Cronaca

Rimini: processo Pierina, nuove rivelazioni dall'udienza

23 marzo 2026, 13:21 4 min di lettura
Rimini: processo Pierina, nuove rivelazioni dall'udienza Immagine generata con AI Rimini
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La dodicesima udienza del processo per l'omicidio di Pierina Paganelli a Rimini ha visto emergere nuovi dettagli sconvolgenti. Testimoni hanno rivelato presunti riti voodoo, intercettazioni significative e messaggi scambiati tra gli imputati, gettando ulteriore luce sul complesso caso.

Udienza Rimini: le testimonianze chiave

La dodicesima udienza del processo per l'omicidio di Pierina Paganelli si è svolta a Rimini. Il pubblico ministero, Daniele Paci, ha presentato gli ultimi testimoni. Si trattava di due agenti della Squadra Mobile di Rimini. Questi investigatori avevano seguito da vicino le indagini iniziali. Le loro deposizioni hanno aggiunto nuovi tasselli al complesso puzzle del caso.

La prima agente ha raccontato un episodio specifico. Riguardava l'incidente probatorio di Manuela Bianchi. Al termine di quell'incontro formale, la Bianchi avrebbe richiesto carta e penna. Il suo intento era scrivere un biglietto. Questo doveva essere consegnato al giudice per le indagini preliminari. Il biglietto è stato poi ufficialmente depositato agli atti del processo. La sua natura e il contenuto rimangono elementi di grande interesse investigativo.

La seconda agente della Squadra Mobile ha fornito dettagli ancora più inquietanti. Ha parlato di presunti riti voodoo. Questi sarebbero stati commissionati dal 35enne imputato. Le vittime designate di tali pratiche sarebbero state il pubblico ministero Daniele Paci e alcuni investigatori. La testimonianza ha aperto uno scenario inatteso e disturbante.

Questa stessa agente ha poi fatto riferimento a diverse intercettazioni. Queste conversazioni telefoniche sono state meticolosamente annotate durante le indagini. Le parole captate hanno rivelato dinamiche personali e stati d'animo degli indagati. Hanno fornito spunti di riflessione sulla loro effettiva consapevolezza degli eventi.

Intercettazioni: sonno profondo e messaggi d'amore

Tra le intercettazioni più significative, una ha catturato l'attenzione dell'aula. Valeria Bartolucci, parlando con un'amica, ha descritto il suo stato d'animo. Ha usato parole molto forti per descrivere la sua condizione di sonnolenza. Ha affermato testualmente di avere «un sonno così profondo che se mi danno fuoco al letto non me ne renderei conto». Questa frase ha suscitato stupore tra i presenti.

In un'altra conversazione intercettata, la stessa Valeria Bartolucci, che all'epoca era infermiera, parlava con suo marito. La sua voce appariva assonnata. Chiedeva al coniuge dove si trovasse. Voleva sapere perché non l'avesse avvertita della sua uscita di casa. Questo dialogo ha suggerito una possibile disconnessione o una percezione alterata della realtà.

Le intercettazioni hanno anche coinvolto l'altro imputato, Dassilva. In una conversazione, parlando con la sua ex amante, Manuela Bianchi, si riferiva alla moglie. Disse testualmente: «Lei dorme già, è per quello che sono uscito». Questa frase, pronunciata in un contesto di presunta relazione extraconiugale, ha sollevato interrogativi sulla dinamica familiare.

La versione fornita da Manuela Bianchi è stata messa in discussione. Lei aveva sostenuto che suo marito non fosse innamorato di lei. Tuttavia, messaggi inviati da Dassilva all'ex amante sono stati letti in aula. Un pubblico ufficiale li ha presentati. Questi messaggi sembravano contraddire la sua affermazione. Il 35enne senegalese scriveva: «Se tornassi indietro sceglierei altre cento volte te. Loro non ti vogliono, per loro sei solo una serva, mi fa così male».

Questi messaggi sono stati interpretati come prova di un legame profondo. Il legame tra Dassilva e Manuela Bianchi. La difesa potrebbe cercare di contestarne l'interpretazione. La loro lettura ha però rafforzato la tesi del pubblico ministero.

Legame profondo e arresto di Dassilva

Le indagini hanno fatto emergere ulteriori elementi. Questi sembravano confermare un legame intenso tra Dassilva e Manuela Bianchi. Un elemento cruciale è emerso riguardo a un rapporto sessuale. Questo sarebbe avvenuto ad aprile 2024. La data è significativa. È avvenuto mesi dopo la morte di Pierina Paganelli. Questo fatto ha sollevato ulteriori domande sulla relazione tra i due.

Inoltre, Dassilva avrebbe consegnato del denaro a Manuela Bianchi. Questo avvenne a causa dei suoi problemi economici. Questo gesto è stato visto come un ulteriore segno di un legame forte. Un legame che andava oltre la semplice amicizia o una relazione occasionale.

L'agente della Squadra Mobile ha poi ripercorso gli eventi del 16 luglio 2024. Quel giorno, Dassilva venne arrestato. Fu portato in carcere. Le circostanze di quell'arresto sono state descritte.

Al momento dell'arresto, Valeria Bartolucci avrebbe avuto un colloquio con il marito. La donna abbracciò Dassilva. Gli pose una domanda diretta sull'omicidio. Chiese se fosse lui l'assassino di Pierina Paganelli. La risposta di Dassilva fu evasiva. Non negò né confermò esplicitamente. Di fronte a questa risposta ambigua, Valeria Bartolucci avrebbe replicato: «Io so che non l’hai uccisa tu».

Questa frase è stata interpretata in vari modi. Potrebbe indicare una fiducia incrollabile nella sua innocenza. Oppure, potrebbe suggerire una conoscenza più profonda degli eventi. Una conoscenza che lei non ha ancora rivelato completamente. La sua reazione all'arresto del marito rimane un punto interrogativo.

L'udienza si è conclusa con queste deposizioni. Hanno lasciato l'aula con nuovi interrogativi. Le indagini proseguono. L'obiettivo è chiarire definitivamente il ruolo di ciascuno. La verità sull'omicidio di Pierina Paganelli sembra ancora lontana. Ma ogni testimonianza porta un passo più vicini alla soluzione.

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