L'Ordine dei Geologi dell'Emilia-Romagna chiede maggiore flessibilità e correzioni tecniche per il nuovo Piano di Assetto Idrogeologico del bacino del Po. L'obiettivo è migliorare la gestione del rischio idrogeologico e la sicurezza del territorio.
Nuovo piano idrogeologico: le richieste dei geologi
Professionisti del settore geologico hanno recentemente espresso il loro parere sul nuovo Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) relativo al bacino del fiume Po. L'organismo regionale dei geologi ha evidenziato la necessità di un approccio più adattabile nell'implementazione di questo strumento di pianificazione territoriale. La richiesta nasce dall'analisi degli impatti degli eventi alluvionali che hanno colpito l'Emilia-Romagna tra il 2023 e il 2024. Questi eventi hanno esacerbato le condizioni di fragilità preesistenti in molte aree.
Il territorio emiliano-romagnolo ha subito un significativo aumento dei fenomeni di dissesto idrogeologico. Le frane, in particolare, hanno mostrato un incremento preoccupante. Questo incremento è attribuibile a una combinazione di fattori. Tra questi, la vulnerabilità intrinseca delle aree geografiche interessate e l'intensificarsi degli eventi climatici estremi. Questi ultimi sono sempre meno prevedibili e spesso caratterizzati da una notevole violenza distruttiva.
A contribuire al peggioramento della situazione, secondo i geologi, concorre anche l'azione umana. Le trasformazioni del territorio, talvolta non pianificate o eccessivamente intensive, hanno portato a un consumo di suolo che in alcuni casi può essere definito indiscriminato. La mappatura dei fenomeni franosi ha registrato un aumento esponenziale. Si è passati da circa 40.000 frane a quasi 120.000. Una parte considerevole di queste nuove frane si è verificata in zone precedentemente considerate sicure e stabili.
Apprezzamento per il lavoro svolto dall'Autorità di Bacino
Nonostante le criticità emerse, l'Ordine dei Geologi dell'Emilia-Romagna desidera esprimere un generale apprezzamento per l'operato dell'Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po. L'adozione della variante al PAI, avvenuta verso la fine dell'anno precedente, è vista come un passo importante. Questo strumento è considerato un elemento centrale per una pianificazione su vasta scala. Viene riconosciuto il suo valore tecnico-scientifico e la sua importanza per la mitigazione dei rischi.
Il piano riveste un ruolo fondamentale nella comprensione dei complessi fenomeni idraulici e geomorfologici che interessano il territorio. L'approccio adottato suggerisce una potenziale evoluzione positiva nella gestione dei diversi comprensori. Si intravede un passaggio da una logica prevalentemente emergenziale a una cultura della prevenzione più strutturata. La variante PAI Po non si limita a un mero aggiornamento cartografico.
Rappresenta piuttosto un primo, essenziale strumento per avviare un dialogo costruttivo. Questo dialogo è finalizzato a definire interventi futuri e strategie di prevenzione più ampie e coordinate. L'analisi delle componenti tecniche e degli indirizzi contenuti nel documento aggiorna in modo completo il quadro conoscitivo sul dissesto idrogeologico. L'integrazione delle nuove frane emerse dopo le alluvioni lo rende un riferimento strategico.
Questo aggiornamento è cruciale per la pianificazione territoriale e per la messa in sicurezza delle diverse aree. L'analisi territoriale condotta è risultata ampia, articolata e ben strutturata. Ha incluso lo studio di circa 1500 chilometri di corsi d'acqua. Sono state effettuate rilevazioni su 1400 sezioni in 300 punti specifici. Inoltre, è stata impiegata la modellazione idraulica bidimensionale. Questi sforzi congiunti permettono di identificare con maggiore precisione sia le criticità idrauliche e geomorfologiche, sia le zone maggiormente esposte a rischio.
