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Un agente di polizia di Rimini è stato scagionato da accuse di truffa e falso. L'accusa riguardava un presunto doppio lavoro svolto durante periodi di malattia. La difesa ha presentato prove decisive per l'assoluzione.

Poliziotto assolto da accuse di truffa e falso

La Procura di Rimini aveva richiesto una pena di un anno e sei mesi. L'accusa contestava i reati di truffa ai danni dello Stato e falso. L'agente della stradale è stato però prosciolto con formula piena. La decisione è arrivata dal giudice per le udienze preliminari, Raffaele Deflorio. La vicenda ha coinvolto anche la Guardia di Finanza.

Le indagini, coordinate dalle Fiamme Gialle, hanno portato alla luce una presunta attività illecita. L'agente avrebbe usufruito di periodi di malattia. Durante questi periodi, avrebbe svolto un secondo impiego. L'attività contestata era quella di muratore. Questo secondo lavoro si sarebbe protratto per circa 53 giorni. Il periodo di riferimento va dal 2019 al 2021.

L'ammontare del guadagno illecito stimato era di circa 4.800 euro. Questa somma era stata oggetto di sequestro probatorio. Le indagini sono partite da intercettazioni telefoniche. Le conversazioni captate riguardavano altri finanzieri. Questi erano indagati per un'ipotesi di corruzione. Durante le intercettazioni, è emerso il secondo lavoro dell'agente di polizia.

La difesa dimostra l'innocenza dell'agente

L'agente, difeso dall'avvocata Monica Rossi del Foro di Rimini, è oggi in pensione. All'epoca dei fatti, aveva 63 anni. Era stato anche sottoposto a un procedimento disciplinare interno. La sentenza di assoluzione è arrivata con la formula «il fatto non sussiste». Questo significa che i giudici hanno ritenuto insussistente l'elemento materiale del reato.

Durante il dibattimento, la difesa ha presentato prove concrete. Sono stati esibiti certificati medici. Questi provenivano da specialisti ortopedici di rilievo. Le perizie mediche hanno attestato la reale condizione di salute dell'agente. I certificati hanno dimostrato che i 53 giorni contestati non coincidevano con i periodi di malattia.

Inoltre, è emerso un ulteriore elemento a favore dell'agente. Un medico della polizia aveva visitato l'agente. Questo professionista aveva confermato le diagnosi. Le prognosi degli specialisti privati erano state convalidate. La difesa ha quindi smontato l'impianto accusatorio. Le prove mediche hanno escluso la possibilità di un doppio lavoro durante la malattia.

Contesto delle indagini e procedimento disciplinare

L'indagine che ha coinvolto l'agente di polizia è nata da un contesto più ampio. Le intercettazioni telefoniche hanno rivelato l'esistenza di un secondo lavoro. L'attività di muratore era stata segnalata. Questo ha portato all'avvio di indagini specifiche. La somma di 4.800 euro è stata sequestrata. Questo sequestro mirava a garantire il potenziale risarcimento.

Parallelamente al procedimento penale, l'agente aveva affrontato un procedimento disciplinare. Le istituzioni di appartenenza hanno avviato verifiche interne. L'esito del procedimento penale ha avuto un impatto significativo. L'assoluzione per insussistenza del fatto ha rafforzato la posizione dell'agente. La sua carriera, conclusasi con il pensionamento, è stata quindi scagionata da queste accuse.

La vicenda evidenzia l'importanza delle indagini accurate. La difesa ha giocato un ruolo cruciale. La produzione di documentazione medica dettagliata ha permesso di chiarire la situazione. L'agente, dopo anni di servizio, ha ottenuto giustizia. La sua reputazione è stata riabilitata dalle accuse di truffa e falso.

Domande frequenti

Per quali reati era indagato il poliziotto di Rimini? Il poliziotto era indagato per truffa ai danni dello Stato e falso, in relazione a un presunto doppio lavoro svolto durante periodi di malattia.

Perché il poliziotto è stato assolto? L'agente è stato assolto perché il fatto non sussiste. La difesa ha dimostrato, tramite certificati medici specialistici, che i giorni contestati di malattia non coincidevano con i periodi in cui si presumeva svolgesse l'attività di muratore.