È stata istituita la Fondazione Raffaella Carrà ETS per proseguire le iniziative sociali dell'artista. Il figlio adottivo Gian Luca Pelloni Bulzoni ne è presidente e racconta per la prima volta i retroscena della sua adozione, avvenuta poco prima della scomparsa della madre.
La nascita della Fondazione Raffaella Carrà
A quasi cinque anni dalla scomparsa di Raffaella Carrà, avvenuta il 5 luglio 2021, viene presentata oggi, 18 giugno, giorno della sua nascita, la Fondazione Raffaella Carrà Ets. L'ente nasce per portare avanti i progetti sociali cari all'artista. Il figlio adottivo, Gian Luca Pelloni Bulzoni, ne è presidente e ideatore.
Gian Luca Pelloni Bulzoni parla per la prima volta pubblicamente durante la presentazione a Palazzo delle Esposizioni a Roma. Risponde alle domande dei giornalisti e svela i dettagli sulla scelta di Raffaella Carrà di adottarlo.
Presente anche Matteo Pelloni, nipote dell'artista e figlio del fratello di Raffaella, deceduto. Matteo descrive Gian Luca come un fratello, definendo il loro legame ventennale. Sottolinea la generosità e la lealtà di Gian Luca, ritenendolo l'unico in grado di portare avanti il progetto della Fondazione. Per questo motivo, Matteo ha deciso di aderire all'iniziativa.
Il racconto dell'adozione
La conduttrice, nata nel 1943 e scomparsa a 78 anni a causa di un tumore ai polmoni, avrebbe preso la decisione di adottare Gian Luca dopo la scoperta della malattia. L'adozione è avvenuta in un momento delicato.
Gian Luca racconta il suo primo incontro con Raffaella Carrà nel 2001. Fu chiamato per occuparsi della sua sicurezza. Successivamente, Raffaella gli chiese di rimanere al suo fianco come persona di fiducia. Il loro rapporto professionale si è sviluppato gradualmente.
Gian Luca descrive Raffaella Carrà come una grande maestra di vita. Le sue parole sui giovani erano: «Sono come le pietre grezze che possono essere trasformate in diamanti». Lui si sente onorato di averla avuta come guida.
La decisione presa durante il lockdown
Durante il periodo del lockdown, precisamente il 22 aprile 2020, a Raffaella Carrà viene diagnosticata una grave malattia. Il 4 maggio arriva il referto con la diagnosi definitiva. Gian Luca si trovava nel suo ufficio con lei, mentre scriveva.
Le chiese cosa stesse facendo. Raffaella rispose che voleva leggergli il testamento. Gian Luca declinò l'invito, chiedendole di non farlo. Questo accadde di domenica.
Il lunedì seguente, davanti a Sergio Japino, Raffaella chiamò Gian Luca nel suo ufficio. Con tono sereno, annunciò la decisione: «Abbiamo deciso: solo tu sei in grado, conosci tutto di me, le mie abitudini, cosa mi piace, cosa detesto. Devi portare avanti tutte le cose che io ho fatto in tutti questi anni. Ti voglio adottare, ma guarda decidi subito, ora».
Gian Luca ammette di essere stato il primo «diamante grezzo» di Raffaella Carrà. Tra i progetti che gli stanno più a cuore c'è la «Grande mostra Raffaella Carrà. Coraggio, stile di vita e Libertà». L'esposizione debutterà in autunno a Roma, promossa dal Ministero della Cultura e prodotta da Alessandro Nicosia.