In Umbria le società benefit hanno raggiunto quota 73, generando un valore di produzione di 226 milioni di euro. L'incremento è del 32,7% rispetto all'anno precedente, confermando un trend di crescita significativo nel settore.
Crescita delle imprese benefit in Umbria
Al 31 marzo 2026, l'Umbria conta 73 società benefit. Questo dato rappresenta un aumento del 32,7% rispetto all'anno precedente. Queste realtà impiegano circa 1.200 addetti. Il valore della loro produzione ha raggiunto la cifra considerevole di 226 milioni di euro.
Questi numeri sono emersi durante un incontro tenutosi presso il Centro servizi camerali "Galeazzo Alessi". L'evento è stato promosso dalla Camera di commercio dell'Umbria. Si è svolto nell'ambito del Festival per la parità di genere.
Impegno per parità e sostenibilità
L'incontro è stato coordinato da Giuliana Piandoro, vicesegretaria generale della Camera di Commercio dell'Umbria. Ha sottolineato l'impegno dell'ente verso la parità di genere e la sostenibilità d'impresa. Questi temi sono centrali nel progetto "Pagina-Parità di genere in azienda".
Il progetto è promosso dalla Consigliera di parità della Regione Umbria, dalla Regione Umbria e dalla stessa Camera di commercio. Beneficia del finanziamento del ministero del Lavoro e delle politiche sociali. Il percorso mira ad accompagnare le imprese verso la Certificazione della parità di genere Uni/PdR 125:2022. Il bando collegato ha visto una forte adesione da parte delle aziende umbre.
Giuliana Piandoro ha evidenziato l'impegno della Camera su molteplici fronti della sostenibilità. La transizione ecologica delle imprese è un pilastro del programma di mandato della giunta camerale. Parità, sostenibilità e responsabilità sociale sono viste come parti integrate di un'unica trasformazione organizzativa.
Il quadro nazionale e i dati InfoCamere
Serafino Pitingaro, senior data analyst di InfoCamere, ha presentato il quadro nazionale e regionale. Ha definito il dato umbro come una "maturazione iniziale ma significativa". Il modello delle società benefit sta iniziando a essere compreso anche da un sistema produttivo prevalentemente composto da piccole e medie imprese.
A livello nazionale, il fenomeno delle società benefit ha superato la fase di nicchia. La Ricerca nazionale sulle società benefit 2026 indica 5.540 società benefit alla fine del 2025. Questo rappresenta un aumento del 21% rispetto all'anno precedente. Queste imprese occupano oltre 241 mila addetti. Generano un valore della produzione di 69 miliardi di euro.
Nel triennio 2022-2024, le società benefit hanno visto un aumento del fatturato mediano del 15%. Le imprese non benefit hanno registrato un aumento del 5%. Il 63% delle società benefit ha incrementato gli addetti, rispetto al 48% delle imprese tradizionali. Anche il valore aggiunto e il costo del lavoro mostrano crescite superiori: 19,7% e 21,6%, contro rispettivamente il 12,6% e 11,2% delle altre imprese.
Il ruolo del sistema camerale e del Made in Italy
Marilina Labia, dirigente di Si.Camera/Unioncamere, ha menzionato il roadshow nazionale promosso dal ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il sistema camerale ha il compito di rendere il modello delle società benefit "comprensibile e praticabile". Ciò attraverso "obiettivi chiari, strumenti di misurazione e rendicontazione trasparente".
Laura Morleni, funzionaria della Casa del Made in Italy di Perugia, ha collegato il tema alla qualità produttiva. "Il Made in Italy è forte quando tiene insieme competitività, identità e responsabilità", ha affermato. Ludovica Angelico del ministero delle Imprese e del Made in Italy ha sottolineato la strategicità delle imprese benefit come "leva di una vera economia sociale di mercato".
Diffusione geografica e governance
La distribuzione geografica delle società benefit vede una maggiore concentrazione nel Nord Italia, con la Lombardia in testa. Tuttavia, la diffusione sta riguardando ormai settori e dimensioni aziendali diverse.
Andrea Bellucci, professore dell'Università degli Studi di Perugia e membro del Comitato scientifico di Assobenefit, ha posto l'accento sulla necessità di andare oltre la semplice modifica dello statuto. La vera sfida, secondo Bellucci, è capire se la scelta di diventare benefit "cambia la governance, il rapporto con i lavoratori, la relazione con l'ambiente e con la comunità".
Bellucci ha inoltre evidenziato il legame tra società benefit e parità di genere. Nei consigli di amministrazione delle società benefit, la presenza femminile raggiunge il 47%. Questo dato è significativamente superiore al 36% registrato nelle imprese non benefit.