Diego Luna presenta il suo film "Ceniza en la boca" alla Festa del Cinema di Roma, sottolineando come ogni migrazione comporti profonde lacerazioni familiari e politiche. L'attore messicano usa il cinema come strumento per generare dialogo ed empatia su temi complessi.
Il cinema come strumento di dialogo
Ogni spostamento forzato porta con sé ferite profonde. Questo aspetto, legato alle famiglie, è stato centrale nel mio nuovo progetto cinematografico. Lo afferma l'attore messicano Diego Luna. È tornato dietro la macchina da presa per dirigere Ceniza en la boca. Il film si ispira all'omonimo romanzo di Brenda Navarro. Dopo il successo a Cannes, l'opera è ora presentata alla Festa del Cinema di Roma.
La narrazione affronta anche esperienze personali. Lo spiega lo stesso interprete di Andor. Durante il suo arrivo all'Auditorium Parco della Musica, ha avuto un assaggio del traffico romano. Ha assistito a un lieve tamponamento. L'incidente non ha causato feriti. Ha riguardato l'auto che precedeva la sua.
Ho perso mia madre molto presto. Avevo solo due anni. Tutta la mia esistenza è stata un percorso. Ho cercato di comprendere la sua assenza. Ho tentato di capire chi fossi a causa di quel vuoto. Questo ha segnato il mio rapporto con mio padre. Ha influenzato il mio lavoro e la mia paternità. È una domanda che mi accompagna costantemente.
Le ragioni profonde dell'emigrazione
La protagonista è Lucila, interpretata da Anna Diaz. È una giovane messicana di ventun anni. Dopo otto anni di lontananza, raggiunge la madre in Spagna. La madre era emigrata da tempo. Lucila è accompagnata dal fratello adolescente, Diego. Questo ricongiungimento è uno sconvolgimento. La ragazza inizia a cercare la sua identità. Deve però confrontarsi con ipocrisie e razzismo. Affronta anche traumi e lutti.
Luna evidenzia un aspetto attuale. La Spagna è oggi una porta d'accesso per l'Europa. Molti latinoamericani scelgono questa via. Si dirigono sempre più a nord. Le politiche statunitensi e le persecuzioni subite dalle comunità latinoamericane negli Stati Uniti sono un fattore. Spingono molti a cercare nuove destinazioni.
Le motivazioni che spingono le persone a emigrare sono tante. Costringono le persone a lasciare la propria terra. È un tema che ci tocca tutti da vicino. È difficile parlare di qualsiasi cosa. Prima o poi, si finisce per collegarla alla migrazione. Non si può spiegare il senso di appartenenza. Bisogna considerare chi ha dovuto emigrare. Non possiamo comprendere le società moderne. Dobbiamo riconoscere la ricchezza che la migrazione ha portato. È un aspetto da tenere sempre presente.
Il cinema contro l'odio e l'ignoranza
La paura nei confronti dei migranti nasce spesso dall'ignoranza. Si può contrastare solo con l'informazione. Serve comprensione e pazienza. Il cinema è lo strumento più efficace a mia disposizione. Lo uso per combattere i discorsi violenti. Contrasto l'odio che si diffonde facilmente. Questi discorsi si autoalimentano come un incendio. Dobbiamo affrontarli. Dobbiamo raccontare storie personali. Storie intime che generano empatia. Devono far riflettere le persone in modo diverso.
I numeri e le statistiche sono spesso insufficienti. Le storie, invece, sono fondamentali. Permettono di capire improvvisamente un legame con gli altri. Per l'attore e regista, il cinema è intrinsecamente politico. È uno strumento importante. Serve a generare riflessione. Aiuta a costruire comunità. Favorisce il dibattito.