Cronaca

Smart Paper, sindacati critici con Bardi: "Vergogna istituzionale"

20 marzo 2026, 09:47 6 min di lettura
Smart Paper, sindacati critici con Bardi: "Vergogna istituzionale" Immagine da Wikimedia Commons Potenza
AD: article-top (horizontal)

La vertenza Smart Paper in Basilicata si intensifica. Dopo l'incontro tra il Presidente della Regione, Vito Bardi, e il Prefetto, i sindacati Fim, Fiom, Uilm e Fismic denunciano una "vergogna istituzionale" e un "ricatto" ai danni di 320 famiglie.

Bardi incontra il Prefetto sulla vertenza Smart Paper

Il Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ha comunicato di aver incontrato il Prefetto. L'incontro è avvenuto in seguito alle indicazioni della III Commissione regionale. La riunione riguardava la complessa vertenza che coinvolge la società Smart Paper. Bardi ha espresso la sua vicinanza ai lavoratori e alle loro famiglie. Ha auspicato un rapido accordo tra le parti. La Regione continuerà a monitorare la situazione. Questa dichiarazione è stata diffusa tramite una nota ufficiale alla stampa.

Il Presidente ha sottolineato l'importanza di una risoluzione celere. La sua amministrazione si dichiara impegnata nel seguire gli sviluppi. L'obiettivo è trovare una soluzione equa per tutti. La nota mira a rassicurare i lavoratori coinvolti nella vertenza. La situazione è delicata e richiede attenzione costante. La Regione si pone come mediatore attivo.

Sindacati: "Nota di Bardi umiliante e offensiva"

La risposta dei sindacati Fim, Fiom, Uilm e Fismic non si è fatta attendere. Hanno definito la nota del Presidente Bardi come un "punto più basso della rappresentanza istituzionale". La loro critica va oltre la semplice assenza fisica. Lamentano una mancanza di confronto concreto. Hanno cercato più volte un dialogo, senza successo. Il Presidente è sempre apparso "impegnato altrove", lontano dai problemi reali. Questa assenza è considerata politica e morale.

La comunicazione diffusa da Bardi è stata giudicata "umiliante, vergognosa e offensiva". I sindacati attendevano un segnale forte. Le centinaia di lavoratori riuniti in assemblea speravano in una presa di posizione chiara. Si aspettavano la convocazione di un tavolo tecnico. Questo era stato indicato dalla III Commissione Attività Produttive della Regione. La commissione aveva dato un mandato preciso. La nota di Bardi non fornisce risposte concrete. Non chiarisce nemmeno la natura dell'incontro con il Prefetto.

I rappresentanti dei lavoratori dubitano persino della reale avvenenza dell'incontro. Non è chiaro se sia stato formale o una semplice telefonata. La dichiarazione di Bardi è percepita come "vuota". Rappresenta una "svalorizzazione totale" di una comunità. Coinvolge un territorio e una vertenza che riguarda 320 famiglie. La situazione è descritta come un "ricatto vero e proprio".

Il ricatto di Enel e Smartp@per: 350 euro in meno

Il ricatto è attribuito a Enel e Smartp@per. Le aziende Accenture e Datacontact agiscono come "braccia operative". La loro logica punta a "smembrare e svendere il lavoro in Basilicata". Questo ricatto si traduce in una riduzione salariale significativa. I lavoratori perderanno oltre 350 euro al mese. Gli stipendi attuali si aggirano intorno ai 1.200-1.300 euro. Viene imposto un "aut aut inaccettabile": accettare il taglio o perdere il posto di lavoro.

I sindacati contestano questa dinamica. Non la definiscono "mercato" o "riorganizzazione". La descrivono come un meccanismo che "calpesta la dignità delle persone". Emerge un dato ancora più grave: la politica regionale, e il suo Presidente, non hanno la forza di convocare la committenza. Non hanno il coraggio di mettere Enel di fronte alle proprie responsabilità. Questo accade perché il territorio è stato "svenduto". Si sono scelti "altri interessi". È stato costruito un "sistema che guarda alle poltrone, alle future candidature, agli equilibri di potere".

