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La Sardegna affronta una potenziale perdita di quasi 220mila lavoratori entro il 2054, un dato allarmante dovuto al declino demografico. Lo studio CNA evidenzia la gravità della situazione per l'isola, più colpita rispetto ad altre regioni italiane.

Allarme demografico per il lavoro in Sardegna

La Sardegna si trova di fronte a una sfida epocale. Nei prossimi trent'anni, l'isola potrebbe assistere a una drastica riduzione del numero di occupati potenziali. Si stima una perdita che potrebbe raggiungere le 219mila unità entro il 2054.

Questo scenario è il risultato di un'analisi condotta dal Centro Studi di CNA Sardegna. Lo studio ha esaminato l'impatto delle tendenze demografiche sul mercato del lavoro regionale. È stata fatta una distinzione chiara tra il fattore demografico e i parametri occupazionali come disoccupazione e inattività.

Popolazione in età lavorativa in forte calo

La fascia di popolazione considerata in età lavorativa, ovvero tra i 20 e i 64 anni, subirà una contrazione significativa. Secondo le proiezioni, questa popolazione diminuirà di circa 366mila persone entro il 2054.

Attualmente, questo gruppo conta 907.600 individui. Si prevede che scenderà a 542.000 unità. Ciò rappresenta una contrazione del -40,3%. Questo dato è fondamentale per misurare l'occupazione secondo gli standard europei.

Applicando i tassi di occupazione attuali, il numero di occupati potenziali potrebbe passare da 558.000 a 339.000. Questo calcolo si basa esclusivamente sull'evoluzione demografica, definito uno “scenario demografico puro”.

Sardegna più esposta al declino demografico

Confrontando la Sardegna con le altre regioni italiane, emerge un quadro preoccupante. L'isola risulta essere il territorio più vulnerabile a questo declino demografico. La percentuale di calo della popolazione in età lavorativa è del -40,3%.

Anche il calo degli occupati potenziali è elevato, stimato al -39,3% tra il 2025 e il 2054. La Sardegna precede regioni come Basilicata, Puglia, Campania e Sicilia.

Un fattore aggravante è la condizione di insularità. Nelle regioni continentali, la mobilità interregionale e il pendolarismo possono mitigare parzialmente le perdite demografiche. In Sardegna, questi meccanismi sono meno efficaci e più costosi.

Obiettivi europei irraggiungibili nel breve termine

Anche guardando al futuro più prossimo, gli obiettivi europei sembrano fuori portata per la Sardegna. Proiettando lo scenario demografico puro fino al 2030, il tasso di occupazione raggiungerebbe solo il 61,1%.

Ciò comporterebbe un divario di oltre 100mila occupati rispetto al target europeo del 73%. Anche in uno scenario ottimistico, che recuperasse disoccupati e scoraggiati, il deficit rimarrebbe considerevole.

Si ipotizza che il divario resterebbe comunque tra 74mila e 91mila occupati. Questo sottolinea la difficoltà di colmare la lacuna unicamente con politiche attive del lavoro.

Impatto differenziato per fasce d'età

Il calo della popolazione in età lavorativa non colpirà uniformemente tutte le fasce d'età. La contrazione percentuale più marcata si osserverà tra i 20 e i 24 anni. Questa fascia potrebbe addirittura più che dimezzarsi, con un calo del -54,0%.

Ciò indebolirà significativamente il ricambio generazionale nel mondo del lavoro. Seguono i 50-64enni, con un calo del -43,4%, e i 25-34enni, con un -41,1%.

La fascia 35-49 anni, pur registrando un calo del -32,6%, rimarrà la più numerosa in termini assoluti. Attualmente, questa classe d'età concentra la maggior parte degli occupati potenziali.

Perdite assolute concentrate nelle fasce mature

In termini assoluti, le maggiori perdite si concentreranno nelle fasce d'età più mature. Si prevedono -102.300 occupati tra i 50 e i 64 anni. Altri -70.000 occupati mancheranno nella fascia 35-49 anni, sempre nello scenario demografico puro.

Anche in uno scenario più favorevole, che recuperasse disoccupazione e scoraggiati, le perdite in queste due fasce rimangono significative. Si parla di rispettivamente -78.900 e -44.000 unità. Questo dimostra come nessuna politica di attivazione possa annullare completamente l'impatto del calo demografico.

Segnali positivi recenti nel mercato del lavoro

Nonostante le proiezioni a lungo termine siano critiche, il quadro più recente del mercato del lavoro sardo mostra segnali incoraggianti. Nella media del 2025, gli occupati residenti hanno raggiunto quota 598.000.

Questo dato rappresenta un aumento dell'1% rispetto al 2024 e un notevole +6% rispetto al 2021. Nella fascia 20-64 anni, il tasso di occupazione è salito dal 56,1% nel 2018 al 62,9% nel 2025.

Anche il tasso di disoccupazione è migliorato, scendendo dal 15,6% al 9,4%. L'attività lavorativa è aumentata, con il tasso di attività salito dal 66,5% al 69,4%.

Persistono criticità sulla qualità del lavoro

Tuttavia, permangono criticità strutturali legate alla qualità del lavoro in Sardegna. L'isola registra il tasso di part-time più alto d'Italia, pari al 24%.

Inoltre, un giovane su cinque risulta essere Neet (Not in Education, Employment, or Training), con una percentuale del 19%. Il part-time involontario si attesta al 12,4%. Rimangono problematiche anche la disoccupazione giovanile e quella di lunga durata.