Le indagini sull'attentato a Sigfrido Ranucci hanno rivelato intercettazioni telefoniche su Gomes Clesio Tavares, presunto intermediario, già da maggio. Le verifiche hanno coinvolto quattro utenze a lui collegate.
Indagini sull'attentato a Sigfrido Ranucci
Gli investigatori che seguono il caso dell'attentato al giornalista Sigfrido Ranucci avevano individuato Gomes Clesio Tavares già nel maggio precedente. Egli è considerato il collegamento tra il presunto mandante Valter Lavitola e il gruppo esecutore dell'azione dinamitarda.
Questa informazione emerge dagli atti ufficiali del procedimento giudiziario. Gli inquirenti hanno concentrato la loro attenzione sul cittadino camerunese, ponendo sotto intercettazione le sue comunicazioni telefoniche. Le indagini hanno riguardato specificamente quattro numeri di telefono a lui riconducibili.
Conferme da un membro della banda
Durante una dichiarazione spontanea, uno dei membri del gruppo accusato di aver partecipato all'attentato, Pellegrino D'Avino, ha fatto riferimento al suo legame di amicizia con Gomes. D'Avino ha ricordato che Gomes in passato aveva lavorato come bodyguard.
«Ci siamo occupati insieme della sicurezza in diversi locali e durante cerimonie in Campania», ha dichiarato D'Avino ai pubblici ministeri. Queste parole sembrano confermare il rapporto tra i due individui.
Dichiarazioni e presunte inconsapevolezze
Le carte processuali includono anche le dichiarazioni rese da D'Avino durante il suo interrogatorio di garanzia, successivo al suo arresto. Egli ha messo a verbale: «Nessuno voleva fare male a nessuno».
Il padre di D'Avino, Antonio Passariello, che si presume abbia materialmente posizionato l'ordigno esplosivo fuori dall'abitazione del giornalista, ha affermato di non essere a conoscenza dell'identità della vittima. «Pensavo fosse una sciocchezza», ha aggiunto Passariello, suggerendo una presunta inconsapevolezza riguardo alla gravità dell'azione.