Le piccole e medie imprese del Lazio affrontano un 2025 di sfide economiche, con la guerra in Iran che impone una 'resilienza forzata'. L'indagine Federlazio rivela impatti significativi su settori chiave come manifattura e trasporti.
Impatto della guerra in Iran sulle aziende laziali
Nel corso del 2025, le piccole e medie imprese del Lazio hanno dovuto attuare una 'difesa attiva'. Un'indagine di Federlazio, condotta a maggio 2026, ha analizzato le performance di circa 500 PMI nella regione.
Questi dati sono stati integrati con un monitoraggio specifico sugli effetti dell'escalation militare in Iran. L'obiettivo era valutare l'impatto delle tensioni geopolitiche sulle attività e le prospettive delle aziende locali.
Particolare attenzione è stata dedicata ai mercati energetici e alle catene di fornitura. Questi settori sono spesso i primi a risentire di instabilità internazionali.
Manifattura e trasporti in difficoltà
Il 40,9% delle imprese ha registrato un aumento del fatturato. Tuttavia, il 29,6% ha subito una contrazione economica. Emergono segnali di logoramento nel settore manifatturiero.
Qui, il 37,1% delle PMI ha visto diminuire il proprio fatturato. La situazione è ancora più critica nei trasporti e nella logistica. In questo comparto, ben il 52,5% delle aziende ha registrato un calo.
Questi settori sono stati colpiti dall'instabilità delle rotte commerciali e dall'aumento dei costi del carburante. L'indagine congiunturale di Federlazio ha evidenziato queste criticità.
Percezioni imprenditoriali scosse dall'evento bellico
L'evento bellico in Iran ha profondamente scosso le percezioni degli imprenditori. Confrontando i dati di inizio marzo con quelli di maggio 2026, emergono cambiamenti significativi.
La quota di imprese che subisce effetti negativi di medio-lungo periodo è esplosa. È passata dal 4,2% al 27,2%. Il settore dei trasporti e della logistica è il più colpito.
L'87% di queste imprese si aspetta impatti di lunga durata. La manifattura segue con il 37,7%. Il 14% degli imprenditori teme ora contraccolpi che potrebbero mettere a rischio l'intera attività aziendale.
Questo dato è in netto aumento rispetto al 4% registrato a marzo. Il 34% delle imprese prevede di mantenersi in equilibrio solo attraverso una 'resilienza forzata'.
Aspettative caute per il futuro
Le aspettative per l'anno in corso sono improntate a un'estrema cautela. Il 34,4% degli imprenditori prevede un arretramento del fatturato.
Questo dato si contrappone a un 27,2% che spera in un incremento. Le prospettive economiche rimangono quindi incerte per molte realtà imprenditoriali.
Appello alle istituzioni per interventi strutturali
Il presidente di Federlazio, Alessandro Sbordoni, sottolinea l'importanza di interventi strutturali. «È quindi vitale che le istituzioni passino da interventi 'una tantum' a meccanismi strutturali di sterilizzazione della volatilità dei prezzi energetici», ha dichiarato.
«Senza un'azione coordinata per salvaguardare il patrimonio di competenze e tecnologie delle nostre aziende, il rischio di un indebolimento strutturale dell'economia regionale diventa concreto», ha aggiunto Sbordoni.
Gli effetti negativi potrebbero estendersi all'intero mercato del lavoro e al tessuto sociale. L'appello è rivolto a un'azione congiunta e strategica.
Vitalità del sistema produttivo nonostante le difficoltà
Il direttore generale di Federlazio, Luciano Mocci, evidenzia la vitalità del sistema produttivo. «Da quanto emerge dall'indagine il cuore del nostro sistema produttivo resta vitale», ha spiegato.
«Nonostante un leggero calo rispetto al 2025, nei primi mesi dell'anno la maggior parte delle imprese continua ad investire», ha aggiunto Mocci.
Questo dimostra una straordinaria capacità di adattamento e rilancio da parte delle PMI laziali. La resilienza si manifesta anche in periodi di forte incertezza.