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Il consigliere regionale Antonio Bochicchio esorta a considerare il 25 aprile non solo una commemorazione storica, ma un monito per costruire un futuro di pace attraverso il dialogo e la diplomazia, in un mondo segnato da nuove tensioni belliche.

Il 25 aprile: guardare al futuro con speranza

Il consigliere regionale Antonio Bochicchio, esponente di Avs-Psi-LBp, sottolinea la crescente attualità del messaggio del 25 aprile.

Venti di guerra soffiano nuovamente nel mondo.

Conflitti e dispute violente ricordano periodi bui del Novecento.

Questi eventi hanno segnato profondamente le generazioni passate.

Hanno influenzato anche le scelte della nostra generazione.

Siamo cresciuti con gli ideali di pace e il motto "mai più dittature".

L'obiettivo era evitare di ripetere gli stessi errori storici.

Questo 25 aprile, festa della Liberazione, deve essere una celebrazione proiettata verso il futuro.

Non deve limitarsi alla sola rievocazione del passato.

Purtroppo, assistiamo ancora al proliferare della violenza tra Stati.

Il pianeta sta perdendo i suoi equilibri geopolitici tradizionali.

Ci troviamo di fronte a fenomeni inediti.

È fondamentale non commettere l'errore di interpretarli con vecchie parole e concetti.

Questo porterebbe a un'incomprensione degli eventi attuali.

Così ha dichiarato il capogruppo di Avs-Psi-LBp nel Consiglio regionale della Basilicata, Antonio Bochicchio.

Memoria e dialogo per un futuro di pace

Il 25 aprile rappresenta un'opportunità preziosa.

È un momento per recuperare la memoria storica del passato.

Ma soprattutto, è un'occasione per guardare a un futuro di speranza.

Questo futuro deve ripartire dal dialogo e dalla diplomazia.

Questi devono essere gli strumenti per risolvere i conflitti.

Ciò è in linea con i principi dei nostri padri costituenti.

Essi stabilirono che l'Italia ripudiasse la guerra.

L'articolo 11 della Costituzione lo sancisce chiaramente.

La guerra è vista come offesa alla libertà altrui.

È anche un mezzo inaccettabile per risolvere controversie internazionali.

Ricordiamo la lotta dei partigiani.

In particolare, onoriamo i resistenti socialisti.

Essi sacrificarono la propria vita per un Paese libero e giusto.

Ciò avvenne dopo due decenni di autoritarismo.

Coloro che difesero la nazione contrastarono un patriottismo esasperato.

Quel patriottismo divideva i popoli.

Esasperava le tensioni, persino all'interno dello stesso popolo.

Questo portò a una guerra civile.

La guerra civile lasciò profonde ferite fino ai giorni nostri.

Oggi, il 25 aprile è la festa di tutti gli italiani.

Non appartiene più a una sola fazione.

La nazione ha superato quel patriottismo irriducibile.

Samuel Johnson definiva tale patriottismo "l'ultimo rifugio delle canaglie".

La nostra attuale concezione di patria è aperta e inclusiva.

Essa accoglie le differenze e promuove la comprensione reciproca.

Si inserisce in una prospettiva continentale e mondiale.

Matera, Mediterraneo e la costruzione della pace

In questo anno speciale, Matera è Capitale della cultura.

La città lucana è anche fulcro del dialogo mediterraneo.

Il nostro compito è trovare punti di unione.

Dobbiamo evitare di creare divisioni.

La pace si costruisce sempre con chi è considerato "nemico".

Proprio quando la guerra sembra inevitabile, è necessario agire.

Bisogna far emergere spazi di sintonia.

Questi spazi permettono di accomunare le persone.

Evitano di separarle irrimediabilmente.

È importante valorizzare gli aspetti di condivisione.

Dobbiamo dare priorità a questi rispetto alla disunione.

Ciò non significa rinunciare ai propri valori e principi.

Questi devono continuare a guidare gli uomini di buona volontà.

Per la Basilicata, l'area mediterranea è un terreno fondamentale.

Dobbiamo lanciare ponti in questa regione.

Il Mediterraneo è un crocevia di popoli e culture.

Qui possiamo mettere a frutto la nostra capacità di dialogo.

Possiamo promuovere la reciproca comprensione.

Questo è il senso contemporaneo che possiamo attribuire al nostro 25 aprile.

È una celebrazione che unisce tutti gli italiani.

Insieme, guardano alle tragedie della loro storia.

Si rivolgono a popoli vicini e lontani con un gesto di apertura.

Se si desidera la pace, bisogna prepararla attivamente.

La guerra rappresenta solo una scorciatoia per i prepotenti.

Essi fanno pagare ai popoli il prezzo della loro arroganza.