Oro illegale in Italia: l'allarme di Greenpeace
L'Italia si conferma un punto di accesso cruciale per l'oro proveniente da aree a rischio in Europa. Nel 2025, quasi la metà dell'oro extra-UE è transitato nel nostro Paese. Questo avviene senza alcun controllo effettivo.
Una nuova inchiesta di Greenpeace svela una filiera opaca. L'organizzazione denuncia il rischio di favorire l'estrazione illegale. Viene messa in luce anche la distruzione dell'Amazzonia.
La filiera dell'oro: controlli assenti
L'indagine, intitolata «Corsa all’oro illegale», analizza i flussi di metallo prezioso. I dati indicano che l'Italia è il primo importatore di oro extra-UE. Sette lingotti su dieci provengono da Paesi con tracciabilità debole o inesistente.
Nonostante un obbligo europeo dal 2021, l'Italia non garantisce filiere legali. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ammette «impedimenti meramente amministrativi». Non ci sono state ispezioni né sanzioni.
L'appello di Greenpeace
«L'Italia continua a dipendere dal mercato globale più opaco», dichiara Martina Borghi, campaigner Foreste di Greenpeace Italia. La situazione è paradossale: siamo grandi importatori, ma la tracciabilità è un buco nero.
La normativa europea del 2017, applicabile dal 2021, mira a contrastare i metalli da zone di conflitto. Tuttavia, in Italia, la sua applicazione è ferma. Altri Paesi pubblicano report sui controlli, noi no.
Domanda di oro in crescita, controlli fermi
L'Unione Europea vede crescere la domanda di oro. Le importazioni sono aumentate del 26% tra il 2023 e il 2025. Si tratta di 1.633 tonnellate in cinque anni, per un valore di 81,2 miliardi di euro.
La EU Whitelist, lista che certificherebbe gli impianti di fusione e raffinazione responsabili, non è ancora stata istituita. La Commissione Europea conferma questa mancanza.
Il nodo Brasile e i flussi opachi
Il Brasile rappresenta un punto critico. Un'altra inchiesta di Greenpeace ha denunciato il riciclaggio di oro amazzonico. Questo oro viene immesso sui mercati internazionali sfruttando le lacune del sistema brasiliano.
L'Italia è il secondo Paese europeo per importazioni di oro dal Brasile. Anche gli Emirati Arabi Uniti e la Svizzera, fornitori chiave per l'Italia, rimangono snodi opachi. Dubai è un hub per la compravendita, la Svizzera ospita raffinerie importanti.
Riciclaggio e greenwashing
In assenza di controlli stringenti, questi flussi possono alimentare circuiti esposti al riciclaggio. Dopo fusione e raffinazione, ricostruire l'origine dell'oro diventa quasi impossibile. Questo favorisce operazioni di riciclaggio e greenwashing.
Greenpeace raccoglie l'appello delle Popolazioni Indigene. Chiede ai governi e agli operatori finanziari di assumersi responsabilità. È necessario impedire la commercializzazione di oro legato a distruzione ambientale e violazioni dei diritti umani.