Mentre questo accade, i lavoratori sono "lasciati soli sotto la pioggia, al freddo, per giorni". Molte donne sono costrette a presidi lontano dalle proprie famiglie. È inaccettabile che a questi lavoratori vengano sottratti oltre 350 euro mensili. La politica, invece, continua a garantirsi stipendi e privilegi che superano i 10.000 euro mensili. Questa distanza non è solo economica, ma profondamente morale. Sta allontanando le comunità dalla politica.

Richiesta di un tavolo tecnico e accuse all'Assessore Cupparo

I sindacati hanno protocollato richieste. Si sono rivolti all'Ispettorato del Lavoro e alla Prefettura. Hanno esposto le loro ragioni. Sperano che il Prefetto ascolti la comunità. Chiedono la convocazione di un tavolo tecnico serio. Non è accettabile che il costo di una gara venga scaricato sui lavoratori. Soprattutto quando la committenza è pubblica e gli utili sono milionari. I lavoratori sono costretti persino ad "autotassarsi per continuare a lavorare".

Ciò che sta accadendo è gravissimo. Rischia di creare un "precedente pericoloso" nel sistema degli appalti. Si basa sul "dumping salariale" e sul "ricatto occupazionale". Molte donne sono colpite da questa situazione. Vengono lasciate sole in questa battaglia. I sindacati rispondono anche all'Assessore Cupparo. Pur riconoscendo il suo impegno, non accettano la narrazione che "sono stati salvati i posti di lavoro".

I posti di lavoro sono stati salvaguardati, come previsto dalla clausola sociale. La continuità occupazionale e la sede di lavoro sono state mantenute. Ma, secondo i sindacati, non è stata salvaguardata la "dignità dei lavoratori". Questi perderanno oltre 350 euro al mese per tutta la loro vita lavorativa. Una perdita "strutturale" che nessuno restituirà. Le famiglie vivono di salario dignitoso, non di dichiarazioni o slogan. Non può passare il principio che una comunità debba scegliere tra lavoro e dignità.

Appello finale: tavolo serio per salario e dignità

Se oggi si accetta un taglio del salario, cosa verrà chiesto domani? Un passaggio da full time a part time? O la riduzione del numero di lavoratori da 300 a 100? E si continuerà a dire che si è "salvato qualcosa"? I sindacati affermano che non funziona così. Chi ha costruito questa gara al ribasso, chi ha omesso il costo reale del lavoro, chi ha scaricato sui lavoratori il peso dell'operazione, deve assumersi le proprie responsabilità. Queste responsabilità devono essere portate a un "tavolo vero".

Il tavolo deve coinvolgere la committenza e tutti i soggetti interessati. Per questo, i sindacati chiedono con forza al Presidente Bardi, all'Assessore Cupparo e al Prefetto: "convocare immediatamente un tavolo serio". Questo tavolo deve mettere al centro la tutela del salario, della dignità e del lavoro. Al Presidente Bardi ribadiscono che "non bastano parole vuote". Non bastano "comunicati di circostanza".

O si ha il coraggio di difendere i lavoratori e convocare la committenza, oppure si è parte di un sistema che "sta distruggendo lavoro e dignità". I sindacati non intendono mollare. Affermano che la forza e la dignità delle 320 famiglie sono "infinitamente superiori" a questa politica. La politica attuale si dimostra "debole, distante e incapace". I sindacati annunciano la loro presenza "sotto la Regione, davanti alla Prefettura, nelle sedi istituzionali e nei tribunali". L'obiettivo è "smascherare questo ignobile ricatto" e difendere "fino in fondo il valore del lavoro e delle persone".

AD: article-bottom (horizontal)