La Regione Campania ha negato il rinnovo dell'Autorizzazione Integrata Ambientale alle Fonderie Pisano, segnando l'avvio della chiusura dell'impianto. Il Comitato Salute e Vita celebra la decisione, chiedendo ora bonifica ambientale e garanzie per i lavoratori.
Chiusura storica per Fonderie Pisano
La Regione Campania ha ufficialmente respinto la richiesta di rinnovo per l'Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) alle Fonderie Pisano. Questo provvedimento apre la strada alla cessazione delle attività dell'opificio situato in via dei Greci, nel quartiere Fratte. La decisione, pur in attesa di eventuali ricorsi legali, segna un punto di svolta verso lo spegnimento dei forni industriali.
Per analizzare questa storica svolta e definire i passi futuri, il Comitato Salute e Vita ha organizzato una conferenza stampa. L'incontro ha visto la partecipazione di figure chiave che hanno guidato la battaglia per la chiusura dell'impianto.
La decisione della Regione Campania rappresenta un momento atteso da anni da parte di cittadini e comitati che hanno denunciato gli impatti ambientali e sanitari dell'attività industriale. La mancata concessione dell'Aia implica che l'impianto non potrà più operare nel rispetto delle normative vigenti.
Questo scenario apre una nuova fase per il territorio, focalizzata sulla gestione delle conseguenze ambientali e sociali. La chiusura di un'azienda storica come le Fonderie Pisano solleva interrogativi sul futuro occupazionale e sulla necessità di interventi di riqualificazione dell'area.
Le voci del Comitato Salute e Vita
Anna Todisco, madre e moglie colpita personalmente dalle conseguenze del cancro, ha espresso la sua commozione. È stata tra le promotrici del ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (Cedu), sottoscritto da 153 cittadini. «Oggi è davvero un buongiorno per noi: giustizia è stata fatta», ha dichiarato con la voce rotta dall'emozione. La sua battaglia è iniziata nel 2013, quando ha compreso che la morte del marito e della figlia non erano fatalità, ma legate all'inquinamento.
La signora Todisco ha descritto il lungo percorso per raccogliere dati e documenti destinati alla Cedu. «Abbiamo dovuto chiedere giustizia e verità alla Corte Europea», ha spiegato. Ha lavorato per mesi per organizzare il ricorso, cercando i 153 firmatari. La sua determinazione è stata alimentata dal ricordo dei suoi cari. La sentenza della Cedu è stata fondamentale per arrivare alla situazione attuale.
Il suo pensiero si è poi esteso alle nuove generazioni. «Ho lottato perché non potevo fare altro per i miei cari. Ma ho lottato soprattutto per i giovani: devono avere un futuro sicuro», ha affermato. Ha espresso l'auspicio che i residenti della Valle dell'Irno possano respirare aria pulita d'ora in avanti.
Lorenzo Forte, presidente del Comitato Salute e Vita, ha guidato le proteste per vent'anni. Ha dedicato questa vittoria a tutti coloro che si sono ammalati e sono morti a causa dell'inquinamento, e a chi ha combattuto al suo fianco. Ha ricordato figure come Franco Calce e Anna Pellecchia, che non hanno potuto vedere la conclusione della lotta.
Forte ha puntato il dito contro la politica, ritenuta responsabile insieme all'imprenditore Pisano per il disastro ambientale. «Oggi siamo felici, siamo commossi perché finalmente si mette la parola fine a quello che abbiamo vissuto, ma vogliamo che emergano tutte le responsabilità: non ci fermiamo», ha dichiarato.
Il presidente del comitato ha sottolineato l'urgenza di interventi per la bonifica dell'area e la tutela dei lavoratori. «Chiediamo la bonifica immediata e la presa in carico dei lavoratori. Non siano i lavoratori a pagare», ha insistito. Ha esortato la politica a farsi carico degli operai e a bonificare il territorio per restituirlo alla comunità, trasformando la Valle dell'Irno in una valle verde.
Il quadro giuridico e le prospettive future
L'avvocato del Comitato, Franco Massimo Lanocita, ha illustrato il contesto giuridico. Ha evidenziato l'importanza della sentenza europea di un anno fa. «Oggi siamo felici perché sono state messe nero su bianco le nostre preoccupazioni sulle conseguenze e sulla chiusura dell'attività», ha affermato.
Ha ribadito che la sentenza della Corte Europea ha sancito l'impossibilità di mantenere l'opificio in un'area ormai residenziale e commerciale. Gli effetti inquinanti si estendono a comuni come Pellezzano, Baronissi e ampie zone di Salerno.
L'avvocato ha elogiato l'amministrazione regionale guidata da Fico e dall'assessora Claudia Pecoraro. «Abbiamo una Regione che ha rispettato i propri impegni e ha garantito un procedimento trasparente e cristallino», ha sottolineato. Ha confermato che l'opificio deve essere chiuso.
Lanocita ha assicurato che l'attenzione rimarrà alta sul fronte occupazionale. «Si apre adesso una fase di grande solidarietà e di grande attenzione per i lavoratori», ha detto. Si è detto convinto che la Regione Campania accompagnerà i lavoratori in questa fase difficile. Ha concluso definendo la giornata un inno di gioia per la salute, ma anche l'inizio di una battaglia per sostenere gli operai delle Pisano.
La posizione di Confindustria Salerno
Antonio Sada, presidente di Confindustria Salerno, ha espresso la posizione dell'associazione datoriale. Ha definito la vicenda delle Fonderie Pisano una questione di dignità industriale e valore collettivo.
Secondo Sada, l'azienda non rifiuta il cambiamento, ma cerca da oltre dieci anni una soluzione per garantire continuità produttiva e occupazionale nel rispetto delle normative. La proprietà si era detta disponibile a delocalizzare, adeguare il sito attuale e investire in un nuovo stabilimento all'avanguardia, con tecnologie innovative e sostenibili, riducendo le emissioni e realizzando un impianto decarbonizzato.
«Un progetto che coniuga sviluppo industriale e tutela ambientale, salvaguardando il lavoro e le maestranze», ha affermato. Nonostante questa disponibilità, la risposta è stata sempre negativa, con porte chiuse e dinieghi. Manca ancora la concessione del suolo necessaria per la delocalizzazione.
Il presidente di Confindustria ha criticato la cosiddetta «sindrome NIMBY» (Not In My Back Yard). «Si dice di voler difendere il lavoro, ma si mettono a rischio posti di lavoro reali ed intere famiglie; si invocano investimenti sostenibili, ma si respingono proprio quelli che vanno in quella direzione», ha spiegato.
Sada ha definito questa situazione una mancanza di visione, non una tutela del territorio. «Dire sempre “no” è facile; molto più difficile è assumersi la responsabilità di governare il cambiamento, accompagnarlo e renderlo possibile in modo intelligente e sostenibile», ha aggiunto.
Bloccare un progetto industriale conforme alle norme, orientato al futuro e pronto a innovare è considerato un errore grave. «Così non si colpisce solo un’azienda, ma una comunità, fatta di lavoratori, famiglie, competenze costruite negli anni», ha sottolineato. Far chiudere un'impresa storica che si impegna ad evolvere è una sconfitta per la politica, per il lavoro, per il territorio e per il Paese.
L'auspicio di Confindustria Salerno è che la Regione Campania trovi una soluzione condivisa con l'azienda per un periodo transitorio. Si chiede inoltre di rendere disponibile nell'immediato un'area per la delocalizzazione, prima che sia troppo tardi. Serve tempismo per evitare che l'azienda perda il passo e non sia più in condizione di investire.