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Un presunto boss è stato arrestato a Reggio Calabria per l'incendio di un furgone di un caseificio legato a un'associazione antiracket. L'accusa è di aver agito con metodo mafioso.

Arresto per incendio doloso con aggravante mafiosa

La Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria ha richiesto e ottenuto la custodia cautelare in carcere. Il provvedimento è stato emesso dal Gip Giuseppe Saverio Santagati. L'arrestato è Diego Rosmini, 54 anni, noto come 'Dieguccio ricarica'.

Le accuse riguardano l'incendio di un furgone aziendale. Il mezzo apparteneva al caseificio 'Delizie della Natura'. I proprietari sono i fratelli Demetrio e Pasquale Praticò. Questi imprenditori sono affiliati all'associazione antiracket 'Reggio Libera Reggio'.

A Rosmini viene contestata l'aggravante del metodo mafioso. L'episodio risale alla notte del 7 ottobre 2025. L'incendio è avvenuto in via Fra' Gesualdo Melacrinò. La zona è nel pieno centro storico della città.

L'indagato avrebbe appiccato il fuoco a un furgone Peugeot Boxer. Le fiamme si sarebbero poi propagate. Hanno coinvolto una Fiat 500 e un Renault Master. Hanno danneggiato anche il portone e la facciata di un edificio adiacente. L'incendio ha esposto a pericolo gli abitanti della palazzina.

Legami familiari e ruolo nel clan

Diego Rosmini non ha condanne definitive per associazione mafiosa. Tuttavia, è l'ultimo dei figli maschi di Consolato Rosmini. Quest'ultimo fu ucciso nel 1986 durante la seconda guerra di mafia.

Diverse dichiarazioni di collaboratori di giustizia lo indicano. Diego Rosmini sarebbe una figura chiave del sodalizio criminale. La DDA lo considera tale. Per questo, nell'ordinanza di custodia cautelare, è definito un 'esponente di spicco dell'omonima cosca'.

Identificazione tramite telecamere e indagini

La Squadra Mobile di Reggio Calabria ha identificato l'indagato in modo inequivocabile. L'identificazione è avvenuta grazie ai filmati delle telecamere di videosorveglianza. Le immagini mostrano l'autore dell'incendio. Arriva in bicicletta, si avvicina al furgone.

Utilizza liquido infiammabile per appiccare il fuoco. Successivamente, si allontana. Nei giorni seguenti, gli investigatori della Polizia di Stato hanno ulteriormente rafforzato i sospetti. Hanno individuato Rosmini anche grazie al mezzo a due ruote.

La bicicletta è risultata compatibile con quella ripresa nei video. È stato ricostruito il percorso fino alla zona della sua abitazione. Questo ha permesso di collegare l'indagato all'azione criminale.

Intimidazione e valenza mafiosa del gesto

Il Gip ha rilevato gravi indizi di colpevolezza nei confronti di Rosmini. Sussistono anche i rischi di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio. Nonostante non siano ancora del tutto chiari i contorni della vicenda, incluso il movente specifico.

L'incendio del furgone ha avuto una valenza chiaramente intimidatoria. Riguardo all'aggravante mafiosa contestata, i giudici ritengono che l'azione dimostri inequivocabilmente la volontà di inviare un avvertimento. Questo avvertimento è di stampo 'ndranghetistico.

Era diretto ai due imprenditori iscritti all'associazione antiracket 'Reggio Libera Reggio'. Il gesto è stato eclatante. È percepibile non solo nei confronti delle vittime. Ma anche in generale nel territorio, come proveniente dalla criminalità organizzata.