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La Procura di Perugia ha chiuso l'indagine sull'omicidio di Hekuran Cumani. Yassin Hassen Amri, già accusato dell'omicidio, deve rispondere anche di lesioni aggravate per aver ferito il fratello della vittima, Samuele. L'arma del delitto sarebbe un coltello ripescato dal Tevere.

Chiusa indagine sull'omicidio Cumani a Perugia

Le indagini sull'omicidio di Hekuran Cumani sono giunte a una svolta. La Procura di Perugia ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari. Questo atto precede la richiesta di rinvio a giudizio per i sospettati.

La Pubblico Ministero Gemma Miliani ha analizzato tutti gli esiti delle perizie. Ha formulato una nuova contestazione per Yassin Hassen Amri. L'accusa lo ritiene l'esecutore materiale dell'omicidio di Hekuran Cumani.

Il 21enne è accusato di omicidio volontario. Le aggravanti includono la minorata difesa della vittima e futili motivi. Ora deve rispondere anche di lesioni aggravate.

Nuove accuse per Yassin Hassen Amri

Amri è indagato in concorso con un buttafuori. Quest'ultimo era stato indicato fin da subito dai presenti. I due avrebbero colpito e accoltellato il fratello di Hekuran, Samuele Cumani. Le ferite alle gambe sono state giudicate serie.

Questa è una delle novità emerse dagli atti. Yassin Amri si è sempre dichiarato innocente. L'accusa sostiene che abbia ucciso il 23enne di Fabriano con un coltello. Questo coltello fu ritrovato nel Tevere.

La lama fu ripescata settimane dopo l'omicidio. Era vicino al ponte vecchio di Ponte San Giovanni. Il medico legale ha ritenuto il coltello compatibile con la ferita mortale. Le intercettazioni avevano suggerito che Amri lo avesse gettato lì.

Il ritrovamento del coltello e del telefono

Vicino all'arma, i sommozzatori dei vigili del fuoco hanno recuperato il cellulare di Amri. All'interno dell'iPhone sono state trovate immagini pedopornografiche. Questo ha portato a un'ulteriore accusa per Amri: detenzione di materiale pedopornografico.

Sono emersi anche video. In essi, Amri brandiva un coltello in auto, minacciando qualcuno. La squadra mobile ha collegato questi video alla notte precedente l'omicidio.

In quella circostanza, Amri e Mohamed Abid, altro indagato scarcerato, avrebbero minacciato dei ragazzi. Questi ultimi avevano avuto una lite con coetanei del gruppo di Ponte San Giovanni.

Lite e minacce: nuove imputazioni

I fatti del 17 ottobre hanno portato nuove accuse per entrambi. Anche la fidanzata di Abid è coinvolta. Le accuse per loro sono simili a quelle dell'omicidio: porto abusivo di oggetti atti a offendere.

Mohamed Abid, detto Simo, è accusato anche di minacce aggravate. Recentemente ha patteggiato sei mesi per l'aggressione ai buttafuori dell'Urban a maggio scorso.

L'accusa evidenzia che Abid avrebbe iniziato la lite. Questa sarebbe scaturita da una battuta su una squadra di calcio. Hekuran Cumani e suo fratello Samuele erano estranei a questo alterco iniziale.

Abid avrebbe minacciato gravemente i presenti con un coltello. Li avrebbe puntati alla gola ripetutamente. Secondo le indagini, Yassin Amri avrebbe raccolto da terra un coltello da cucina di 30 centimetri.

Lo avrebbe brandito verso la vittima, mentre la colpiva con l'altra mano. Sulla lama è stata trovata una traccia di sangue. Non era però da contatto diretto.

Tempi per la difesa e dichiarazioni

Ora gli indagati hanno venti giorni. Possono presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogati. L'avvocato Giuseppe Gasparri, che assiste Mohamed Abid, ha dichiarato: «Le indagini hanno confermato che Abid ha detto la verità sin da principio. Per quanto riguarda le minacce vedremo gli atti, ma non ci risultano».

Nessun commento dall'avvocato Vincenzo Bochicchio. Lui assiste Amri. Recentemente la Cassazione ha rigettato la richiesta di annullamento della misura cautelare in carcere per il suo assistito.

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