La Seconda commissione regionale umbra ha discusso il mancato rinnovo del contratto nazionale per le farmacie private. I sindacati hanno evidenziato salari inadeguati e la necessità di valorizzare la professionalità dei farmacisti, annunciando uno sciopero.
Vertenza contratto farmacie private in Umbria
La Seconda commissione regionale ha dedicato un'audizione al rinnovo del contratto nazionale delle farmacie private. L'incontro si è svolto a Palazzo Cesaroni, sede dell'Assemblea legislativa dell'Umbria.
I rappresentanti dei sindacati di categoria hanno esposto le problematiche legate al contratto scaduto. Hanno sottolineato la necessità di un adeguamento salariale. La retribuzione media attuale è di circa 1.700 euro mensili.
È emersa la richiesta di una maggiore valorizzazione della professionalità. Il farmacista è ormai un vero operatore sanitario. Svolge mansioni aggiuntive non sempre riconosciute.
Un altro punto cruciale riguarda la conciliazione tra vita e lavoro. Gli orari di apertura prolungati, anche nei giorni festivi, creano difficoltà.
Ai commissari è stato chiesto di farsi portavoce. Devono sollecitare Federfarma e sostenere i lavoratori. La vertenza coinvolge circa mille operatori in Umbria.
Sciopero e proposte per i farmacisti
I sindacati hanno annunciato uno sciopero. La protesta è prevista per il prossimo 13 aprile a Roma. I lavoratori manifesteranno davanti alla sede di Federfarma.
Massimiliano Cofani, segretario generale Filcams Cgil Perugia, ha ricordato la scadenza del contratto. Era il 31 agosto 2024. Dal 2013 al 2026, l'aumento salariale è stato di soli 80 euro.
Le nuove mansioni includono elettrocardiogrammi e telemedicina. Queste attività non sono ancora retribuite né normate adeguatamente. La professione sta diventando poco appetibile per i giovani.
Federfarma ha proposto aumenti salariali minimi. Si parla di 120 euro, poi aumentati a 180 euro prima di uno sciopero precedente. Successivamente, la proposta è scesa a 130 euro, con distinzioni tra laureati e non.
Mariangela Furfaro (Filcams Perugia) ha evidenziato la difficoltà nel reperire farmacisti. Le iscrizioni all'Università di Farmacia sono in calo. Mancano personale per le sostituzioni.
Nicola Cassieri (Uiltucs Umbria) ha sottolineato il cambiamento del ruolo del farmacista post-pandemia. La professionalità non viene riconosciuta economicamente. Si paventa il rischio di ricorrere alla partita IVA.
Rachele Rotoni (Fisascat Cisl Umbria) ha ribadito la mancanza di riconoscimento economico. Nonostante le continue richieste di aggiornamento e le nuove mansioni, la retribuzione resta inadeguata.
Impegno della Commissione e prospettive future
I commissari presenti hanno ringraziato i rappresentanti sindacali. Hanno garantito massima attenzione alla vertenza. Hanno espresso la volontà di presentare una proposta di risoluzione in Aula.
La proposta sarà discussa nella prossima seduta consiliare, prevista per il 9 aprile. I commissari di minoranza hanno chiesto di invitare anche i rappresentanti di Federfarma. L'audizione è fissata per il 7 aprile.
L'obiettivo è votare un documento di indirizzo nella stessa riunione. I commissari di maggioranza hanno assicurato che il nuovo Piano Sanitario Regionale attribuirà ruoli importanti alle farmacie. Saranno centrali per la medicina del territorio.
È stata rimarcata l'urgenza di rinnovare il contratto. L'Assemblea legislativa si impegnerà per quanto di propria competenza. I commissari di minoranza hanno auspicato un impegno preciso per integrare le farmacie nella nuova organizzazione sanitaria.
Riccardo Dentini (Filcams Cgil-farmacista pubblico) ha evidenziato analoghe problematiche per le farmacie pubbliche. La trattativa con Assofarm si è bloccata per proposte economiche ritenute insufficienti.
Si sta valutando una nuova figura di assistente del farmacista, non necessariamente laureato. Questo aspetto preoccupa e potrebbe portare a un degrado della professione.
Rosita Petrucci (Filcams Terni) ha parlato di un movimento dei lavoratori senza precedenti. Il problema non è solo il salario, ma il futuro professionale. Si chiede una riflessione congiunta con la Regione per ripensare il ruolo del farmacista e della farmacia come presidio sanitario.