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La vertenza Electrolux mostra timidi segnali di apertura, ma i sindacati chiedono investimenti concreti per salvare lo stabilimento di Cerreto d'Esi e i suoi 170 posti di lavoro.

Vertenza Electrolux: tavolo tecnico al ministero

Si sono registrati i primi, flebili segnali di apertura nella complessa vertenza Electrolux. La crisi aziendale prevede 1.700 esuberi complessivi. Per la regione Marche, questo si traduce nella potenziale chiusura dello stabilimento di Cerreto d'Esi, in provincia di Ancona. La chiusura comporterebbe l'esubero di 170 lavoratori diretti. A questi si aggiungono numerosi posti di lavoro nell'indotto. Si è tenuto un secondo incontro presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy a Roma. Il tavolo tecnico ha riunito il management della multinazionale svedese e i rappresentanti sindacali. La discussione è durata circa 3 ore. Erano presenti delegazioni di Fiom, Fim e Uilm, sia a livello nazionale che territoriale. Hanno partecipato anche le RSU degli stabilimenti italiani del gruppo.

Sindacati: apertura generica, servono investimenti

Al termine dell'incontro, le parti sociali hanno diffuso un comunicato congiunto. In esso, si legge che Electrolux ha mostrato una disponibilità di massima. L'azienda si è detta pronta a discutere un nuovo piano industriale. Tuttavia, l'apertura è stata definita generica e del tutto insufficiente. Pierpaolo Pullini, della segreteria Fiom Marche, ha sottolineato un punto cruciale. «Sarà fondamentale che dal prossimo incontro, fissato per il 14 luglio, l'azienda dica con chiarezza come intende garantire la continuità produttiva dello stabilimento di Cerreto d'Esi», ha dichiarato Pullini. Ha ribadito che non esiste una crisi di mercato tale da giustificare la chiusura. L'azienda stessa ha ammesso una contrazione del mercato delle cappe. Questa contrazione è stata del 14% negli ultimi anni. Il plant di Cerreto è stato invece sottoutilizzato per circa il 40%. Le produzioni sono state spostate all'estero.

Proposte per il futuro dello stabilimento

Il sindacalista ha evidenziato la necessità di discutere su come mantenere le produzioni in Italia. Questo riguarda in particolare le cappe prodotte a Cerreto d'Esi. Questo stabilimento è l'unico a rischio di cessazione completa dell'attività. L'unica via percorribile, secondo Pullini, è capire come continuare a produrre cappe a Cerreto. Questo potrebbe avvenire con il supporto della politica. «Magari con qualche importante investimento in nuovi prodotti», ha aggiunto Pullini. Ha sottolineato che tali investimenti mancano da alcuni anni. Il sindacato si dichiara pronto al confronto. L'obiettivo è rendere lo stabilimento sostenibile. «Non ci siamo chiusure e licenziamenti», ha affermato con fermezza. La politica ha dichiarato la propria disponibilità a contribuire. «Adesso è fondamentale che anche Electrolux si sieda per parlare seriamente del futuro del gruppo in Italia», ha concluso Pullini. La palla passa ora all'azienda per proposte concrete.

Domande e Risposte

Cosa sta succedendo alla Electrolux?

La Electrolux sta affrontando una vertenza che prevede la riduzione di 1.700 posti di lavoro a livello nazionale. In particolare, lo stabilimento di Cerreto d'Esi (Ancona) rischia la chiusura, con 170 esuberi diretti.

Qual è la posizione dei sindacati?

I sindacati (Fiom, Fim, Uilm) chiedono all'azienda di presentare un piano industriale concreto che garantisca la continuità produttiva e investimenti in nuovi prodotti. Ritengono che la chiusura non sia giustificata dalla situazione di mercato.

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