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La vendemmia è tornata a Pompei, celebrata con una Festa del Vino. Un progetto vitivinicolo pubblico-privato riporta in vita antiche tradizioni agricole, valorizzando il patrimonio culturale e paesaggistico del sito archeologico.

La vendemmia rivive a Pompei

L'area archeologica di Pompei ha recentemente celebrato la sua Festa del Vino. Questo evento segna il ritorno della vendemmia, un'antica pratica agricola. L'iniziativa nasce da una collaborazione tra il Parco Archeologico e il Gruppo Tenute Capaldo. Le cantine coinvolte sono Feudi di San Gregorio e Basilisco. L'obiettivo è recuperare e valorizzare la tradizione vitivinicola del sito.

Durante la giornata, i visitatori hanno potuto osservare da vicino le attività di raccolta delle uve. Hanno avuto anche l'opportunità di partecipare a visite guidate nei vigneti. Questi si trovano all'interno dell'area archeologica stessa. Il momento conviviale ha previsto la degustazione di vini prodotti da Feudi di San Gregorio. Sono stati offerti anche pane e olio Igp del Parco, denominati Pùmpaiia. Non sono mancati altri prodotti della Parvula Domus. Questa è una fattoria culturale e sociale del Parco.

La Festa del Vino ha riproposto in chiave moderna un legame con gli antichi saperi legati a Bacco. Egli era il dio del vino, della vite e della rinascita naturale. Questo tema è particolarmente caro al Parco. Durante il 2026, sono state numerose le iniziative dedicate alla dimensione dionisiaca della vita pompeiana. Ciò è avvenuto anche in seguito alla recente scoperta del salone del Tiaso nella Regio IX.

Un progetto vitivinicolo di ricerca e didattica

L'inizio della vendemmia è stata anche un'occasione per illustrare il lavoro di ricerca. Questo accompagna la cura dei vigneti di Pompei. Il progetto vitivinicolo è frutto di un partenariato pubblico-privato. L'accordo è stato siglato il 29 novembre 2024. Il Parco Archeologico ha collaborato con il Gruppo Tenute Capaldo. Le cantine Feudi di San Gregorio e Basilisco sono partner attivi.

Il raccolto di quest'anno proviene da 14 piccoli vigneti. Questi sono situati all'interno delle domus del Parco. La superficie coltivata è poco più di un ettaro. La coltivazione ha finalità di ricerca e didattica. Ogni vigneto presenta una storia botanica differente. Sono distribuiti tra le varie domus. Si differenziano per varietà di vite, metodo di allevamento, esposizione solare e umidità. I muretti che li delimitano creano microclimi specifici.

Qui vengono raccolte varietà di uva rossa. Queste erano già coltivate dai Romani in Campania. Tra queste figurano Aglianico, Piedirosso e Sciascinoso. Accanto a questo nucleo storico, è stato creato un nuovo vigneto. Questo è nato da materiale genetico prelevato da viti centenarie. Queste viti si trovano in Irpinia, presso Feudi di San Gregorio. L'impianto è stato realizzato all'inizio del 2026 nell'area di Stabiae. Si trova vicino alla Villa San Marco. Quest'area è il cuore del piano di valorizzazione della Grande Pompei.

Collaborazioni e valorizzazione del patrimonio

Il nuovo impianto è ancora giovane. Non è ancora entrato in piena produzione. Nei prossimi anni, entrerà gradualmente a regime. Questo amplierà il progetto anche ai vini bianchi. Si coltiveranno Fiano, Greco e Falanghina. La ricostruzione delle antiche tecniche di coltivazione è guidata dalla collaborazione con il professor Attilio Scienza. Egli proviene dall'Università degli Studi di Milano.

Oltre alla ricerca, il progetto si basa sulle competenze agronomiche di Feudi di San Gregorio. Il responsabile di produzione, Pierpaolo Sirch, è un agronomo. Segue attentamente l'evoluzione dei vigneti. Si occupa anche di questa prima annata produttiva. Il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, ha commentato l'iniziativa. Ha sottolineato come la vendemmia restituisca a Pompei un pezzo fondamentale della sua anima. Ha evidenziato il legame con le antiche pratiche agricole e Dioniso. Ha ribadito l'importanza della vite e del vino come patrimonio vivo.

Il direttore ha aggiunto che la vite e il vino non sono solo elementi archeologici. Costituiscono un patrimonio vivo. Definiscono il paesaggio e la cultura mediterranea. Questo percorso è stato stimolato anche dal recente ritrovamento del salone del Tiaso. La Festa del Vino e la vendemmia rappresentano un ritorno alle origini. Valorizzano la storia e la cultura del territorio.