La sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, propone un nuovo approccio politico basato sulle sfide urbane. Sottolinea la necessità di un programma progressista che affronti disuguaglianze e bisogni concreti, partendo dalle esperienze delle città.
Le città come laboratori di cambiamento
Non è necessario un partito dedicato ai sindaci. Serve invece un progetto politico. Questo progetto deve riconoscere le città come luoghi chiave. Qui si affrontano i cambiamenti globali e le sfide attuali. Le esperienze maturate nelle nostre realtà urbane possono generare un'idea concreta di nazione. Tale idea va poi condivisa. Può diventare una proposta per le forze progressiste e il centrosinistra.
Lo ha affermato la sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi. La sua posizione è civica, ma guida una coalizione di centrosinistra e civici. Ha parlato durante un'iniziativa promossa dalla Fondazione Italianieuropei. L'evento si è svolto in Campidoglio, a Roma.
Il campo progressista necessita di un nuovo programma di governo. Ma non solo: serve anche una nuova idea di società. Lo ha evidenziato la sindaca Ferdinandi. Le nostre città condividono già problematiche comuni. Tra queste, l'emergenza abitativa e la sanità. Ci sono anche nuove povertà e il lavoro precario. Infine, la crisi democratica e il senso di solitudine. Non possiamo limitarci a gestire le emergenze.
Superare il modello di mercato e competizione
Per troppo tempo, la sinistra e il centrosinistra hanno accettato un modello. In questo schema, il mercato era l'organizzatore principale della società. La competizione guidava lo sviluppo. L'individuo era l'unico responsabile dei propri successi o fallimenti. Oggi ne vediamo le conseguenze nelle nostre città. Le disuguaglianze sono in aumento. Il lavoro non garantisce più una vita dignitosa. L'emergenza abitativa peggiora. La solitudine e la paura crescono.
Noi sindaci viviamo quotidianamente la distanza. C'è la distanza tra la polvere e la visione. La polvere rappresenta i bisogni concreti delle persone. Ma se ci fermiamo alla polvere, gestiamo solo l'esistente. Le città, invece, necessitano di una guida basata su una visione. È questa visione che dobbiamo proporre al Paese. Dobbiamo offrire una prospettiva più ampia.
La sindaca Ferdinandi ha aggiunto che casa, salute, educazione, mobilità e sicurezza non possono essere beni di lusso. Non devono essere accessibili solo a chi può permetterseli. Questi sono diritti fondamentali. La loro effettività non può dipendere dal luogo di nascita. Né dalla capacità economica di una singola amministrazione locale.
Giustizia sociale e comunità contro la paura
La destra tende a organizzare la paura. Individua un nemico e offre risposte semplici a problemi complessi. Noi dobbiamo intraprendere un percorso più difficile e ambizioso. Dobbiamo tornare a costruire giustizia sociale. Dobbiamo ricostruire il senso di comunità. Dobbiamo mettere in discussione non solo gli effetti del modello attuale. Dobbiamo anche analizzare le sue premesse. Quelle premesse che hanno generato le disuguaglianze.
È necessario tornare a parlare non solo alla ragione dei cittadini. Dobbiamo anche parlare al loro cuore. Dobbiamo riconnetterci emotivamente con le persone. Le nostre città sono un punto di partenza. Da qui possiamo costruire un futuro migliore. Un futuro basato su valori condivisi e solidarietà. Le esperienze locali possono diventare un modello nazionale.
La sindaca Ferdinandi ha sottolineato l'importanza di un approccio diverso. Un approccio che metta al centro le persone. Che affronti le cause profonde delle disuguaglianze. Che promuova un modello di società più equo e inclusivo. Le città sono il luogo dove queste idee possono prendere forma concreta. E da lì, diffondersi a livello nazionale.
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