La difesa di Rete Ferroviaria Italiana sostiene l'assenza di colpe della società nel disastro ferroviario di Pioltello del 2018. La Procura in appello chiede condanne per ex dirigenti assolti in primo grado.
La difesa di Rfi in appello
L'organizzazione aziendale di Rete Ferroviaria Italiana ha operato correttamente. Il sistema di controllo e gestione era pienamente conforme alle normative vigenti. Le procedure di sicurezza sono state scrupolosamente rispettate. Non vi è stata alcuna negligenza nella gestione societaria.
Queste sono le argomentazioni presentate dall'avvocato Gabriele Casartelli. Egli rappresenta Rfi, imputata come responsabile civile e assolta in primo grado. Il processo riguarda il tragico incidente ferroviario avvenuto a Pioltello il 25 gennaio 2018. Tale evento causò tre vittime e oltre cento feriti a causa di un giunto difettoso.
Sentenza di primo grado e richieste della Procura
Nel febbraio 2025, il Tribunale aveva scagionato otto dirigenti e la società. Le accuse includevano disastro ferroviario colposo, omicidio e lesioni colpose plurime. Solo l'ex capo manutentori, Marco Albanesi, è stato condannato a 5 anni e 3 mesi. Egli ha poi richiesto una pena patteggiata di 3 anni e 4 mesi.
Tuttavia, il 15 settembre, la Procura generale ha ribaltato la prospettiva. Le magistrate Maura Ripamonti e Olimpia Bossi hanno chiesto condanne pesanti. Sono stati richiesti 8 anni e 4 mesi per l'ex amministratore delegato Maurizio Gentile. Stessa pena per l'ex dirigente Umberto Lebruto. Per Vincenzo Macello, la richiesta è di 7 anni e 10 mesi.
Richiesta di condanna per Rfi
La Procura ha anche ribadito la richiesta di condanna per Rfi. Si chiede una sanzione pecuniaria di 900mila euro. I giudici di primo grado avevano elogiato l'adeguatezza del modello di gestione adottato da Rfi. Le parti civili rimaste nel processo hanno presentato le loro istanze. Le difese degli imputati interverranno nuovamente il 12 novembre.
L'incidente di Pioltello ha sollevato interrogativi sulla sicurezza delle infrastrutture ferroviarie. La vicenda giudiziaria è ancora in corso, con la Corte d'Appello chiamata a decidere sul destino degli imputati e della società.
Le indagini hanno evidenziato gravi carenze nella manutenzione dei binari. La perizia tecnica ha stabilito che il cedimento del giunto era prevedibile. La mancata sostituzione tempestiva ha determinato le conseguenze fatali. La difesa di Rfi punta a dimostrare che le procedure interne erano corrette. Sottolinea come la responsabilità non possa essere attribuita all'organizzazione.
La sentenza di primo grado aveva parzialmente accolto questa tesi. L'assoluzione di gran parte dei dirigenti ne è una prova. La Procura, però, ritiene che le responsabilità individuali e societarie siano più ampie. La richiesta di condanne elevate mira a sottolineare la gravità dei fatti. L'appello rappresenta un momento cruciale per la definizione delle responsabilità.
Molti degli aventi diritto si sono già accordati con Rfi per risarcimenti. Questo ha ridotto il numero delle parti civili attive nel procedimento. La decisione finale della Corte d'Appello avrà un impatto significativo. Potrebbe ridefinire la percezione della sicurezza nel settore ferroviario italiano.