I religiosi Marianisti lasceranno il Santuario di Scaldaferro a settembre, dopo oltre trent'anni di presenza. La decisione, legata all'età avanzata e al calo delle vocazioni, genera incertezza tra i fedeli.
Fine di un'era per il santuario
A Scaldaferro si chiude un capitolo importante. I Marianisti, presenti da oltre trent'anni, hanno annunciato la loro partenza dal santuario. Questo evento segna la fine di un'epoca per un luogo di profonda spiritualità. Il santuario è da sempre un punto di riferimento religioso. Molti fedeli e pellegrini lo frequentano regolarmente. La notizia ha generato malcontento. Si diffonde un senso di incertezza tra gli abitanti.
L'annuncio ufficiale è avvenuto durante un incontro. Vi hanno partecipato circa cento fedeli. Monsignor Flavio Marchesini, responsabile vescovile, ha illustrato i piani futuri. Questi rientrano in un più ampio piano di riorganizzazione diocesana. La decisione è stata presa in accordo con il vescovo.
Il valore del santuario e la presenza mariana
Il santuario di Scaldaferro riveste un'importanza notevole. Attrae fedeli anche da fuori regione. È parte integrante di percorsi di pellegrinaggio più estesi. Questo ruolo ha attirato attenzione istituzionale. Ha favorito investimenti significativi. Il suo valore va oltre la sfera spirituale. Comprende anche aspetti culturali e turistici. La presenza dei Marianisti, iniziata nel 1993, ha contribuito alla crescita della comunità locale. Ha profondamente segnato la vita del luogo.
Attualmente, i religiosi presenti sono tre. Si tratta di padre Loris, padre Pierangelo e padre Dino Battiston. Quest'ultimo ricopre anche il ruolo di vice parroco. È una guida spirituale molto stimata. La loro partenza è prevista per la fine di settembre. La motivazione principale è l'età avanzata dei religiosi. Si aggiunge il calo generale delle vocazioni religiose. Al momento, non è prevista l'assegnazione a un nuovo ordine religioso. Si ipotizza che la gestione possa passare al parroco di Pozzoleone, don Dorino Sandin.
Preoccupazione e speranza tra i fedeli
Tra i fedeli serpeggia un evidente malessere. Molti esprimono amarezza e delusione. «La situazione è pesante», racconta una parrocchiana. «È una notizia che lascia amarezza. Qui a Scaldaferro c'è una comunità viva, con tanta fede». La preoccupazione per il futuro è palpabile. L'ipotesi di nuovi assetti e la perdita di figure di riferimento consolidate. Questo rischia di incrinare un equilibrio faticosamente costruito negli anni. Il timore più grande è la dispersione del patrimonio spirituale e comunitario.
Tuttavia, non mancano voci più caute. Alcuni invitano ad attendere gli sviluppi. «Sarà importante capire come si evolverà la nuova organizzazione», sottolinea un parrocchiano. Evidenzia la necessità di trovare un nuovo equilibrio. Dal punto di vista organizzativo, parte della vita parrocchiale è già condivisa con Pozzoleone. L'unità pastorale gestisce congiuntamente catechismo, comunioni e cresime. Il santuario mantiene comunque una sua specificità. Questa è legata alla dimensione spirituale e devozionale.
Verso una nuova fase di gestione
Per fornire chiarimenti sui prossimi passi, è stato fissato un nuovo incontro. Si terrà martedì a Pozzoleone. Saranno presentate le decisioni relative alla gestione futura del santuario. Questa inizierà a partire da settembre. Si apre un passaggio delicato per la comunità. La sua storia è segnata da figure di grande spessore. Tra queste, don Giulio Dall’Olmo, ancora ricordato per la sua visione e le opere realizzate. Ha contribuito significativamente al progresso del paese.
Il sindaco di Pozzoleone, Edoardo Tomasetto, ha manifestato rammarico per la partenza dei religiosi. Ha ringraziato per l'impegno e la dedizione dimostrati. «Hanno contribuito a rendere il santuario un motivo di orgoglio per tutta la comunità», ha dichiarato. Ha inoltre rivolto un augurio di buon lavoro a don Dorino. Sarà lui a guidare questa nuova fase. Tra gratitudine per il passato e incertezza per il futuro, Scaldaferro si prepara a voltare pagina. La consapevolezza è che il santuario rappresenta molto più di un luogo di culto. È parte integrante dell'identità della comunità.