Un giovane pesarese di 32 anni è detenuto in Vietnam in condizioni preoccupanti. Le autorità gli negano contatti con legali e familiari, sollevando dubbi sui diritti umani. L'Italia chiede chiarimenti e possibili soluzioni.
Arresto e accuse in Vietnam
Un cittadino italiano di 32 anni, residente a Pesaro, si trova in stato di arresto in Vietnam. L'uomo, Marco Mancini, è stato fermato la settimana scorsa. Le autorità vietnamite lo accusano di essere proprietario di un pacco contenente 15 grammi di cocaina. Questa accusa potrebbe comportare una pena detentiva significativa. La pena prevista varia infatti tra i 5 e i 10 anni di reclusione.
Attualmente, il giovane è recluso presso l'Hòa Samo Gn detention center. Questa struttura si trova nella città di Da Nang. La vicenda ha suscitato l'attenzione delle istituzioni italiane. Si attende una risposta dal governo per comprendere la situazione.
Interrogazione parlamentare per i diritti
Il senatore del Movimento 5 Stelle, Roberto Cataldi, ha presentato un'interrogazione parlamentare. L'obiettivo è sollecitare il Governo italiano a intervenire. Cataldi chiede di accelerare la ratifica di accordi bilaterali tra Italia e Vietnam. Tali trattati permetterebbero ai detenuti italiani all'estero di scontare la pena nel proprio paese. Questo garantirebbe a Mancini contatti familiari e legali.
Il senatore ha sottolineato l'importanza di tutelare i diritti dei cittadini italiani all'estero. La sua richiesta mira a fornire un supporto concreto in situazioni di difficoltà. La diplomazia italiana è chiamata a farsi carico del caso.
Condizioni di detenzione critiche
Le indagini a carico di Marco Mancini si sono concluse il 15 marzo 2026. Il connazionale è ora in attesa di processo. Secondo quanto riferito dai familiari, le condizioni di detenzione sarebbero estremamente degradanti. Il giovane sarebbe costretto a dormire a terra. Gli ambienti presenterebbero evidenti carenze igieniche. Inoltre, dalla chiusura delle indagini, gli è stato impedito ogni contatto con il proprio difensore.
Queste condizioni appaiono in netto contrasto con i principi fondamentali dei diritti umani. Sembrano inoltre violare la Costituzione italiana. Quest'ultima impone alla Repubblica di tutelare la dignità di ogni persona. La tutela deve estendersi anche durante l'esecuzione della pena. La famiglia esprime profonda preoccupazione per la salute e il benessere del congiunto.