizzata al direttore sanitario dell'ASL Salerno, Primo Sergianni. Hanno ricevuto copia anche il direttore dell'U.O.C. Professioni Sanitarie, Mirco Gregorini. La comunicazione è stata estesa ai direttori dei Distretti Sanitari. Sono stati informati anche i Comitati dei Sindaci distrettuali dell'ASL. Per conoscenza, la lettera è giunta al presidente della Regione Campania, Roberto Fico. L'oggetto della missiva riguarda la manifestazione di interesse per l'attivazione delle Case di Comunità. Questa iniziativa è riservata a diverse figure professionali. Tra queste figurano infermieri, operatori sociosanitari e fisioterapisti. Sono inclusi anche assistenti sociali e personale di ruolo amministrativo. L'avviso è stato pubblicato sul sito web dell'ASL Salerno il 16 marzo scorso.

Il sindacato ha evidenziato una serie di criticità. Queste riguardano le modalità di attuazione del progetto. La Fp Cgil Salerno riconosce l'importanza della riforma della medicina territoriale. L'attivazione rapida delle Case di Comunità è vista come necessaria. Questo potenziamento mira a migliorare i servizi offerti ai cittadini. Tuttavia, il sindacato ritiene inaccettabile la gestione dell'operazione. La procedura sembra basarsi su imposizioni organizzative. Manca un adeguato confronto con le rappresentanze sindacali. Questo aspetto è cruciale sia per gli interessi dei lavoratori. È fondamentale anche per garantire un esito positivo della procedura. La situazione è particolarmente grave considerando precedenti accordi. Durante un incontro con i sindacati il 10 marzo 2026, l'ASL aveva promesso procedure di mobilità intra-aziendale. Queste sarebbero dovute avvenire in una fase successiva. L'ASL ha invece agito in modo unilaterale. Non c'è stato alcun confronto con i sindacati. Questo comportamento viola diverse normative. Si citano il CCNL e il Decreto Legislativo 165/2001. Viene ignorato anche il Regolamento sulla mobilità intra-aziendale. Questo regolamento è stato proposto e sottoscritto dalla stessa ASL. Le modalità previste per la mobilità interna vengono ora negate. La Cgil parla di «una beffa» e di «spregio della certezza del diritto».

Stravolgimento orari e turni: l'impatto sui lavoratori

La situazione diventa ancora più critica se si considerano le modifiche ai profili orari. La Fp Cgil sottolinea lo stravolgimento dei profili orari e della turnistica. Questi cambiamenti sono prefigurati per i lavoratori destinati alle nuove strutture. L'Azienda sanitaria ipotizza un passaggio significativo. I lavoratori dei Distretti potrebbero passare da turni antimeridiani standard. Questi si svolgevano dal lunedì al venerdì. Ora si prospettano regimi di turnazione H12. Questi coprirebbero 6 o 7 giorni settimanali. Questa proposta non tiene conto delle attuali realtà lavorative. Gli orari attuali sono consolidati nel tempo. Sono frutto di scelte occupazionali specifiche. Questi assetti organizzativi sono stati definiti per vari motivi. Spesso mirano a una migliore conciliazione tra vita lavorativa e privata. Molti lavoratori hanno esigenze legate alla cura di minori. Altri assistono familiari disabili. Inoltre, le attuali mansioni sono state definite anche in base alle idoneità. L'azienda sembra ignorare queste consolidate necessità. È considerato «singolare» che un progetto volto all'equità sanitaria possa avere effetti negativi. L'iniziativa rischia di penalizzare categorie di lavoratori vulnerabili. Si parla di scelte consolidate di lavoratori con limitazioni. Vengono penalizzate le donne lavoratrici, specialmente madri in nuclei monoparentali. Sono svantaggiati anche i lavoratori che si occupano di familiari fragili. L'effetto boomerang sugli obiettivi regionali complessivi è una preoccupazione concreta.

