Condividi
AD: article-top (horizontal)

Nel 1909, la giornalista Maria Rygier svelò condizioni disumane e abusi nel riformatorio femminile di Perugia. La sua inchiesta scosse l'opinione pubblica e portò a interrogazioni parlamentari.

La denuncia di Maria Rygier sul riformatorio

Maria Rygier, giornalista d'inchiesta e sindacalista anarchica, portò alla luce le terribili condizioni del riformatorio femminile di Perugia. La sua indagine, pubblicata sul giornale progressista «La Democrazia», rivelò un quadro sconvolgente.

Già in passato, Rygier aveva documentato maltrattamenti e degrado igienico nel carcere di Torino. Per lei, le istituzioni borghesi si basavano sulla sottomissione dei più deboli. I riformatori accoglievano emarginati e minori abbandonati, vite considerate insignificanti.

La sua denuncia sul riformatorio perugino fu esplicita. Descrisse crudeltà e nefandezze perpetrate da suore belghe nei confronti delle recluse. Le relazioni ministeriali cautamente avevano già accennato a problemi.

Punizioni brutali e depravazioni

Rygier elencò punizioni arbitrarie: l'uso di cinghie strette fino a causare lividi. Le donne subivano segregazione prolungata, percosse e venivano lasciate nude in celle gelide d'inverno. Una detenuta fu legata mentre aveva un'infezione, con parti del corpo esposte e invase da vermi.

Un'altra donna rimase legata per venticinque giorni, la sua camicia marcì addosso. Le recluse vivevano nel terrore, tremando al minimo rumore. L'inchiesta rivelò anche episodi di depravazione sessuale commessi alla presenza di bambine sotto i dieci anni.

La separazione tra adulte e minorenni era stata abolita. Le suore partecipavano a rapporti sessuali con le detenute, talvolta dando vita a relazioni omosessuali stabili. Rygier raccolse queste testimonianze da decine di ex recluse.

Reazioni e conseguenze politiche

La denuncia provocò un'ondata di reazioni. La stampa cattolica accusò Rygier di anticlericalismo. I liberali moderati parlarono di esagerazioni, auspicando una denuncia più misurata. Teresita Pasini, giornalista pacifista con lo pseudonimo «Alma Dolens», difese il rigore di Rygier, invitando a fare piena luce sui fatti.

Le suore minacciarono una denuncia per diffamazione. Rygier accolse la proposta, desiderosa di un confronto in tribunale. La questione attirò l'attenzione nazionale.

L'onorevole repubblicano Eugenio Chiesa visitò il riformatorio, rimanendo sconvolto dalle «barbarie» osservate. Presentò un'interrogazione al governo.

La chiusura del caso e le critiche

Il governo cercò di chiudere rapidamente la questione. Le suore belghe furono rimosse per «ragioni di moralità», come dichiarò Giolitti al «Corriere della Sera». Avevano rinunciato alla querela, probabilmente su pressione governativa.

Giolitti minimizzò, sostenendo che i maschi nei riformatori potevano essere corretti, le femmine, no. La questione sembrava chiusa, ma Rygier obiettò che altre suore sostituirono le belghe. Le condizioni non migliorarono, anzi.

Il personale religioso manteneva il controllo, stabiliva paghe e infliggeva punizioni con scarso controllo. A differenza degli istituti maschili gestiti da laici, quelli femminili erano soggetti all'autorità delle madri superiori.

L'anno seguente, il ministero dell'interno soppresse il riformatorio femminile. Il giornale socialista «La Battaglia» definì l'evento «una vittoria della stampa indipendente», alludendo alle vere ragioni della chiusura.

AD: article-bottom (horizontal)