Sindacati denunciano un taglio stipendi che rischia di impoverire permanentemente i lavoratori Smart Paper. Chiedono un intervento concreto per evitare perdite economiche ingenti.
Sindacati: "Taglio stipendi Smart Paper non è sacrificio temporaneo"
Le sigle sindacali FIM, FIOM, UILM e FISMIC Basilicata hanno espresso forte preoccupazione. Non credono che lo scontro sterile con la politica sia la soluzione. Il loro obiettivo è dire la verità ai lavoratori. Non si può affermare che la vertenza Smart Paper sia risolta. I posti di lavoro non sono semplicemente "salvati".
Hanno riconosciuto l'impegno dell'assessore Cupparo. Tuttavia, dispiace constatare che questa parte del loro ragionamento sia stata ignorata. Non possono accettare che una vertenza così pesante sia considerata chiusa. La situazione rimane critica sul piano sociale ed economico.
Perché i lavoratori hanno dovuto presidiare le piazze per giorni? Perché hanno vissuto notti di angoscia? Perché sono ancora sotto ricatto? Devono decidere in poche ore se firmare contratti che peggiorano la loro condizione. Questo è il punto cruciale della questione.
Impatto economico: 350 euro in meno al mese
Non si tratta di un semplice passaggio occupazionale. Le condizioni economiche dei lavoratori sono state compromesse. Non si parla di modifiche marginali o temporanee. Si tratta di cambiamenti strutturali che avranno un impatto duraturo. Incideranno sul salario e sulla dignità delle persone.
Respingono con forza l'idea che i lavoratori manterranno lo stesso salario. Non è vero. Chi ha partecipato ai tavoli sa cosa significa assorbire quote di salario. Sanno che il trattamento economico complessivo peggiora. Questa non è un'interpretazione politica, ma la realtà concreta.
L'età media dei lavoratori coinvolti è di circa 45 anni. L'età pensionabile attuale è intorno ai 68 anni. Questo significa 23 anni di lavoro ancora davanti. È una stima prudenziale, poiché l'età pensionabile è destinata ad aumentare.
Calcolo delle perdite: quasi 100.000 euro a lavoratore
Se oggi si accetta una riduzione media di 350 euro al mese, non è un sacrificio temporaneo. È un taglio strutturale che accompagnerà i lavoratori per tutta la loro vita lavorativa. Facciamo un conto semplice: 23 anni moltiplicati per 12 mesi equivalgono a 276 mesi. Moltiplicando per 350 euro si ottiene una perdita di 96.600 euro.
Si tratta di quasi 100.000 euro sottratti a ogni singolo lavoratore. Questo calcolo non considera le conseguenze indirette. Meno contributi versati, meno maggiorazioni, meno TFR e una pensione futura più bassa. Questa è la cruda realtà.
La domanda è rivolta direttamente al Presidente Bardi, all'assessore Cupparo e a tutta la politica lucana. Hanno davvero chiaro cosa significa "assorbire il salario"? Non si discute di numeri astratti, ma della vita delle persone, delle famiglie e del futuro economico del territorio.
Richiesta di riconvocazione ENEL e assunzione di responsabilità
I sindacati non vogliono alimentare un muro contro muro. Non possono accettare una narrazione che non corrisponde ai fatti. I lavoratori non hanno alcuna responsabilità in questa vicenda. Sono stati scaricati in un meccanismo costruito male fin dall'inizio. Il costo del lavoro è stato sottostimato o trattato in modo incompatibile con la tutela salariale e occupazionale.
Oggi, il prezzo di tutto questo si vuole far pagare a chi lavora. Per questo, rivolgono una richiesta chiara e concreta alla politica regionale, al Presidente Bardi, all'assessore Cupparo, al Prefetto e a tutte le istituzioni coinvolte. È ancora possibile riconvocare ENEL al tavolo? Bisogna verificare se esistono margini reali di mediazione.
Una mediazione vera va cercata fino all'ultimo, soprattutto quando in gioco non ci sono numeri astratti. Si tratta della vita, del reddito e della dignità di decine di famiglie. I sindacati avevano già avanzato una proposta di mediazione. Era una proposta pesante, che comportava sacrifici per i lavoratori.
Appello alla politica: "Fate la vostra parte"
Di fronte a quanto sta accadendo, è evidente che non si può far passare tutto questo come un equilibrio accettabile. Non avrebbe senso e non sarebbe giusto. C'è bisogno di un'assunzione di responsabilità da parte di tutti. I sindacati ci sono, come sempre. Non si sono mai sottratti e non lo faranno oggi.
Chiedono con altrettanta chiarezza che anche la politica faccia fino in fondo la propria parte. Convocare ENEL, richiamare tutti alle proprie responsabilità e provare a costruire una soluzione. Una soluzione che non scarichi sui lavoratori l'intero costo di questa vertenza. La loro non è una battaglia di bandiera o una polemica sindacale. È una questione di giustizia sociale.
Attendono un segnale concreto, una convocazione vera. Aspettano che la politica lucana, a partire dal Presidente Bardi, si assuma la responsabilità di convocare fisicamente ENEL al tavolo. È lì che si può e si deve provare a risolvere davvero questa vertenza. Lo dicono anche alla luce delle parole dell'assessore Cupparo, che afferma di essersi "spinto ben oltre le proprie prerogative".
Se questo è vero, allora oggi qualcuno deve fare un passo in più. È il momento che il Presidente Bardi utilizzi pienamente le proprie prerogative e i propri canali istituzionali. Deve chiamare ENEL alle proprie responsabilità con autorevolezza. Questa vertenza non può chiudersi così. I lavoratori meritano una soluzione vera, non una resa. I sindacati sono pronti a fare la loro parte. Ora tocca alla politica dimostrare di voler fare fino in fondo la propria. Attendono nelle prossime ore un incontro, per non dover tornare in piazza.