Cronaca

Potenza, Smart Paper: sindacati denunciano taglio stipendi

22 marzo 2026, 18:09 6 min di lettura
Potenza, Smart Paper: sindacati denunciano taglio stipendi Immagine generata con AI Potenza
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Sindacati FIM-FIOM-UILM-FISMIC Basilicata denunciano tagli salariali per i lavoratori Smart Paper a Potenza. Richiedono una nuova convocazione di ENEL per cercare una soluzione equa.

Vertenza Smart Paper: sindacati smentiscono risoluzione

Le organizzazioni sindacali FIM, FIOM, UILM e FISMIC Basilicata hanno rilasciato un comunicato stampa. Smentiscono fermamente l'idea che la vertenza Smart Paper sia conclusa. Non credono che lo scontro sterile con la politica sia la soluzione. Il loro obiettivo non è creare conflitti inutili. Vogliono però affermare la verità con coraggio. Non cercano scorciatoie o alibi per giustificarsi. Non vogliono lavarsi la coscienza con capri espiatori.

Affermano con chiarezza che non si può ingannare i lavoratori. Non è vero che la vertenza Smart Paper sia stata risolta. Non è corretto dire che siano stati semplicemente «salvati i posti di lavoro». La realtà è ben diversa e più complessa. I sindacati riconoscono l'impegno dell'assessore Cupparo. Lo hanno fatto pubblicamente, anche in comunicati recenti. Hanno apprezzato la sua dedizione nella gestione della vertenza. Purtroppo, notano con dispiacere che questa parte del loro pensiero è stata ignorata. Non possono accettare che una situazione così grave venga presentata come chiusa.

La vertenza Smart Paper resta aperta. Ha un peso sociale ed economico enorme. Se tutto fosse davvero risolto, bisognerebbe spiegare molte cose. Perché i lavoratori hanno dovuto presidiare le piazze per giorni? Perché hanno vissuto notti di angoscia e preoccupazione? Perché ancora oggi si sentono sotto ricatto? Sono costretti a decidere in poche ore se accettare contratti che peggiorano la loro vita. La loro condizione economica e le prospettive future sono seriamente compromesse.

Taglio stipendi Smart Paper: impatto economico devastante

Il punto cruciale della questione non è un semplice passaggio occupazionale. Sono state compromesse le condizioni economiche dei lavoratori. Non si tratta di modifiche marginali o temporanee. Si parla di cambiamenti strutturali. Questi avranno un impatto duraturo sul salario e sulla dignità delle persone. I sindacati respingono con forza l'idea che i lavoratori manterranno lo stesso stipendio. Non è assolutamente vero. Chi ha partecipato ai tavoli negoziali sa bene cosa significa assorbire quote di salario. Sa che il trattamento economico complessivo peggiora notevolmente.

Questa non è un'interpretazione politica. È la realtà concreta che i lavoratori vivono quotidianamente. A questo si aggiunge un elemento fondamentale. Non può essere nascosto o banalizzato: il salario. I sindacati presentano numeri chiari per illustrare la gravità della situazione. L'età media dei lavoratori coinvolti è di circa 45 anni. L'età pensionabile attuale si aggira intorno ai 68 anni. Questo dato porta a una semplice conclusione: ci sono ancora 23 anni di lavoro davanti per ciascun lavoratore (68 - 45 = 23). Si tratta di una stima prudenziale. L'età pensionabile è destinata ad aumentare in futuro.

Se oggi si accetta una riduzione media di 350 euro al mese, non è un sacrificio temporaneo. È un taglio strutturale. Questo taglio accompagnerà i lavoratori per tutta la loro vita lavorativa. I sindacati propongono un calcolo semplice per evidenziare l'entità del danno. 23 anni moltiplicati per 12 mesi equivalgono a 276 mesi. Moltiplicando i mesi per la riduzione mensile: 276 mesi x 350 euro = 96.600 euro in meno. Si tratta di quasi 100.000 euro sottratti a ogni singolo lavoratore. Questo calcolo non considera le conseguenze indirette. Ci saranno meno contributi versati, meno maggiorazioni, meno TFR e una pensione futura più bassa. Questa è la cruda realtà.

