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Un'organizzazione criminale dedita al traffico di stupefacenti è stata smantellata dai carabinieri nel reggino. Sei persone sono finite in manette, tra cui padre e figlio a capo del sodalizio.

Operazione antidroga nel reggino

I carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro hanno concluso un'importante operazione. Hanno smantellato una rete criminale ben radicata. Questa era dedita al traffico e allo spaccio di diverse sostanze stupefacenti. Tra queste figurano cocaina, hashish e marijuana.

L'operazione, denominata «Smile», ha visto l'impiego di diverse unità. Hanno partecipato le Compagnie di Rende e Taurianova. Presente anche lo Squadrone Eliportato Cacciatori «Calabria». L'azione è scattata stamani.

Sono stati arrestati sei individui. Quattro di nazionalità italiana e due stranieri. Gli arresti sono avvenuti in esecuzione di un'ordinanza del Gip di Palmi. La richiesta è giunta dalla Procura locale.

Padre e figlio ai vertici dell'organizzazione

Secondo le indagini, padre e figlio gestivano l'organizzazione. Sono ritenuti i promotori dell'attività illecita. Entrambi sono stati condotti in carcere. Altri quattro soggetti sono stati posti agli arresti domiciliari.

Questi ultimi erano attivi nella logistica e nello smercio al dettaglio. La rete criminale operava principalmente a Rosarno e nei comuni circostanti. L'indagine è stata coordinata dal procuratore aggiunto Santo Melidona.

La Sezione operativa della Compagnia di Gioia Tauro ha condotto le indagini. È emersa una vera e propria «filiera» della droga. Questa era in grado di soddisfare costantemente le richieste di una clientela vasta e fedele.

Metodi operativi e pagamenti

Il dato più allarmante per gli investigatori è la facilità e rapidità. Il principale indagato, con l'aiuto del padre per logistica e consegne, recuperava e smerciava la droga. Lo stupefacente veniva nascosto in improvvisati nascondigli domestici.

L'ordinanza di custodia cautelare contesta 225 capi d'imputazione. Questi riguardano singole cessioni e detenzioni di stupefacenti. Gli ordini avvenivano telefonicamente. Veniva utilizzato un linguaggio criptico per non destare sospetti.

Durante l'inchiesta, i carabinieri hanno sequestrato diverse quantità di droga. Questo è avvenuto in 11 occasioni distinte. In due casi sono stati effettuati arresti in flagranza di reato.

I pagamenti non avvenivano solo in contanti. Venivano utilizzati anche metodi tracciabili. Tra questi bonifici bancari e ricariche Postepay. Spesso le carte erano intestate a prestanome o a familiari degli acquirenti.

Minacce per recuperare i crediti

La banda, secondo le accuse, utilizzava metodi intimidatori. Ricorreva a minacce di morte per recuperare i crediti non saldati. Questo creava un clima di autentico terrore nella zona. Altre 5 persone sono state denunciate. Una di queste era stata rimpatriata nel proprio paese d'origine a febbraio.

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