L'Umbria sta riuscendo a trattenere più laureati sul proprio territorio rispetto ad altre regioni italiane. Tuttavia, il dato positivo è offuscato da un preoccupante aumento dell'espatrio verso l'estero, che raddoppia il saldo negativo complessivo.
Diminuisce la fuga di cervelli in Italia
La regione Umbria ha visto una significativa riduzione delle partenze di laureati diretti verso altre zone d'Italia. Questo dato emerge dalle statistiche più recenti, che analizzano i flussi migratori dei laureati di cittadinanza italiana.
Nel corso del 2024, sono stati 1.422 i laureati che hanno scelto di trasferire la propria residenza in Umbria. Nello stesso periodo, coloro che hanno deciso di lasciare la regione per stabilirsi altrove sono stati 1.545. Il saldo interregionale si attesta quindi a meno 123 unità.
Questo dato rappresenta un netto miglioramento rispetto all'anno precedente. Nel 2023, infatti, gli arrivi erano stati 1.399, mentre le partenze avevano raggiunto quota 1.820, generando un saldo negativo di meno 421. In un solo anno, la differenza si è quindi ridotta considerevolmente.
Il 2024 segna un rientro verso valori più contenuti, dopo il picco negativo registrato nel 2023, considerato il peggiore mai rilevato per la mobilità interregionale dei laureati in Umbria. Nonostante questo miglioramento, il saldo rimane negativo per il nono anno consecutivo.
Prima del 2016, l'Umbria registrava saldi positivi con le altre regioni italiane. Questi flussi contribuivano a compensare, almeno in parte, le uscite verso l'estero. Attualmente, questa capacità di riequilibrio si è notevolmente indebolita.
Il dato del 2024 rende la situazione meno fragile rispetto all'anno precedente, ma non inverte la tendenza. La regione sta contenendo meglio la perdita di laureati sul territorio nazionale.
Preoccupa l'aumento dell'espatrio verso l'estero
Se la situazione interna migliora, il quadro si fa più severo quando si analizza il movimento dei laureati verso l'estero. Nel 2024, i laureati di cittadinanza italiana arrivati o rientrati in Umbria dall'estero sono stati 174. Nell'anno precedente, tale cifra era di 202.
Le partenze verso l'estero, invece, sono aumentate in modo drastico. Sono passate da 446 nel 2023 a 623 nel 2024. Questo ha causato un crollo del saldo internazionale, che è sceso a meno 449, rispetto al meno 244 dell'anno precedente.
In sostanza, il passivo legato all'emigrazione dei laureati verso paesi esteri si è più che raddoppiato in un solo anno. Il dato assoluto delle uscite, 623 partenze, rappresenta uno dei valori più elevati registrati nell'ultimo decennio.
La vera novità del 2024 risiede proprio in questa dinamica. Il miglioramento sul fronte interregionale non è accompagnato da una tenuta sul fronte internazionale. Al contrario, l'uscita verso l'estero accelera proprio mentre si allenta la pressione dei trasferimenti verso le altre regioni italiane.
L'Umbria non sta più solo perdendo laureati in generale, ma sta gestendo meglio la perdita interna mentre peggiora nettamente quella esterna. Questa tendenza è particolarmente allarmante.
Il bilancio complessivo e il capitale umano
Il saldo negativo di 123 laureati nel confronto con le altre regioni italiane e quello di meno 449 nel rapporto con l'estero determinano, nel 2024, una perdita complessiva di 572 laureati. Questo dato assume un peso ancora maggiore se si considera la sua natura.
Non si tratta di una mobilità generica o provvisoria. Le statistiche registrano spostamenti di residenza, indicando decisioni con una consistenza più profonda. I 572 laureati in meno vanno quindi letti come una riduzione netta di capitale umano qualificato per la regione.
Il calo del passivo interregionale attenua una parte della pressione, ma non modifica la sostanza del bilancio complessivo. La perdita di competenze qualificate rimane una criticità.
L'età dei laureati che emigrano
L'analisi per fasce d'età offre ulteriori spunti di riflessione. Tra i laureati umbri di cittadinanza italiana che si trasferiscono stabilmente all'estero, oltre il 55% rientra nella fascia d'età compresa tra i 25 e i 34 anni. Un ulteriore 34,7% ha tra i 35 e i 64 anni.
Solo il 6,5% dei laureati che emigrano all'estero ha fino a 24 anni. Questo dato evidenzia un punto essenziale: la quota maggiore di uscite riguarda la fascia d'età in cui si consolidano carriera, specializzazione, reddito, scelte familiari e iniziative economiche.
Questa è la fase cruciale in cui un territorio, trattenendo competenze, può consolidare la propria base produttiva. La perdita di questi professionisti riduce inevitabilmente la profondità economica e innovativa della regione.
Emigrazione dei laureati: un trend decennale
Nel decennio compreso tra il 2014 e il 2024, i laureati umbri di cittadinanza italiana emigrati stabilmente all'estero sono aumentati del 132,5%. Si è passati da 268 partenze a 623. Questo incremento, sebbene leggermente inferiore alla media italiana (pari al 145,1%), rimane di dimensioni molto ampie.
Il confronto con l'emigrazione complessiva della popolazione italiana residente in Umbria offre un quadro ancora più istruttivo. Nello stesso arco di tempo, gli umbri trasferiti stabilmente all'estero sono aumentati del 75,6%, passando da 1.119 a 1.965.
Ciò significa che i laureati mostrano una propensione all'emigrazione stabile quasi doppia rispetto alla media della popolazione regionale italiana. Questo scarto non riguarda solo il volume delle partenze, ma anche la loro qualità, evidenziando una perdita di capitale umano altamente qualificato.
Le proposte della Camera di Commercio
Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di commercio dell'Umbria, sottolinea l'urgenza di agire. «L'Umbria non può limitarsi a registrare le partenze dei suoi laureati», afferma. È necessario costruire, con lucidità e continuità, le condizioni affinché rimanere diventi una scelta credibile, solida e competitiva.
Mencaroni ribadisce la sua posizione: occorre realizzare un'iniziativa comune tra istituzioni, università, sistema delle imprese e autonomie territoriali. L'obiettivo è valorizzare chi decide di investire le proprie competenze nella regione.
Il presidente auspica l'avvio rapido di un tavolo operativo per analizzare la situazione e progettare interventi concreti e mirati. «Trattenere capitale umano qualificato non è una questione simbolica, ma una priorità economica e civile», conclude Mencaroni. Significa rafforzare innovazione, lavoro di qualità, attrattività e possibilità di crescita per l'intera regione. Il futuro dell'Umbria passa anche da qui.