Politica

Vitalizi: politica lucana frena referendum, comitato protesta

15 marzo 2026, 20:33 2 min di lettura
Vitalizi: politica lucana frena referendum, comitato protesta Immagine da Wikimedia Commons Potenza
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Referendum vitalizi bloccato in Basilicata

La politica lucana sembra aver posto un freno alla possibilità di un referendum abrogativo sui vitalizi. A distanza di due mesi dalla presentazione del quesito, il Comitato promotore denuncia un «silenzio assordante» da parte della Consulta per le garanzie statutarie. La situazione viene descritta come un vero e proprio blocco delle istanze democratiche.

Il Consiglio regionale della Basilicata è accusato di aver completato un lavoro di insabbiamento, rimandando continuamente l'approvazione di una legge sulla partecipazione. Questo atteggiamento viene interpretato come un sabotaggio della dialettica democratica e una negazione del diritto dei cittadini lucani di partecipare attivamente alla vita politica della regione.

Critiche all'ostruzionismo politico

Il Comitato promotore esprime forte disappunto per l'atteggiamento ostruzionistico della maggioranza di centrodestra. La promessa di una legge sulla partecipazione, mai concretizzata, viene vista come uno strumento per «sequestrare il dibattito» e impedire l'esercizio di diritti fondamentali.

Viene inoltre criticato il comportamento della Consulta per le garanzie statutarie, definita un organo amministrativo di garanzia che, attraverso un «comodo rimedio del mutismo», starebbe negando ai lucani l'accesso al referendum, previsto dalla legge 40/1980. L'attesa per una risposta concreta si prolunga senza giustificazioni.

Appello alla mobilitazione civica

In attesa di conoscere le valutazioni della magistratura contabile sulla presunta «invarianza finanziaria» della legge sui vitalizi, il Comitato promotore annuncia un allargamento della mobilitazione. L'obiettivo è coinvolgere il mondo associativo per rivendicare una politica diversa, che metta al primo posto i bisogni dei cittadini anziché i privilegi degli amministratori.

Di fronte a quella che viene definita una «gravissima sospensione della democrazia», causata anche dal silenzio dell'intero Consiglio regionale, la risposta auspicata è un impegno collettivo. Si auspica l'avvio di una nuova stagione di rivendicazioni civili volte a ripristinare pienamente la partecipazione democratica nella regione.

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