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Quattro giovani di Rimini e Riccione affronteranno un processo per aver utilizzato certificati Covid falsi. Due imputati sono stati assolti. Le indagini sono partite nel 2021.

Falsi green pass per eventi e locali

Certificati verdi contraffatti sono stati usati da alcuni giovani. L'obiettivo era accedere a discoteche, ristoranti e partite di calcio. L'uso dei falsi green pass è emerso durante il periodo della pandemia. Le indagini hanno coinvolto diversi residenti tra Rimini e Riccione.

La Procura di Rimini ha contestato il reato di falsità materiale in concorso. Gli imputati avrebbero utilizzato certificati di tampone negativo mai eseguiti. La documentazione proveniva da un poliambulatorio privato del Modenese. La vicenda ha portato sei giovani davanti alla giustizia.

Quattro rinviati a giudizio

La giudice Margherita Brunelli ha deciso il rinvio a giudizio per quattro dei sei giovani coinvolti. Il processo inizierà a settembre. Tra gli imputati ci sono un 24enne di Riccione e sua sorella 30enne. I due sono accusati di aver creato e venduto i falsi green pass. La vendita avveniva tramite il loro profilo Instagram.

Il prezzo di ogni certificato falso era di 10 euro. La sorella, all'epoca minorenne, sarà giudicata separatamente. Un altro 22enne, anch'egli difeso dall'avvocato Piergiorgio Tiraferri, è stato rinviato a giudizio. Questo giovane avrebbe utilizzato il certificato contraffatto.

Anche un suo coetaneo, acquirente del falso green pass, affronterà il processo. La difesa di quest'ultimo è stata curata dall'avvocata Cinzia Bonfantini. Le accuse riguardano l'uso e la diffusione di documenti sanitari non veritieri.

Due assolti perché il fatto non sussiste

Due dei sei giovani sono stati assolti in abbreviato. La giudice ha accolto la tesi difensiva. Per un 23enne di Rimini e un 25enne, la Procura aveva richiesto 6 mesi di condanna. La difesa ha sostenuto che i loro assistiti non fossero a conoscenza della falsità dei certificati ricevuti. Inoltre, non li avrebbero mai utilizzati.

L'avvocato Carlo Alberto Zaina ha difeso il 23enne riminese. Il 25enne è stato assistito dall'avvocato Alessandro Frisoni. La giudice ha dichiarato che il fatto non sussiste per entrambi. La loro posizione è stata ritenuta estranea alla presunta truffa.

Il piano e la pubblicità sui social

I fatti risalgono al 2021, un periodo di forti restrizioni dovute alla pandemia. La necessità di avere il green pass limitava molte attività. Il piano per creare i falsi certificati sarebbe stato ideato da un 23enne di Riccione e sua sorella. La ragazza si sarebbe recata in un poliambulatorio del Modenese per un tampone.

Una volta ottenuto il certificato negativo, questo veniva modificato sullo smartphone. Il nome del titolare veniva alterato. Il piano veniva poi pubblicizzato sui social network, in particolare su Instagram. La smania di vantarsi dell'impresa ha tradito i giovani.

Le indagini dei carabinieri di Riccione hanno portato all'identificazione dei ragazzi. I loro telefoni sono stati sequestrati. Questo ha permesso di ricostruire l'intera vicenda. La diffusione dei falsi green pass ha avuto conseguenze legali per alcuni.

Domande frequenti

Cosa sono i falsi green pass?

I falsi green pass sono certificati sanitari contraffatti. Attestano falsamente l'avvenuta vaccinazione o un tampone negativo. Venivano utilizzati per aggirare le restrizioni anti-Covid.

Quali sono le conseguenze legali per chi usa falsi green pass?

L'uso di falsi green pass è un reato. Può comportare accuse di falsità materiale e truffa. Le pene variano a seconda della gravità del fatto e del ruolo dell'imputato.

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