Criticità e richieste di correzione tecnica
Tuttavia, i geologi hanno individuato alcune criticità che potrebbero ostacolare l'efficacia del piano o complicarne l'attuazione. Queste problematiche verranno dettagliatamente esposte nelle osservazioni presentate dall'Ordine. Tra le criticità segnalate figurano locali incongruenze nella cartografia dei dissesti. Si riscontrano anche discrepanze nella loro classificazione e una mancanza di coerenza tra il livello di pericolosità indicato e la normativa applicata.
Un altro aspetto riguarda il criterio utilizzato per valutare l'evoluzione areale dei fenomeni franosi. L'Ordine manifesta un interesse complessivo per il piano, considerandolo un punto di partenza indispensabile per un percorso costruttivo. Ciononostante, auspica fortemente che, per una corretta attuazione, vengano introdotte maggiore flessibilità e coerenza normativa. Sono inoltre ritenute necessarie specifiche correzioni tecniche.
Questi aggiustamenti sono considerati fondamentali per raggiungere pienamente l'obiettivo primario: la riduzione del rischio idrogeologico e una migliore gestione del territorio. La prevenzione, tema centrale del documento, necessita di ulteriori sviluppi. Si auspica l'integrazione con studi specifici per ogni sito locale. Questi studi dovrebbero riguardare la gestione dei reticoli fluviali e dei versanti. È inoltre importante la programmazione di sistemi di allerta efficaci.
Altri interventi auspicati includono la restituzione di spazio ai fiumi, ove possibile. Sono suggerite anche la realizzazione di casse di espansione per controllare le piene. L'adeguamento e la manutenzione degli argini sono altrettanto cruciali. Infine, si considera la potenziale delocalizzazione delle attività e delle abitazioni situate in aree ad altissimo rischio.
La visione del presidente Fabrizio Giorgini
Il presidente dell'Ordine dei Geologi dell'Emilia-Romagna, Fabrizio Giorgini, ha sottolineato la complessità delle sfide. «Siamo ben consapevoli che non esistono soluzioni rapide, né semplici per problematiche così complesse», ha dichiarato. Egli ha però ribadito la convinzione dell'importanza di una pianificazione integrata. Tale pianificazione deve basarsi su dati territoriali costantemente aggiornati, come quelli forniti dalla variante PAI Po.
La visione è quella di interventi più articolati, orientati al medio-lungo periodo. L'obiettivo è incrementare significativamente i livelli di sicurezza per i territori e per le persone che vi risiedono. La collaborazione tra enti, professionisti e cittadini è fondamentale per affrontare efficacemente le sfide legate al rischio idrogeologico. La regione Emilia-Romagna, con la sua conformazione geografica e la sua storia, è particolarmente esposta a questi fenomeni.
La pianificazione idrogeologica è quindi uno strumento vitale. La sua efficacia dipende dalla capacità di adattarsi alle mutevoli condizioni ambientali e alle nuove conoscenze scientifiche. L'intervento dei geologi mira a garantire che questo strumento sia il più possibile efficace e rispondente alle reali esigenze del territorio. L'analisi dei dati raccolti, come quelli relativi alle 120.000 frane censite, fornisce un quadro chiaro della situazione.
La provincia di Rimini, come altre aree della regione, beneficia di questi sforzi di pianificazione. La comprensione dei fenomeni geomorfologici è essenziale per prevenire disastri e proteggere le comunità. L'aggiornamento del Piano di Assetto Idrogeologico è un processo continuo. Richiede un monitoraggio costante e la disponibilità ad apportare le necessarie modifiche tecniche e normative. La collaborazione tra l'Autorità di Bacino e l'Ordine dei Geologi rappresenta un modello positivo di interazione.
La sicurezza del territorio è una priorità assoluta. La gestione del rischio idrogeologico richiede un approccio multidisciplinare. La scienza geologica gioca un ruolo centrale in questo contesto. Le raccomandazioni dell'Ordine dei Geologi mirano a rafforzare ulteriormente questo approccio. La flessibilità normativa e le correzioni tecniche proposte sono volte a ottimizzare l'efficacia del PAI Po. Questo è fondamentale per garantire un futuro più sicuro per le comunità dell'Emilia-Romagna.