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Lavoratori della centrale Enel di Portovesme chiedono garanzie occupazionali concrete a Regione e Governo di fronte alla dismissione del carbone. I sindacati minacciano mobilitazioni se non arriveranno risposte certe sul futuro dei circa 350 dipendenti coinvolti.

Futuro incerto per i lavoratori Enel del Sulcis

I dipendenti della centrale Enel di Portovesme hanno tenuto un'assemblea. L'obiettivo è ottenere certezze sul futuro lavorativo. La dismissione del carbone rappresenta una minaccia concreta. Le loro richieste sono rivolte alla classe politica.

I rappresentanti sindacali, Roberto Forresu della Fiom e Renato Tocco della Uilm del Sulcis, hanno espresso le loro preoccupazioni. Hanno evidenziato la mancanza di risposte concrete. La situazione è aggravata dal dibattito in corso sulla guerra. Questo potrebbe portare a un prolungamento del phase-out del carbone. Alcuni vorrebbero addirittura il fermo completo dell'impianto.

I sindacalisti vogliono capire come verranno ricollocati i circa 350 lavoratori. Questi perderanno il loro impiego a causa della transizione energetica. Le richieste sono state inoltrate sia alla Regione Sardegna che al Ministero competente. Tuttavia, non è mai giunta una risposta soddisfacente. Questa è la seconda assemblea dopo quella tenutasi la settimana precedente presso la Portovesme Srl.

Sindacati pronti alla mobilitazione

La prossima settimana, i sindacati convocheranno i lavoratori provenienti dall'ex area Alcoa. Saranno coinvolti anche i lavoratori attualmente in cassa integrazione. Dopo la chiusura di questo ciclo, è prevista un'assemblea pubblica. Seguirà un'iniziativa a livello regionale.

L'obiettivo di questa mobilitazione regionale è scuotere la politica locale. I sindacati ritengono che la Regione Sardegna non stia assumendo una posizione chiara. Non c'è un'interlocuzione decisa nei confronti del Governo centrale. La situazione richiede un impegno maggiore da parte delle istituzioni regionali.

I rappresentanti dei lavoratori stanno anche pianificando un'azione concreta. Vista la mancata convocazione di un tavolo specifico sull'ex Alcoa (ora SiderAlloys) da parte del ministro Urso, si valuta una mobilitazione. L'obiettivo è raggiungere il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). Questa iniziativa mira a ottenere un confronto diretto e risposte tangibili.

Mancanza di risposte e impegni disattesi

Ad oggi, i lavoratori non hanno ricevuto alcuna risposta concreta. Questo nonostante gli impegni presi in precedenza. Anche il ministro Urso aveva assicurato un suo intervento. La frustrazione tra i dipendenti è palpabile. La mancanza di un piano chiaro per la ricollocazione professionale aumenta l'ansia.

La transizione energetica, seppur necessaria, deve essere gestita con attenzione sociale. La salvaguardia dei posti di lavoro deve essere una priorità. I sindacati ribadiscono la loro disponibilità al dialogo. Tuttavia, chiedono azioni concrete e non solo promesse. La mobilitazione è vista come un'ultima spiaggia.

Le istituzioni sono chiamate a dare risposte rapide ed efficaci. Il futuro di centinaia di famiglie nel Sulcis dipende dalle decisioni che verranno prese. La pressione sindacale mira a forzare un'accelerazione nel processo decisionale. La comunità locale attende con ansia sviluppi positivi.

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