Sindacati lucani denunciano una drastica riduzione salariale per i lavoratori Smart Paper a Potenza. La cifra media di 350 euro al mese non è un sacrificio temporaneo, ma un taglio strutturale. Richiesta di riconvocare ENEL al tavolo negoziale.
Sindacati: "Salvataggio posti di lavoro" non risolve vertenza
Le sigle sindacali FIM, FIOM, UILM e FISMIC Basilicata hanno rilasciato un comunicato stampa. Sottolineano che affrontare la politica frontalmente non è il loro obiettivo primario. Tuttavia, sentono il dovere di esprimere la verità senza cercare scorciatoie. Non si possono raccontare ai lavoratori versioni edulcorate della realtà. La vertenza Smart Paper non può essere considerata risolta. Affermare che i posti di lavoro siano stati semplicemente «salvati» non corrisponde alla verità dei fatti.
Hanno riconosciuto l'impegno dell'assessore Cupparo. Questo impegno è stato espresso anche in comunicati precedenti. Dispiace constatare che questa parte del loro ragionamento sia stata ignorata. Non possono accettare che una vertenza così pesante venga presentata come chiusa. La situazione rimane aperta e gravosa sul piano sociale ed economico.
Se la vertenza fosse davvero risolta, bisognerebbe spiegare le ragioni. Perché i lavoratori hanno dovuto presidiare le piazze per giorni? Perché hanno vissuto notti di angoscia e preoccupazione? Perché ancora oggi si sentono sotto ricatto? Devono decidere in poche ore se accettare contratti che peggiorano la loro condizione economica. Le prospettive di vita sono compromesse da queste decisioni.
Taglio stipendi: impatto strutturale sui lavoratori
Il punto cruciale della questione è chiaro. Non si tratta di un semplice passaggio occupazionale. Le condizioni economiche dei lavoratori sono state gravemente compromesse. Non si parla di modifiche marginali o temporanee. Si tratta di cambiamenti strutturali che avranno un impatto duraturo. Questo impatto si ripercuoterà sul salario e sulla dignità delle persone coinvolte. I sindacati respingono con forza l'idea che i lavoratori manterranno lo stesso stipendio. Questa affermazione non è veritiera. Chi ha partecipato ai tavoli negoziali sa bene cosa significa assorbire quote di salario. Si sa che il trattamento economico complessivo peggiora.
Questa non è una lettura politica della situazione. È la realtà concreta che i lavoratori vivono quotidianamente. A tutto questo si aggiunge un elemento fondamentale. Questo elemento non può essere nascosto o banalizzato: il salario. Vengono presentati numeri chiari per illustrare la gravità della situazione. L'età media dei lavoratori coinvolti è di circa 45 anni. L'età pensionabile attuale si aggira intorno ai 68 anni.
Da questi dati deriva un calcolo semplice. Ci sono ancora 23 anni di lavoro davanti per ogni lavoratore (68 anni di pensione - 45 anni di età media). Questa è una stima prudenziale. Si sa bene che l'età pensionabile è destinata ad aumentare nel tempo. Se oggi si accetta una riduzione media di 350 euro al mese, non si tratta di un sacrificio temporaneo. È un taglio strutturale che accompagnerà i lavoratori per tutta la loro vita lavorativa.
Calcolo impatto economico: quasi 100.000 euro in meno per lavoratore
Viene effettuato un semplice calcolo per quantificare l'impatto economico. 23 anni moltiplicati per 12 mesi equivalgono a 276 mesi. Questi 276 mesi, moltiplicati per la riduzione media di 350 euro al mese, portano a una cifra impressionante. Si parla di 96.600 euro in meno per ogni singolo lavoratore. Questo dato è destinato a crescere ulteriormente.
Si tratta di quasi 100.000 euro sottratti a ogni lavoratore nel corso della sua carriera. Questo calcolo non considera le conseguenze indirette. Ci saranno meno contributi versati. Ci saranno meno maggiorazioni. Il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) sarà più basso. La pensione futura risulterà significativamente ridotta. Questa è la cruda realtà che i lavoratori si trovano ad affrontare.
