La Procura in appello sostiene che Rete Ferroviaria Italiana antepose i costi alla sicurezza, portando al disastro di Pioltello. Si chiede la condanna degli imputati assolti in primo grado.
Appello sul disastro di Pioltello
La Procura ha presentato ricorso in appello contro le assoluzioni del primo grado. Il processo riguarda il tragico deragliamento di un treno regionale avvenuto a Pioltello nel 2018. L'incidente causò la morte di tre persone.
I pubblici ministeri ritengono che le condizioni per la sicurezza non fossero prioritarie. Le esigenze di blocco della circolazione e i costi di manutenzione ebbero la precedenza. La società non fornì gli strumenti adeguati. Anzi, la struttura aziendale era orientata in senso opposto.
Queste sono alcune delle argomentazioni sostenute dalla pm Maura Ripamonti durante il suo intervento nel processo d'appello milanese. La Procura chiede di ribaltare le decisioni del Tribunale di primo grado.
Manutenzione ridotta all'essenziale
Gli operai del Nucleo manutentivo avevano già testimoniato in primo grado. Hanno spiegato che le attività di manutenzione venivano ridotte al minimo indispensabile. Gran parte del lavoro veniva esternalizzato a ditte specializzate.
Questa era una linea strategica ben precisa della società. Il personale addetto alla manutenzione non disponeva delle procedure corrette per intervenire efficacemente. Le segnalazioni partivano dagli operai e arrivavano ai superiori. Tuttavia, le procedure risultavano spesso imprecise.
La pm ha evidenziato una situazione critica nella tratta interessata. Ogni giorno, circa 100 treni transitavano su 26 giunti in condizioni precarie. Questo creava un rischio elevato per la sicurezza.
Priorità ai costi economici
Secondo la Procura, le condizioni che hanno portato all'incidente sono state create a livello centrale. La società antepose le esigenze economiche a quelle della sicurezza. Questo indirizzo strategico ha favorito il verificarsi della tragedia.
La pm ha sottolineato che Marco Albanesi, ex responsabile dell'Unità manutentiva e unico condannato in primo grado, avrebbe potuto intervenire. Avrebbe potuto sostituire i giunti danneggiati anche forzando le procedure. Tuttavia, il sistema aziendale non lo favoriva.
La domanda fondamentale posta dalla Procura è: come si è arrivati a questa situazione? La risposta sembra essere chiara: la società ha scelto di privilegiare i risparmi economici rispetto alla garanzia della sicurezza dei passeggeri.
Richiesta di condanna in appello
La Procura ha chiesto la condanna per l'ex ad Maurizio Gentile. Richiesta di condanna anche per due ex dirigenti e per la stessa Rfi. L'obiettivo è ottenere un ribaltamento delle sentenze di assoluzione emesse in primo grado.
La difesa degli imputati aveva sostenuto la correttezza delle procedure seguite. Aveva inoltre evidenziato la complessità della gestione di una rete ferroviaria estesa come quella italiana. Tuttavia, la Procura ritiene che vi siano state precise responsabilità aziendali.
La decisione finale spetterà alla Corte d'Appello. L'esito del processo potrebbe avere importanti ripercussioni sulla gestione della sicurezza nelle infrastrutture ferroviarie italiane. La vicenda di Pioltello rimane un monito sulla necessità di non trascurare mai la sicurezza a favore di considerazioni economiche.