Il consigliere regionale Enrico Melasecche denuncia la presenza di "pazienti fantasma" e la mancata presa in carico delle prescrizioni mediche nel sistema sanitario umbro. Sostiene che si tratti di una prassi consolidata, non di casi isolati, con dati falsati sulle liste d'attesa.
Critiche alla gestione sanitaria regionale
Il capogruppo regionale della Lega, Enrico Melasecche, ha espresso forte preoccupazione. Molti cittadini gli hanno segnalato anomalie significative. Si tratta dei cosiddetti "pazienti fantasma".
Inoltre, viene denunciata la mancata presa in carico delle prescrizioni mediche. Queste segnalazioni hanno portato Melasecche a presentare un'interrogazione. L'atto è stato indirizzato alla presidente Proietti.
Inizialmente, la presidente ha smentito categoricamente la questione. Lo ha fatto tramite un comunicato stampa ufficiale. Successivamente, in Consiglio regionale, ha modificato la sua posizione. Ha parlato di possibili casi isolati.
Questi casi sarebbero legati a disfunzioni del sistema sanitario. Melasecche critica questa visione. Sottolinea che la presidente stessa detiene la delega alla Sanità.
Prassi consolidata e dati falsati
Melasecche afferma di aver accertato una realtà diversa. La sua indagine indica una prassi consolidata. Questa pratica sarebbe ben nota alla Giunta regionale. Non si tratterebbe di episodi sporadici.
La negazione di tale fenomeno è spudorata. Serve a evitare critiche pubbliche. Le proteste sui social media sono numerose. Nascono dalle promesse elettorali non mantenute.
L'inchiesta personale di Melasecche ha coinvolto alcune farmacie. I risultati attestano una realtà che si voleva nascondere. Questo avviene con una logica di assoluta prepotenza.
Parlare con i farmacisti, sia di aziende comunali che private, conferma i sospetti. Viene respinta la possibilità di ottenere le prestazioni.
Meccanismi illegali e ricorso al privato
I pazienti sono obbligati a tornare più volte. Non ottengono la prestazione. A volte, non ottengono nemmeno la presa in carico. Questo avviene per le liste d'attesa.
I numeri ufficiali delle liste d'attesa sono quindi falsati. Risultano inferiori alla realtà effettiva. Questo comportamento è illegale.
I dati inviati al Ministero sono alterati. Moltissimi casi non vengono contabilizzati. I sostenitori della sanità pubblica agiscono diversamente.
A oltre un anno dall'elezione, spingono verso il privato. Utilizzano meccanismi irregolari. Questo favorisce gli studi privati.
Vengono poi introdotti ulteriori filtri. L'obiettivo è ridurre le richieste dei medici di famiglia. Anche quelle degli specialisti vengono limitate.
Melasecche definisce questo comportamento inaccettabile. Auspica un intervento delle autorità competenti. Devono accertare le responsabilità.
La trasparenza è fondamentale in democrazia. È un pilastro nei rapporti tra amministratori e cittadini. La conferma arriva da un'inchiesta giornalistica.
Intramoenia e disparità di accesso
Un noto quotidiano umbro ha certificato un dato preoccupante. La regione è tra le prime in Italia per l'incremento delle visite intramoenia. Queste sono visite specialistiche a pagamento.
A pagarle sono i pazienti che se lo possono permettere. La sanità regionale incrementa i propri introiti. Guadagna dal pagamento di decine di migliaia di prestazioni.
Queste prestazioni sono pubbliche solo nel nome. Di fatto, sono private. Vengono erogate in strutture pubbliche.
Molti pazienti si rivolgono direttamente agli studi privati. Altri rinunciano alle cure. Questo aspetto era stato denunciato in passato.
L'ex segretario del PD, ora vice presidente della Giunta, aveva urlato contro questa situazione. Oggi, seduto sulla poltrona, tace.
Questo meccanismo fu introdotto dalla riforma sanitaria. Fu voluta dall'allora ministro Rosy Bindi. Lei continua a parlare di tutela dei più deboli.
Melasecche attende ancora l'accesso agli atti. Ha richiesto documenti importanti. I termini per la risposta obbligatoria sono scaduti.
Ha presentato un sollecito alla presidente del Consiglio regionale, Bistocchi. La richiesta è di attivarsi immediatamente. Deve garantire che la richiesta di accesso venga assolta.
Il direttore generale regionale, nominato dalla Proietti, non ha ancora risposto. La richiesta di accesso doveva essere evasa con la massima tempestività.