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Le opposizioni lucane denunciano una presunta ingerenza ministeriale nella gestione della Giunta regionale. Criticano il Presidente Bardi, accusato di essere guidato da Roma, mentre i problemi del territorio restano irrisolti.

Ingerenza ministeriale nella politica lucana

Le forze di opposizione in Basilicata hanno espresso forte disappunto. Hanno rilasciato una nota congiunta in seguito a un recente intervento del Ministro Lollobrigida. Secondo i consiglieri regionali, la gestione della Giunta regionale sarebbe compromessa. La loro critica si concentra su un presunto accentramento di potere decisionale a Roma.

Hanno definito l'intera vicenda una «farsa politica». Questa situazione starebbe causando una paralisi amministrativa nella regione. L'opposizione sostiene che il vero potere decisionale non risieda più a Potenza. La sede del potere sarebbe invece negli uffici ministeriali romani.

Il punto focale della loro protesta è il rientro dell'assessore Cicala (FdI). Questo rientro sarebbe avvenuto dopo un disaccordo sul bilancio regionale. L'opposizione vede questo atto come un'«ingerenza senza precedenti». Tale intervento minerebbe l'autorità del Presidente Vito Bardi.

Critiche al ruolo del Presidente Bardi

I consiglieri regionali di centrosinistra hanno commentato con sconcerto le dichiarazioni del Ministro Lollobrigida. Hanno evidenziato un paradosso istituzionale. Un Ministro avrebbe «perdonato» un assessore regionale. Questo per aver votato contro il bilancio proposto dal Presidente che lo aveva nominato. La giustificazione addotta, secondo l'opposizione, sarebbe ancora più grottesca.

L'assessore Cicala, responsabile della perdita di circa 20 milioni di euro di fondi europei al 31 dicembre, avrebbe agito per «nobili intenti». La sua azione sarebbe stata a difesa dell'agricoltura regionale. L'opposizione teme che questa linea possa creare un precedente pericoloso. Il bilancio regionale potrebbe trasformarsi in un campo di battaglia anarchico.

Seguendo la logica del Ministro, altri assessori avrebbero dovuto agire diversamente. L'assessore alla Sanità avrebbe dovuto opporsi al bilancio per denunciare un buco di 60 milioni. L'assessore allo Sviluppo Economico avrebbe dovuto fare lo stesso per i 100 milioni sottratti alle imprese. Questi fondi sarebbero stati dirottati per coprire le falle nei conti regionali.

Un governo regionale sotto tutela

Per i rappresentanti del centrosinistra, il messaggio trasmesso ai cittadini lucani è devastante. La regione apparirebbe come un governo sotto tutela. Il Presidente Bardi viene descritto come una figura «dimezzata». Non riuscirebbe a governare i propri assessori. Sarebbe costretto ad attendere l'approvazione di figure romane.

Questo accadrebbe anche per ricucire i rapporti interni alla sua maggioranza. Mentre il centrodestra si dedica a giochi di potere. Questi includono la spartizione di poltrone e «perdoni diplomatici». I problemi reali della Basilicata rimangono irrisolti. Si citano la crisi economica e il collasso della sanità pubblica.

L'opposizione afferma che i cittadini lucani non meritano di essere trattati come una colonia. Non dovrebbero essere gestiti da partiti romani tramite persone interposte. Viene chiesto al Presidente Bardi un gesto di dignità. Dovrebbe chiarire se è lui a guidare la coalizione. Oppure se la Basilicata è diventata una succursale ministeriale gestita da altri.

Le firme sull'appello sono: Alessia Araneo (M5S), Angelo Chiorazzo (Basilicata Casa Comune), Roberto Cifarelli (Gruppo misto), Piero Lacorazza (Pd), Piero Marrese (Pd), Viviana Verri (M5S) e Giovanni Vizziello (Basilicata Casa Comune).

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