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Lo psicoterapeuta Matteo Lancini a Pordenonelegge denuncia l'eccessivo controllo tecnologico sui giovani, paragonandolo a un 'sequestro'. Critica la demonizzazione delle relazioni e la difficoltà nel gestire le emozioni negative.

La dipendenza affettiva e il concetto di tossicità

Oggi si tende a definire tossico ogni tipo di legame. Lo psicologo Matteo Lancini ha contestato questa visione a Pordenonelegge. Ha presentato il suo libro «A volte ti amo» (Einaudi). Il volume analizza le relazioni dei giovani. La dipendenza affettiva, secondo Lancini, può essere sana. Può anche contribuire alla crescita personale. Non si può vivere completamente isolati dalle relazioni. Le dipendenze sono parte integrante della vita umana.

La difficoltà nel creare intimità è aumentata. Si aggiunge una pressione sociale. Questa spinge fin da piccoli verso l'indipendenza. Si valorizza l'autosufficienza. Lancini ha evidenziato come questo influenzi le coppie. Se si insiste sull'idea che ogni negoziazione sia tossica, la relazione scompare. La coppia non può esistere in questi termini.

Il controllo tecnologico sui giovani

Lo psicoterapeuta ha smentito l'idea che i giovani abbiano troppa libertà. Anzi, ha affermato il contrario. «Noi abbiamo sequestrato il corpo dei nostri figli», ha dichiarato. Questo avviene tramite la tecnologia. La geolocalizzazione è un esempio concreto. Anche il registro elettronico contribuisce. Il controllo costante da parte degli adulti è pervasivo. Lancini ha distinto tra cura e controllo. Se i genitori agiscono, è cura. Se lo fa un adolescente, è controllo.

Questi strumenti tecnologici limitano la libertà dei ragazzi. Vengono monitorati costantemente. La loro autonomia viene compromessa. La linea tra protezione e invadenza è sottile. Spesso viene superata dagli adulti. Questo genera nei giovani un senso di oppressione. La tecnologia, nata per connettere, diventa uno strumento di controllo.

Fenomeni relazionali e gestione delle emozioni

Fenomeni come il ghosting o il gaslighting non sono semplici problemi individuali. Lancini li collega a un contesto culturale. Sono il risultato di «culture affettive che noi abbiamo creato». Il problema centrale rimane la difficoltà nel riconoscere le emozioni. Rabbia, tristezza e paura sono spesso evitate. I giovani potrebbero aver ricevuto molto materialmente. Non hanno però avuto la possibilità di accettare le emozioni negative. Queste emozioni disturbano gli adulti. Vengono quindi represse o non legittimate.

La società attuale fatica a gestire il disagio. Si preferisce evitare le emozioni scomode. Questo porta a meccanismi di difesa disfunzionali. Il ghosting, ad esempio, evita il confronto. Il gaslighting manipola la percezione della realtà. Questi comportamenti sono sintomi di un malessere più profondo. La cultura affettiva deve cambiare. Bisogna imparare a convivere con le emozioni. Anche quelle più difficili da affrontare.

Le nuove generazioni affrontano sfide inedite. La tecnologia offre nuove modalità di interazione. Ma può anche creare isolamento. La difficoltà nel gestire le emozioni negative è un ostacolo. Lancini invita a riflettere su questi aspetti. È fondamentale creare un ambiente più sano. Un ambiente dove le relazioni possano fiorire. E dove le emozioni vengano accolte. La cura dei giovani passa anche da qui. Un equilibrio tra tecnologia e vita reale. E una maggiore consapevolezza emotiva.