La Basilicata registra risultati critici nella riforma dell'assistenza sanitaria territoriale, evidenziando ritardi significativi nelle Case della Comunità e negli Ospedali di Comunità. Il Fascicolo Sanitario Elettronico mostra anch'esso performance inferiori alla media nazionale.
Ritardi nelle strutture sanitarie territoriali
La Basilicata si trova in una posizione critica riguardo alla riforma dell'assistenza sanitaria territoriale. Questo settore rappresenta un pilastro fondamentale del PNRR, con l'obiettivo di avvicinare i servizi sanitari ai cittadini.
I dati più recenti indicano che sono previste 19 Case della Comunità nella regione. Tuttavia, nessuna di queste strutture presenta ancora almeno un servizio dichiarato attivo. Il dato medio nazionale si attesta al 45,5%.
Per quanto concerne gli Ospedali di Comunità, dei cinque programmati, nessuno ha attivato servizi. La Basilicata si colloca così tra le quattro regioni che non hanno ancora avviato queste strutture, insieme a Marche, Provincia autonoma di Bolzano e Valle d'Aosta.
Fascicolo Sanitario Elettronico in ritardo
L'analisi condotta dall'Osservatorio Gimbe ha messo in luce anche le performance del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) regionale. Sono disponibili 12 documenti su un totale di 20 tipologie previste. La media nazionale in questo ambito è di 14 documenti.
Un altro dato preoccupante riguarda la partecipazione dei cittadini. Solo il 7% dei residenti in Basilicata ha espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti sanitari all'interno del FSE. Questo valore è nettamente inferiore alla media italiana, che si attesta al 44%.
Criticità e monito ai decisori
Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe, ha commentato i risultati. «Abbiamo analizzato i risultati raggiunti al 30 dicembre 2025 e le criticità che continuano a frenare la riforma dell'assistenza territoriale», ha affermato.
L'obiettivo dell'iniziativa è fornire un quadro oggettivo della situazione, al riparo da interpretazioni strumentali. Inoltre, si intende lanciare un monito a Governo e Regioni.
I ritardi accumulati rappresentano un rischio concreto per la rendicontazione finale prevista per il prossimo 30 giugno. La situazione richiede un intervento deciso per evitare conseguenze negative sul completamento della riforma.