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Lavoratori del British Council Italia scioperano il 4 giugno a Roma per difendere 108 posti di lavoro minacciati da una procedura di licenziamento collettivo. La protesta mira a salvaguardare la presenza culturale e formativa dell'istituto nel Paese.

Protesta sindacale per salvaguardare l'occupazione

Giovedì 4 giugno si terrà una nuova mobilitazione. La Flc Cgil Roma e Lazio organizza una giornata di sciopero. I lavoratori del British Council Italia parteciperanno attivamente. Questa azione segue la prima protesta del 21 maggio. Ci saranno manifestazioni in tutta Europa. L'obiettivo è mostrare solidarietà con l'Italia. Si vuole difendere il valore del British Council nei diversi Paesi. L'appuntamento centrale è fissato a Roma. La manifestazione si svolgerà in piazza dei Santi Apostoli. L'orario previsto è le 14.00.

Il sindacato spiega le ragioni della protesta. «Scioperiamo per difendere il lavoro», affermano. «Ma soprattutto per tutelare la cultura e la presenza del British Council in Italia». La direzione dell'istituto ha avviato una procedura. Questa riguarda licenziamenti collettivi. L'avvio è avvenuto l'11 maggio. La procedura colpisce 108 dipendenti. Il totale dei lavoratori nelle sedi italiane è 130. Le sedi interessate sono Napoli, Roma e Milano. Verranno cancellate le attività di insegnamento. Saranno interrotte anche le certificazioni linguistiche nel nostro Paese.

Crisi finanziaria e accordi storici a rischio

Le motivazioni dietro i licenziamenti sono chiare. L'istituto si trova in una condizione di dissesto finanziario. Durante la pandemia, il British Council ha accumulato un debito. L'ammontare è di 200 milioni di sterline. Questo debito è stato contratto con il governo britannico. Gli interessi sul prestito gravano pesantemente sui bilanci. Nonostante ciò, il British Council non è nato come attività puramente economica. Per questo motivo, opera da sempre con un regime fiscale agevolato. Questa condizione sottolinea la sua natura non commerciale.

La Flc Cgil considera la decisione presa come politica. «Individuiamo nella decisione contestata una scelta politica», dichiara il sindacato. La definiscono un «tradimento di un accordo». L'accordo risale al 1951. Fu stipulato tra il governo italiano e quello inglese. La procedura di licenziamento porterà all'interruzione di una collaborazione culturale. Questa collaborazione è stata definita proficua. I lavoratori dovranno pagare il prezzo più alto. La loro occupazione è messa a repentaglio.

Solidarietà europea e futuro del British Council

La giornata di sciopero del 4 giugno non è un evento isolato. Essa si inserisce in un contesto di mobilitazione europea. Le manifestazioni in diverse città del continente mirano a rafforzare la protesta. L'obiettivo è sensibilizzare l'opinione pubblica. Si vuole mettere in luce l'importanza del British Council. La sua funzione va oltre il mero profitto economico. Essa contribuisce allo scambio culturale e all'apprendimento delle lingue. La perdita di queste attività avrebbe un impatto significativo.

Il sindacato chiede un ripensamento della decisione. Si auspica una soluzione che tuteli i lavoratori. Si cerca di preservare la missione culturale dell'istituto. La crisi finanziaria è un problema serio. Tuttavia, le soluzioni proposte sembrano penalizzare eccessivamente il personale. La protesta mira a trovare un equilibrio. Si vuole salvare l'occupazione e garantire la continuità delle attività. La collaborazione tra Italia e Regno Unito in ambito culturale è preziosa. Non dovrebbe essere compromessa da difficoltà economiche contingenti.

Domande e Risposte

Cosa sta succedendo al British Council Italia?

Il British Council Italia ha avviato una procedura di licenziamento collettivo. Questa procedura rischia di far perdere il posto a 108 dei 130 dipendenti delle sedi di Napoli, Roma e Milano. Il sindacato Flc Cgil protesta contro questa decisione.

Perché ci sono questi licenziamenti?

Le ragioni addotte riguardano una condizione di dissesto finanziario. L'istituto ha contratto un debito di 200 milioni di sterline con il governo britannico durante la pandemia. Gli interessi su questo prestito gravano pesantemente sui conti.

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