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Un'associazione di consumatori ha depositato un esposto alla Guardia di Finanza in Basilicata. L'ente sospetta manovre speculative sui prezzi dei carburanti, non giustificate dalle fluttuazioni del mercato internazionale. Si chiede un'indagine per accertare eventuali illeciti.

Associazione consumatori denuncia speculazione sui prezzi

L'Associazione di Base dei Consumatori regione Basilicata (A.Ba.Co. Basilicata) ha formalmente denunciato presunte manovre speculative. L'ente ha presentato un dettagliato esposto al Comando Regionale della Guardia di Finanza. L'iniziativa mira a segnalare pratiche considerate dannose per cittadini e imprese locali.

La decisione di agire è scaturita dall'osservazione di un aumento ingiustificato dei costi dei carburanti. L'associazione non attribuisce questo rialzo alle normali dinamiche di mercato. Si ipotizza invece che strategie finanziarie mirino a incrementare i profitti. Tali strategie sfruttano l'instabilità geopolitica in Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz.

Analisi dei prezzi e discrepanze di mercato

Secondo l'analisi dei dati di mercato fornita da A.Ba.Co., il prezzo del petrolio Brent ha registrato un aumento anomalo. Tra il 27 febbraio e il 9 marzo 2026, il costo è passato da 72 dollari a quasi 120 dollari al barile. Successivamente, le quotazioni sono scese rapidamente sotto i 95 dollari già il 10 marzo.

Nonostante questa correzione, i prezzi alla pompa in Italia sono rimasti elevati. L'associazione sottolinea questa discrepanza. Essa dimostrerebbe che il mercato non riflette il costo reale del prodotto. Il carburante in deposito sarebbe stato acquistato a prezzi inferiori, circa 82 dollari al barile. Si ipotizza che i prezzi attuali siano influenzati da previsioni negative e non dal valore effettivo del bene.

Individuati i presunti responsabili

L'esposto punta il dito contro i principali attori della filiera. Tra questi figurano Eni S.p.A., Gruppo API/IP e Kuwait Petroleum Italia. L'accusa è di aver applicato aumenti immediati. Questo sarebbe avvenuto senza attendere l'esaurimento delle scorte acquistate a costi inferiori. A.Ba.Co. evidenzia anche criticità legate al Decreto Legge n. 33/2026.

Nonostante il taglio delle accise di circa 25 centesimi al litro, i prezzi al consumo non avrebbero subito una riduzione proporzionale. L'associazione suggerisce che il beneficio fiscale potrebbe essere stato assorbito dalle compagnie. Questo avrebbe permesso di mantenere artificialmente alti i margini di guadagno.

Richiesta di indagini e accertamenti

A fronte di queste evidenze, l'associazione ipotizza la violazione degli articoli 501 e 501-bis del codice penale. Tali articoli riguardano il rialzo fraudolento dei prezzi e le manovre speculative su beni di prima necessità. L'esposto solleva dubbi anche sull'operato degli organi di vigilanza. Si citano il Garante per la Sorveglianza dei Prezzi, l'AGCM e l'ARERA.

Si ipotizza una loro possibile inerzia nel controllo. Questo avrebbe permesso che il rischio geopolitico si traducesse interamente in un costo per i consumatori finali. A.Ba.Co. ha quindi richiesto alla Guardia di Finanza di disporre il sequestro dei documenti contabili. Si chiede anche l'accertamento degli extra-profitti maturati dagli operatori negli ultimi sei mesi.

L'istanza include richieste di accertamenti ispettivi urgenti presso i depositi fiscali. L'obiettivo è verificare la data effettiva di acquisto delle partite di carburante. Si vuole anche riscontrare la correttezza dei listini applicati rispetto alle quotazioni internazionali del greggio.

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