Il sindacato non contesta in sé il cambio di orario. La critica verte sulle modalità. L'evoluzione del sistema sanitario è auspicata. Tuttavia, questa evoluzione non può avvenire a scapito delle garanzie normative. Non può comportare l'esclusione della rappresentanza dei lavoratori. Il CCNL prevede specifiche modalità di relazioni sindacali. Queste si applicano a tutto ciò che impatta sull'organizzazione del lavoro. Si applicano anche a iniziative con una dimensione progettuale, complessa e sperimentale. L'azienda sembra ignorare queste disposizioni. La Cgil ricorda ai Comitati dei Sindaci distrettuali e al Presidente della Regione Campania un rischio concreto. Gli obiettivi fissati dalla Regione potrebbero essere ostacolati. Questo accadrebbe a causa di modalità non condivise con le OO.SS. L'assenza di confronto sindacale previsto dal CCNL è un punto dolente. Il contratto collettivo nazionale prevede un dialogo approfondito. Questo dialogo serve a permettere ai sindacati di esprimere valutazioni esaustive. Mira a una partecipazione costruttiva nella definizione delle misure aziendali.

Contesto normativo e territoriale delle Case di Comunità

Le Case di Comunità rappresentano uno dei pilastri della riforma della sanità territoriale in Italia. Sono previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). L'obiettivo è rafforzare l'assistenza primaria. Si vuole creare una rete di prossimità per i cittadini. Questo dovrebbe alleggerire la pressione sugli ospedali. La loro attivazione è considerata prioritaria. La Regione Campania, come le altre regioni, è impegnata nella loro realizzazione. L'ASL di Salerno sta procedendo con la manifestazione di interesse per reperire il personale necessario. La normativa di riferimento, come il Decreto Legislativo 165/2001, disciplina il pubblico impiego. Stabilisce principi generali sull'organizzazione del lavoro e sulla mobilità. Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) del comparto sanità definisce ulteriormente i diritti e doveri dei lavoratori. Include anche le procedure di relazioni sindacali. In particolare, le modifiche organizzative significative e le procedure di mobilità devono essere oggetto di concertazione con le organizzazioni sindacali. Questo per garantire trasparenza e rispetto dei diritti acquisiti. La mobilità intra-aziendale, come regolamentata dal CCNL e dai regolamenti aziendali, prevede passaggi di personale all'interno della stessa azienda. Questi processi devono seguire criteri definiti, spesso basati su concorsi interni o avvisi pubblici trasparenti. La Cgil Salerno contesta proprio il mancato rispetto di queste procedure.

La provincia di Salerno, con la sua estensione territoriale e la diversità dei suoi centri abitati, presenta sfide specifiche per l'implementazione dei servizi sanitari di prossimità. L'attivazione delle Case di Comunità mira a colmare eventuali disparità nell'accesso alle cure. La decisione dell'ASL di procedere con trasferimenti d'ufficio, senza un previo accordo sindacale, solleva interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine del personale impiegato. Le modifiche ai profili orari e alla turnistica, come denunciato dalla Cgil, potrebbero avere un impatto significativo sulla vita dei lavoratori. Molti di loro hanno costruito la propria organizzazione familiare e personale attorno a turni di lavoro consolidati. La necessità di conciliare lavoro e cura familiare, specialmente in contesti di fragilità o monoparentalità, è un aspetto sociale rilevante. Ignorare queste esigenze potrebbe portare a un aumento del disagio lavorativo e a una potenziale fuga di professionalità dal servizio sanitario pubblico. La lettera della Cgil Salerno mira a ripristinare un dialogo costruttivo. L'obiettivo è trovare soluzioni che soddisfino sia le esigenze organizzative dell'ASL sia i diritti e le necessità dei lavoratori. Il confronto sindacale è uno strumento fondamentale per garantire che le riforme sanitarie siano attuate in modo equo e sostenibile.

La data della lettera, 25 marzo 2026, indica un momento cruciale nell'attuazione delle riforme sanitarie post-pandemia. La Campania, come altre regioni, sta affrontando la sfida di riorganizzare la sanità territoriale. Le Case di Comunità sono un elemento chiave di questa riorganizzazione. La loro efficacia dipenderà non solo dalla loro struttura fisica, ma anche dalla qualità e dal benessere del personale che vi opererà. La posizione della Fp Cgil Salerno evidenzia la necessità di un approccio partecipativo. Le decisioni che impattano sull'organizzazione del lavoro e sui diritti dei dipendenti devono essere prese attraverso un confronto aperto e trasparente. Questo garantisce che le riforme siano implementate nel rispetto delle persone e delle normative vigenti. La lettera al direttore sanitario e al presidente della Regione Campania è un appello a riconsiderare le modalità operative. Si chiede un ritorno al dialogo sindacale per una gestione condivisa del processo di attivazione delle Case di Comunità.

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