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Uno spettacolo teatrale a Roma unisce il mito di Filottete alla storia moderna greca, esplorando temi di emarginazione e ribellione generazionale. L'opera è in scena al Teatro Vascello.

Filottete tra mito e storia contemporanea

Uno spettacolo affascinante, intitolato Lemnos, cattura l'attenzione al Teatro Vascello di Roma. La regista Giorgina Pi propone un'opera che intreccia la cultura classica greca con la storia recente della Grecia. Il mito di Filottete e il dramma a lui dedicato da Sofocle vengono accostati alla cronaca greca moderna.

L'allestimento si basa su un'attenta sovrapposizione di simboli e significati. L'intento è quello di lanciare un messaggio politico e generazionale. Al centro della narrazione, emerge con forza il potere della cultura, della parola e della poesia. Questi elementi vengono richiamati più volte nel corso della rappresentazione.

Suono e parola dominano la scena

Il fascino dello spettacolo risiede principalmente nell'uso del suono e della parola. L'azione scenica è ridotta al minimo, quasi assente. Il palcoscenico appare volutamente spoglio, quasi essenziale. Grande importanza è data al valore evocativo del greco antico e moderno.

La brava Alexia Sarantopoulou intona un canto di dolore e rabbia. Ella funge da voce del coro e da narratrice. In questo lavoro, il mito classico si fonde con il racconto della tragica storia greca del dopoguerra. La sua interpretazione aggiunge profondità emotiva alla performance.

L'emarginazione e la dittatura in scena

Il dramma di Sofocle, pur avendo una conclusione positiva, viene riletto in chiave critica. La vicenda dell'eroe che aiuta i suoi nemici a vincere la guerra e guarisce dalla sua ferita viene posta in secondo piano. L'attenzione si sposta sul conflitto tra ciò che è giusto e i risultati ottenuti.

Il tema centrale diventa l'emarginazione del diverso. Si focalizza su chi contesta e viene segnato da una ferita che lo isola. Filottete viene abbandonato sull'isola deserta di Lemnos. Nello spettacolo, questa isola diventa Makronisos. Quest'ultima fu trasformata in un lager dal governo dittatoriale greco.

La repressione del dopoguerra greco

Il governo dittatoriale prese il potere dopo la guerra civile greca. Questo periodo, nella seconda metà degli anni '40, fu segnato da terrore. Migliaia di persone furono torturate, uccise e deportate. La repressione colpì comunisti e antifascisti.

Si stima che circa 20.000 persone furono considerate colpevoli di reati contro la nazione. Oltre 5.000 ricevettero condanne capitali o all'ergastolo. Molti altri furono costretti all'esilio o divennero profughi per sfuggire alla cattura.

Nuove interpretazioni per i personaggi classici

In questo contesto storico, rivive il personaggio di Filottete. Egli è presente da dieci anni sull'isola. Viene cercato da Ulisse, interpretato da Giampiero Judica. Ulisse fu un suo acerrimo nemico e responsabile del suo abbandono.

Accanto a Ulisse c'è il giovane Neottolemo, interpretato da Gabriele Portoghese. La sua presenza è necessaria perché gli dei hanno decretato che senza Filottete i Greci non vinceranno la guerra di Troia. Entrambi sono vestiti da soldati, con uniformi moderne, simboli dei carcerieri di ogni epoca.

Interessante notare che Filottete e il dio sono interpretati da attrici. Gaia Insegna veste i panni di Filottete, mentre Aurora Peres interpreta il dio. Questa scelta riflette una lettura femminista dell'opera. Segue le orme della poetessa americana Adrienne Rich, che scelse Filottete come suo alter ego.

Un'opera corale e contemporanea

La regista Giorgina Pi, anche drammaturga insieme a Massimo Fussilo, riprende un lavoro iniziato nel 1988. All'epoca, Massimo Fussilo collaborò con Mario Martone per uno spettacolo sullo stesso mito. Anche quella produzione rimandava alla contemporaneità e alla ribellione giovanile, incentrandosi su Neottolemo.

In questa nuova versione, prodotta da Stabile di Genova, Emilia Romagna Teatro e Teatro Piemonte Europa, vengono utilizzati e rielaborati testi poetici e saggistici. Questi testi si collegano al classico di Sofocle. Tra gli autori citati figurano Ghiannis Ritsos, Derek Walcott, Adrienne Rich e Hélène Cixous. I loro scritti offrono intensi racconti del dopoguerra greco, della guerra civile e della vittoria della destra.

Domande e riflessioni finali

Le domande conclusive del protagonista risuonano nel teatro: «Perché siamo qui? - Perché abbiamo combattuto? - Dove e perché si ritorna?». Esse invitano alla riflessione sul dramma della generazione più giovane. La generazione dei figli degli eroi di Troia entra in crisi. Rifiuta la logica dei padri, interrogandosi sul senso delle loro azioni.