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La direzione artistica del Festival Salerno Letteratura ha spiegato le motivazioni dietro la decisione di non far tenere a Erri De Luca il discorso inaugurale. Le dichiarazioni dello scrittore su sionismo e Gaza hanno creato imbarazzo e spinto a una scelta difficile.

Le dichiarazioni di De Luca hanno creato imbarazzo

Le recenti dichiarazioni di Erri De Luca, riguardanti il sionismo e la situazione a Gaza, hanno suscitato reazioni significative. L'intervista dello scrittore, ripresa da diverse testate, ha creato sconcerto e imbarazzo tra gli organizzatori del Festival Salerno Letteratura.

Paolo Di Paolo, condirettore artistico dell'evento insieme a Gennaro Carillo, ha scelto di intervenire sui social media per fare chiarezza. Ha sottolineato come, sebbene le posizioni di De Luca sul sionismo fossero già note, la loro riaffermazione o articolazione dopo gli eventi di Gaza rappresentasse una situazione diversa.

Di Paolo ha espresso dispiacere per l'assenza dello scrittore. Tuttavia, ha ribadito con fermezza che «non era facile fare finta di nulla» di fronte a tali dichiarazioni.

La scelta della prolusione e il dibattito

«Provo a fare un po' di chiarezza», ha esordito Di Paolo, consapevole della difficoltà del momento e della polarizzazione del dibattito. La polemica attuale coinvolge Erri De Luca e il festival culturale di Salerno, un evento che lui e Gennaro Carillo curano da anni.

Ogni edizione del festival è tradizionalmente aperta da una prolusione. Negli anni, questo importante momento inaugurale è stato affidato a figure di spicco come Raffaele La Capria, Eva Cantarella, Domenico Starnone e Melania Mazzucco. Quest'anno, la scelta era ricaduta su Erri De Luca, conferendogli il ruolo di aprire e «timbrare» l'edizione.

Di Paolo ha raccontato di aver iniziato a lavorare all'intervento di De Luca, partendo da un verso del poeta salernitano Alfonso Gatto: «Il cuore desto avrà parole». L'intervista dello scrittore al quotidiano Il Foglio ha però spiazzato e messo in imbarazzo il gruppo organizzativo.

Responsabilità e scelte della direzione artistica

Il confronto all'interno del gruppo di lavoro del festival è stato intenso. Si è valutato che mantenere De Luca nella posizione di apertura avrebbe creato disagio a molti. Inoltre, se la questione di Gaza non fosse stata affrontata, l'incontro sarebbe apparso surreale.

La direzione ha ritenuto che «non era facile fare finta di nulla». Non si voleva neanche nascondere il disaccordo con chi nega la realtà di un genocidio. Di Paolo ha posto la domanda se questa posizione fosse sbagliata, ammettendo che «si può discutere».

«Una direzione artistica fa delle scelte, deve fare delle scelte», ha proseguito Di Paolo. «Scegliere implica una responsabilità; scegliere può voler dire anche sbagliare». Si è chiesto se abbiano commesso un errore, riconoscendo che «possibile».

Proposta alternativa e declino di De Luca

La direzione ha proposto allo scrittore di rinunciare alla prolusione. Gli è stato suggerito di intervenire in un'altra sede, tra i circa duecento incontri previsti dal festival, che rappresentano ogni posizione e visione del mondo.

Forse, con ingenuità o errore, si è pensato di «proteggere» l'incontro con De Luca da un'attesa che ne avrebbe deviato brutalmente l'asse tematico. Lo scrittore ha legittimamente rifiutato, adducendo motivi personali.

I titoli di giornale hanno parlato di esclusione e censura. Di Paolo, conoscendo il mondo dell'informazione, non si è stupito, comprendendo le reazioni.

Dispiacere per l'assenza e reazioni

Di Paolo ha espresso il suo dispiacere per l'assenza di De Luca. Si è detto dispiaciuto anche per chi non parteciperà al festival per questo motivo. Allo stesso modo, avrebbe provato lo stesso rammarico se la conferma della prolusione avesse causato defezioni.

«Le cose sono andate così, e bisogna accettare anche la sproporzione di tutto ciò rispetto a questioni ben più importanti», ha concluso. Ha aggiunto di essere rimasto depresso e deluso nel vedere De Luca «linciare pubblicamente» o invitare al rogo dei suoi libri. Ancora più deprimente è constatare che la presunta esclusione venga equiparata a tali atti, anche da persone amiche.