La giustizia riapre il caso di Gianmarco Pozzi, campione di kick boxing trovato morto a Ponza nel 2020. Il tribunale di Cassino ha respinto la richiesta di archiviazione, ordinando nuove indagini sulla gestione del suo telefono cellulare.
Nuove indagini sul cellulare di Gianmarco Pozzi
Il Tribunale di Cassino ha deciso di non archiviare il procedimento. Si indaga su presunta frode processuale legata al telefono di Gianmarco Pozzi. Il campione di kick boxing fu trovato senza vita a Ponza nell'agosto del 2020.
Il giudice ha rinviato gli atti alla Procura. Saranno necessari ulteriori accertamenti. La Procura avrà novanta giorni per completare le nuove indagini. La decisione è stata presa dopo una richiesta dei familiari della vittima.
Dubbi sulla gestione del telefono
Al centro della controversia c'è il lavoro di un consulente tecnico. Questo esperto era stato incaricato dal pubblico ministero. Doveva effettuare una copia forense del cellulare di Pozzi. Il padre della vittima, Paolo Pozzi, ha presentato un esposto. È assistito dall'avvocato Fabrizio Gallo.
Secondo l'esposto, il dispositivo sarebbe diventato inutilizzabile. Questo sarebbe accaduto durante le operazioni tecniche. Inoltre, la relazione depositata alla Procura conterrebbe informazioni errate. Non rispecchierebbe la reale condizione del telefono.
La versione del consulente tecnico
Il consulente aveva dichiarato che il cellulare gli fu consegnato con il display rotto. Affermò che fu necessario sostituirlo prima di iniziare gli accertamenti. Successivamente, dopo vari tentativi di sblocco, il dispositivo sarebbe entrato in modalità di blocco. Questo avviene dopo troppi codici errati, secondo il sistema Apple.
Questa ricostruzione è stata contestata dalla famiglia Pozzi. Loro sostengono che il telefono fosse perfettamente funzionante. Era in buone condizioni al momento del ritrovamento. La famiglia porta a sostegno della propria tesi una comunicazione dei Carabinieri.
La comunicazione dei Carabinieri
La Sezione Informatica dei Carabinieri ha fornito un parere. Secondo loro, la strumentazione forense in dotazione non permetteva il ripristino del dispositivo. Questo sarebbe vero una volta che il telefono fosse entrato in modalità di blocco. La famiglia ritiene che il consulente avrebbe dovuto saperlo.
Un ulteriore consulente tecnico fu nominato durante le indagini. Egli definì l'accaduto durante l'acquisizione dei dati un'anomalia. Disse che non sarebbe dovuta succedere in condizioni normali. Ipotizzò che il tecnico incaricato potesse non essere a conoscenza di tentativi di accesso precedenti.
Richieste del giudice per le nuove indagini
L'ordinanza del giudice, depositata l'8 luglio, evidenzia la necessità di approfondimenti. Verranno ascoltati i carabinieri intervenuti subito dopo il decesso. Saranno sentiti anche i militari che ebbero in custodia il telefono. L'obiettivo è accertare lo stato del dispositivo al momento della consegna al consulente. Si presterà particolare attenzione all'integrità del display.
La decisione del Tribunale di Cassino riapre scenari importanti. Le nuove indagini mirano a chiarire le circostanze legate al telefono di Gianmarco Pozzi. La famiglia spera di ottenere risposte definitive sulla morte del campione.
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