Richiesta alle istituzioni: riconvocare ENEL

Di fronte a questa situazione, i sindacati pongono una domanda diretta. La rivolgono al Presidente Bardi, all'assessore Cupparo e a tutta la politica lucana. Chiedono se abbiano davvero chiaro cosa significhi «assorbire il salario». Non si tratta di numeri astratti. Si parla della vita delle persone, delle famiglie e del futuro economico di un intero territorio. I sindacati non vogliono alimentare un muro contro muro. Non possono accettare una narrazione che non corrisponde ai fatti concreti.

La verità è che i lavoratori non hanno alcuna responsabilità in questa vicenda. Sono stati scaricati in un meccanismo mal concepito fin dall'inizio. Il costo del lavoro è stato sottostimato, aggirato o gestito in modo incompatibile con la tutela salariale e occupazionale. Oggi, il prezzo di questi errori si vuole far pagare a chi lavora. Per questo, i sindacati lanciano una richiesta chiara e concreta alla politica regionale. Si rivolgono al Presidente Bardi, all'assessore Cupparo, al Prefetto e a tutte le istituzioni coinvolte. Chiedono se sia ancora possibile riconvocare ENEL al tavolo negoziale. Vogliono verificare se esistono margini reali di mediazione. Una mediazione vera va cercata fino all'ultimo.

Questo è particolarmente vero quando in gioco non ci sono numeri astratti. Si tratta della vita, del reddito e della dignità di decine di famiglie. I sindacati avevano già avanzato una proposta di mediazione. Era una proposta pesante, che comportava sacrifici per i lavoratori. Di fronte a quanto sta accadendo, è evidente che non si può far passare tutto questo come un equilibrio accettabile. Non avrebbe senso e, soprattutto, non sarebbe giusto. C'è bisogno di un'assunzione di responsabilità da parte di tutti. I sindacati ci sono, come sempre. Non si sono mai sottratti e non lo faranno oggi. Chiedono con altrettanta chiarezza che anche la politica faccia fino in fondo la propria parte.

Appello alla politica: una soluzione giusta per i lavoratori

I sindacati chiedono alla politica di convocare ENEL. Vogliono che tutti vengano richiamati alle proprie responsabilità. L'obiettivo è provare a costruire una soluzione. Una soluzione che non scarichi sui lavoratori l'intero costo di questa vertenza. La loro non è una battaglia di bandiera. Non è una semplice polemica sindacale. È una questione di giustizia sociale. Attendono un segnale concreto. Aspettano una convocazione reale. Vogliono che la politica lucana, a partire dal Presidente Bardi, si assuma pienamente la responsabilità di convocare fisicamente ENEL al tavolo. È lì che si può e si deve provare a risolvere davvero questa vertenza.

Questo appello viene lanciato anche alla luce delle parole dell'assessore Cupparo. Egli ha affermato di essersi «spinto ben oltre le proprie prerogative e funzioni istituzionali» per tutelare i lavoratori. Se questo è vero, allora oggi qualcuno deve fare un passo in più. È il momento che il Presidente Bardi utilizzi pienamente le proprie prerogative e i propri canali istituzionali. Deve farlo con autorevolezza, per chiamare ENEL alle proprie responsabilità. Questa vertenza non può chiudersi in questo modo. I lavoratori meritano una soluzione vera, non una resa.

I sindacati sono pronti, come sempre, a fare la loro parte. Ora tocca anche alla politica dimostrare di voler fare fino in fondo la propria. Attendono nelle prossime ore un incontro. Lo attendono con speranza. Non vorrebbero dover tornare in piazza per manifestare il loro dissenso. La loro richiesta è chiara: una soluzione che rispetti la dignità e il futuro dei lavoratori Smart Paper di Potenza.

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