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La Sardegna affronta un'emergenza economica dovuta allo spopolamento, con una perdita stimata di 1,7 miliardi di euro di capacità produttiva. Il tasso di natalità insulare è il più basso d'Europa, aggravando la crisi demografica.

Declino demografico: un costo economico per la Sardegna

La crisi demografica in Sardegna non è più un problema futuro. Si configura ora come una seria emergenza economica e produttiva. Un recente rapporto del Centro Studi di Confindustria Sardegna evidenzia le negative dinamiche che colpiscono l'isola. Lo studio quantifica l'impatto del calo della popolazione sulla capacità produttiva regionale.

La situazione della Sardegna risulta più critica rispetto al resto d'Italia. È anche peggiore rispetto all'intera Europa. L'analisi mette in luce le cifre allarmanti.

La Sardegna fanalino di coda demografico in Europa

Nel corso del 2024, il numero medio di figli per donna è precipitato a 0,91. Questo dato rappresenta il valore più basso in tutta l'Europa continentale. Solo le Isole Canarie registrano un valore simile tra i territori dell'Unione Europea. Il tasso di natalità è anch'esso il più basso d'Europa. Si attesta a 4,5 nati ogni mille residenti.

La percentuale di popolazione con almeno 65 anni ha ormai raggiunto il 27,4%. Contemporaneamente, i residenti tra 0 e 14 anni costituiscono solo il 9,7% del totale. L'età media dei residenti, pari a 51,7 anni, si avvicina a un nuovo record negativo europeo per l'Isola.

Meno lavoratori, meno ricchezza per l'isola

Il report sottolinea in particolare l'assottigliamento della popolazione in età lavorativa. Nel 2005, i residenti sardi tra i 15 e i 64 anni costituivano il 69,6% della popolazione totale. Vent'anni dopo, nel 2025, questa percentuale è scesa al 62,8%.

Se la Sardegna avesse mantenuto la struttura demografica del 2005, a parità di popolazione complessiva, conterebbe oggi oltre 106mila residenti in età lavorativa in più. Il Centro Studi ha tradotto questo divario demografico in una stima economica. Applicando ai singoli comuni il tasso di occupazione e il valore aggiunto per addetto, emerge una perdita potenziale di 44.238 occupati.

Il risultato è una perdita stimata di circa 1,705 miliardi di euro di capacità produttiva. Questa cifra rappresenta il costo economico diretto del declino demografico.

Appello alla collaborazione per invertire la rotta

«La perdita di residenti non è soltanto una questione statistica», afferma Andrea Porcu, direttore del Centro Studi di Confindustria Sardegna. «Stiamo perdendo giovani, famiglie, lavoro e capacità produttiva. Se anche non fossimo sul fondo delle graduatorie demografiche europee, la situazione sarebbe comunque problematica per via dell'insularità. Questa rende complesso gestire il problema. Ma con questi numeri, il quadro è davvero disarmante».

«La demografia non è una variabile esterna rispetto allo sviluppo economico, ma ne è una determinante fondamentale», prosegue Porcu. «Imprese e istituzioni devono collaborare per costruire un contesto che sia in grado di trattenere i giovani. Ma anche di attrarre dall'esterno lavoratori, studenti e imprenditori».

I piccoli comuni: aree a rischio desertificazione

In Sardegna, il quadro dei piccoli comuni è particolarmente critico. Nei centri con meno di 1.000 abitanti, l'età media è superiore di oltre tre anni rispetto a quella dei centri urbani. Questo fenomeno non si limita alla chiusura di scuole o alla riduzione dei servizi.

Investe direttamente la capacità dei territori di attrarre famiglie, lavoratori e imprese. Si tratta di aree già strutturalmente marginali. Sono a rischio di desertificazione economica e sociale, aggravando ulteriormente il problema dello spopolamento.

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