Scommesse anomale in Romagna: chieste condanne per 7 anni
Scommesse anomale in Romagna su una partita di calcio greca hanno portato a richieste di condanna per un totale di sette anni. L'indagine ha svelato un presunto tentativo di truffa aggravata e frode sportiva, con vincite bloccate per oltre 300mila euro.
Tentata truffa aggravata: richieste di pena
Il pubblico ministero ha formulato richieste di condanna per un totale di sette anni di reclusione. Queste pene riguardano tre dei quattro imputati nel processo. L'accusa è di tentata truffa aggravata in concorso.
I fatti contestati riguardano la presunta manipolazione di un incontro di Serie B greca. La partita si è svolta tra le squadre Apollon Larissa e Aiginiakos Fc. Gli imputati avrebbero gonfiato artificialmente le percentuali di vincita delle scommesse.
Queste giocate erano state effettuate presso due sale scommesse situate nel Riminese. Le sale sono state tutelate nel procedimento dall'avvocato Enrico Graziosi. L'inchiesta ha messo in luce un meccanismo illecito complesso.
Per un uomo di 38 anni residente a Rimini, difeso dall'avvocato Cesare Brancaleoni, sono stati chiesti due anni e nove mesi di carcere. La sua posizione è considerata particolarmente rilevante dall'accusa.
Altri due imputati, entrambi cittadini albanesi di 69 e 43 anni, assistiti dall'avvocato Stefano Caroli, rischiano due anni e tre mesi e due anni di reclusione, rispettivamente. Le loro presunte responsabilità sono state valutate diversamente.
Il quarto imputato, un 57enne di Rimini, difeso dall'avvocato Francesco Pisciotti, ha visto il pm chiedere l'assoluzione. La sua estraneità alle scommesse anomale è stata ritenuta plausibile.
Frodi sportive: richiesta di assoluzione
Per quanto riguarda l'altro capo d'imputazione, quello di frode sportiva, il pubblico ministero ha richiesto l'assoluzione per tutti e quattro gli imputati. La motivazione risiede nella presunta mancanza di prove sufficienti a sostegno dell'accusa.
Secondo la ricostruzione dell'accusa, gli imputati avrebbero agito in concorso con altre persone non ancora identificate. Il loro presunto obiettivo era offrire o promettere denaro ai partecipanti delle due squadre.
Lo scopo sarebbe stato quello di ottenere un risultato diverso da quello derivante da un corretto svolgimento della competizione. Questo avrebbe alterato l'esito sportivo in modo illecito.
Il Tribunale collegiale ha fissato la prossima udienza per le repliche e la sentenza. L'appuntamento è previsto per l'inizio di giugno. La decisione finale è attesa con interesse.
Blocco di vincite per 314mila euro
L'intera vicenda ha preso avvio a seguito di un flusso anomalo di scommesse. Queste erano concentrate su una partita specifica del campionato di Serie B greca. L'incontro si è svolto il 17 febbraio 2019.
La partita in questione vedeva contrapposte le squadre Apollon Larissa e Aiginiakos Fc. I padroni di casa, Apollon Larissa, hanno vinto l'incontro per 3-2. Un risultato sorprendente, considerando che erano sotto per 0-2 all'intervallo.
Due agenzie di scommesse operanti nel Riminese, una a Rimini e l'altra a Riccione, hanno notato l'anomalia. Hanno deciso di bloccare i pagamenti delle vincite. Hanno inoltre segnalato il match alle autorità competenti.
Le segnalazioni sono state inoltrate alla Guardia di finanza, ai Monopoli di Stato e alla Federazione calcistica greca. L'obiettivo era avviare accertamenti sulla regolarità dell'incontro.
Il risultato esatto della partita, ovvero il 3-2 finale, presentava una quota elevata. Era quotato a 27 a 1. Ciò significa che con una puntata di un euro si potevano vincere 27 euro.
Tuttavia, le indagini hanno rivelato che la partita incriminata faceva parte di un sistema più ampio. Questo sistema includeva altre gare con esiti più scontati e quindi con quotazioni più basse.
Dalle indagini è emerso un dato impressionante. Sono state registrate 191 giocate su quella singola partita in un solo centro scommesse del Riminese. Le sale coinvolte avrebbero dovuto erogare una somma considerevole ai vincitori.
Il montepremi complessivo stimato per le vincite bloccate ammontava a quasi 314mila euro. Una cifra che ha destato sospetti immediati.
Indagini e accuse della Procura
La Procura di Rimini ha avviato un'indagine approfondita. L'ipotesi principale era che gli indagati avessero gonfiato la percentuale di pagamento delle giocate. Questo avrebbe permesso di attrarre un numero elevato di scommettitori.
Secondo le ricostruzioni dei finanzieri, molte di queste scommesse venivano piazzate durante le ore notturne. Erano concentrate anche su altre partite con basse probabilità di vincita, ma con quote potenzialmente remunerative.
L'accusa sostiene che i quattro imputati, con l'aiuto di complici non identificati, avrebbero contattato alcuni giocatori delle due squadre. A questi sarebbero state offerte o promesse somme di denaro.
L'obiettivo di tali contatti sarebbe stato quello di influenzare l'esito della partita. Questo comportamento integra il reato di frode sportiva, secondo la Procura.
Al termine delle indagini preliminari, il sostituto procuratore Paola Bonetti ha chiesto il rinvio a giudizio per gli indagati. Questo ha dato il via al processo che è giunto ora alla fase decisiva, definita metaforicamente il “triplice fischio”.
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