La domanda che i sindacati rivolgono direttamente al Presidente Bardi, all'assessore Cupparo e a tutta la politica lucana è chiara. Hanno davvero compreso cosa significhi «assorbire il salario»? Non si sta discutendo di numeri astratti. Si sta parlando della vita delle persone. Si considerano le famiglie e il futuro economico di un intero territorio. Non si vuole alimentare uno scontro sterile, ma non si può accettare una narrazione che non corrisponde ai fatti concreti.
Richiesta di riconvocare ENEL al tavolo negoziale
I lavoratori non hanno alcuna responsabilità in questa vicenda. Sono stati scaricati dentro un meccanismo costruito male fin dall'inizio. Il costo del lavoro è stato sottostimato, aggirato o trattato in modo incompatibile con la tutela salariale e occupazionale. Oggi, il prezzo di questi errori si vuole far pagare a chi lavora. Per questo motivo, viene rivolta una richiesta chiara e concreta alla politica regionale. Si chiede al Presidente Bardi, all'assessore Cupparo, al Prefetto e a tutte le istituzioni coinvolte di agire.
È ancora possibile riconvocare ENEL al tavolo negoziale, fisicamente? Si chiede di verificare fino in fondo se esistono margini reali di mediazione. Una mediazione vera deve essere cercata fino all'ultimo momento. Questo è particolarmente vero quando in gioco non ci sono numeri astratti, ma la vita, il reddito e la dignità di decine di famiglie. I sindacati avevano già avanzato una proposta di mediazione. Era una proposta già pesante, che comportava sacrifici per i lavoratori.
Di fronte a quanto sta accadendo, è evidente che non si può far passare tutto questo come un equilibrio accettabile. Non avrebbe senso e, soprattutto, non sarebbe giusto nei confronti dei lavoratori. C'è bisogno di un'assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori coinvolti. I sindacati confermano la loro disponibilità, come hanno sempre fatto. Non si sono mai sottratti e non lo faranno oggi. Chiedono con altrettanta chiarezza che anche la politica faccia fino in fondo la propria parte.
Si chiede di convocare ENEL, richiamare tutti alle proprie responsabilità e provare a costruire una soluzione. Una soluzione che non scarichi sui lavoratori l'intero costo di questa vertenza. La loro non è una battaglia di bandiera. Non è una semplice polemica sindacale. È una questione di giustizia sociale. I sindacati attendono un segnale concreto. Attendono una convocazione seria. Aspettano che la politica lucana, a partire dal Presidente Bardi, si assuma pienamente la responsabilità di convocare fisicamente ENEL al tavolo. È lì che si può e si deve provare a risolvere davvero questa vertenza.
Appello al Presidente Bardi: un passo in più per la giustizia sociale
Questa richiesta viene fatta anche alla luce delle parole dell'assessore Cupparo. Egli ha affermato di essersi «spinto ben oltre le proprie prerogative e funzioni istituzionali» per tutelare i lavoratori. Se questo è vero, allora oggi qualcuno deve fare un passo in più. È il momento che il Presidente Bardi utilizzi pienamente le proprie prerogative e i propri canali istituzionali. Deve agire con autorevolezza per chiamare ENEL alle proprie responsabilità. Questa vertenza non può chiudersi in questo modo. I lavoratori meritano una soluzione vera, non una resa.
I sindacati sono pronti, come sempre, a fare la loro parte. Ora tocca anche alla politica dimostrare di voler fare fino in fondo la propria. Si attende nelle prossime ore un incontro. Non si vorrebbe essere costretti a ritornare in piazza per manifestare il proprio dissenso. La speranza è che la politica intervenga concretamente per trovare una soluzione equa e sostenibile per tutti i lavoratori coinvolti nella vertenza Smart Paper.