Cronaca

Potenza, sindacati: "Taglio stipendi Smart Paper non è sacrificio"

22 marzo 2026, 22:08 5 min di lettura
Potenza, sindacati: "Taglio stipendi Smart Paper non è sacrificio" Immagine da Wikimedia Commons Potenza
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Sindacati denunciano un taglio permanente degli stipendi per i lavoratori Smart Paper a Potenza. Chiedono un intervento immediato della politica regionale per evitare ulteriori peggioramenti economici e sociali.

Vertenza Smart Paper: sindacati denunciano taglio stipendi

Le organizzazioni sindacali FIM, FIOM, UILM e FISMIC Basilicata hanno rilasciato un comunicato stampa congiunto. Affermano che la vertenza Smart Paper non è affatto risolta. Sottolineano che non si può parlare di salvataggio dei posti di lavoro in questi termini.

I sindacati respingono l'idea di uno scontro sterile con la politica. Tuttavia, sentono il dovere di esprimere la verità. Non cercano scorciatoie o alibi. Non vogliono capri espiatori per la situazione attuale.

La loro essenza non è questa. Dicono chiaramente che non è vero che la vertenza Smart Paper sia stata risolta. Non è corretto affermare che i posti di lavoro siano stati semplicemente salvati.

Impegno assessore Cupparo e critiche alla politica

Le sigle sindacali hanno pubblicamente riconosciuto l'impegno dell'assessore Cupparo. Hanno apprezzato il suo sforzo nella gestione della vertenza Smart Paper. Si rammaricano che questa parte del loro riconoscimento sia stata ignorata.

Tuttavia, non possono accettare che una vicenda così pesante venga presentata come chiusa. La situazione rimane aperta e critica sul piano sociale ed economico.

Se tutto fosse davvero risolto, ci si dovrebbe chiedere il motivo. Perché i lavoratori hanno dovuto presidiare le piazze per giorni? Perché hanno vissuto notti di angoscia?

Condizioni economiche dei lavoratori peggiorate

I lavoratori si trovano ancora sotto ricatto. Sono costretti a decidere in poche ore. Devono sottoscrivere contratti che peggiorano la loro condizione economica. Le prospettive di vita sono compromesse.

Questo è il punto cruciale della questione. Non si tratta di un semplice passaggio occupazionale. Le condizioni economiche dei lavoratori sono state stravolte.

Non si parla di modifiche marginali o temporanee. Si tratta di cambiamenti strutturali. Questi avranno un impatto duraturo sul salario e sulla dignità delle persone.

Taglio stipendi: numeri e conseguenze

I sindacati respingono con forza l'idea che i lavoratori manterranno lo stesso salario. Non è vero. Chi ha partecipato ai tavoli sa bene cosa significa assorbire quote di salario. Si peggiora complessivamente il trattamento economico.

Questa non è un'interpretazione politica. È la realtà concreta che i lavoratori vivono quotidianamente. A questo si aggiunge un elemento non trascurabile: il salario.

Parliamo con numeri precisi. L'età media dei lavoratori coinvolti è di circa 45 anni. L'età pensionabile attuale si aggira sui 68 anni.

Ne deriva un calcolo semplice: 68 anni (pensione) meno 45 anni (età media) equivalgono a 23 anni di lavoro ancora da svolgere. Questa è una stima prudente, poiché l'età pensionabile è destinata ad aumentare.

Impatto economico del taglio salariale

Se oggi si accetta una riduzione media di 350 euro al mese, non si tratta di un sacrificio temporaneo. È un taglio strutturale. Accompagnerà i lavoratori per tutta la loro vita lavorativa.

Facciamo un rapido calcolo. 23 anni moltiplicati per 12 mesi fanno 276 mesi. Questi 276 mesi moltiplicati per 350 euro equivalgono a 96.600 euro in meno.

Si parla di quasi 100.000 euro sottratti a ogni singolo lavoratore. Questo senza considerare le conseguenze indirette: minori contributi versati, meno maggiorazioni, TFR ridotto e una pensione futura più bassa.

Richiesta alle istituzioni lucane

La domanda è chiara e diretta al Presidente Bardi, all'assessore Cupparo e a tutta la politica lucana. Hanno davvero compreso cosa significa «assorbire il salario»?

Non si discute di numeri astratti. Si parla della vita delle persone, delle famiglie, del futuro economico di un intero territorio.

I sindacati non vogliono alimentare uno scontro. Ma non possono accettare una narrazione che non corrisponde ai fatti. I lavoratori non hanno alcuna responsabilità in questa vicenda.

Meccanismo viziato e costo scaricato sui lavoratori

Sono stati scaricati in un meccanismo mal costruito fin dall'inizio. Il costo del lavoro è stato sottostimato, aggirato o trattato in modo incompatibile con la tutela salariale e occupazionale.

Oggi, il prezzo di tutto questo si vuole far pagare a chi lavora. Per questo, viene rivolta una richiesta chiara e concreta alla politica regionale, al Presidente Bardi, all'assessore Cupparo, al Prefetto e a tutte le istituzioni coinvolte.

È ancora possibile riconvocare ENEL al tavolo? Si possono verificare margini reali di mediazione? Una mediazione vera va cercata fino all'ultimo.

Appello per una mediazione reale

Soprattutto quando in gioco non ci sono numeri astratti, ma la vita, il reddito e la dignità di decine di famiglie. I sindacati avevano già avanzato una proposta di mediazione. Era una proposta pesante, che comportava sacrifici per i lavoratori.

Di fronte a quanto sta accadendo, è evidente che non si può far passare tutto questo come un equilibrio accettabile. Non avrebbe senso e non sarebbe giusto.

C'è bisogno di un'assunzione di responsabilità da parte di tutti. I sindacati ci sono e ci sono sempre stati. Non si sono mai sottratti e non lo faranno oggi.

Richiesta di intervento politico concreto

Chiedono con altrettanta chiarezza che anche la politica faccia fino in fondo la propria parte. Convocare ENEL, richiamare tutti alle proprie responsabilità. Provare a costruire una soluzione che non scarichi sui lavoratori l'intero costo di questa vertenza.

Non è una battaglia di bandiera. Non è una polemica sindacale. È una questione di giustizia sociale. Si attende un segnale concreto.

Si attende una convocazione vera. Si attende che la politica lucana, a partire dal Presidente Bardi, si assuma la responsabilità di convocare fisicamente ENEL al tavolo. È lì che si può e si deve provare a risolvere davvero questa vertenza.

Appello finale al Presidente Bardi

Questo viene detto anche alla luce delle parole dell'assessore Cupparo. Egli afferma di essersi «spinto ben oltre le proprie prerogative e funzioni istituzionali» per tutelare i lavoratori. Se questo è vero, allora qualcuno deve fare un passo in più.

Oggi è il momento che il Presidente Bardi utilizzi pienamente le proprie prerogative e i propri canali istituzionali. Con autorevolezza, deve chiamare ENEL alle proprie responsabilità.

Questa vertenza non può chiudersi così. I lavoratori meritano una soluzione vera, non una resa. I sindacati sono pronti a fare la loro parte. Ora tocca anche alla politica dimostrare di voler fare fino in fondo la propria.

Si attende nelle prossime ore un incontro. Non si vorrebbe ritornare in piazza. La data del comunicato è il 22 Marzo 2026.

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