L'avvocato Daniela Paccoi è indagata per concorso in traffico di droga. La legale respinge fermamente le accuse, definendole "vergognose" e un attacco alla sua professione. La procura di Perugia contesta il suo ruolo di intermediaria e consigliere per un assistito coinvolto in un'indagine su stupefacenti.
Avvocato Paccoi respinge le accuse
L'avvocato Daniela Paccoi ha espresso profonda indignazione. Ha dichiarato di vergognarsi di far parte di un sistema giudiziario che persegue un professionista. La sua carriera dura da 45 anni. La considera una vergogna indagare un legale basandosi su insinuazioni. Ha definito le accuse «vergognose» e «infondate».
La procura di Perugia ha notificato l'avviso di conclusione indagini. Le accuse includono concorso in associazione finalizzata allo spaccio. Si contesta anche il concorso in traffico di droga. Infine, l'induzione a rendere dichiarazioni mendaci. Queste contestazioni rientrano nell'inchiesta su stupefacenti.
L'indagine aveva già portato all'arresto di un ristoratore di Foligno. Erano stati sequestrati 65 chili di cocaina. Coinvolti anche spacciatori di origine albanese. Il procuratore aggiunto Gennaro Iannarone guida l'inchiesta. La Paccoi avrebbe agito da intermediaria. Avrebbe fatto da ponte tra il suo assistito e i vertici di un'organizzazione criminale.
La strategia difensiva secondo l'accusa
Secondo la procura, la Paccoi avrebbe indotto il suo assistito a non rivelare i nomi dei complici. In cambio, avrebbe promesso denaro. Le sarebbe stato consigliato di simulare il ritrovamento di due chili di droga. L'obiettivo era far credere a una collaborazione con le autorità. Questo avrebbe dovuto minimizzare la sua posizione.
La legale ha replicato con fermezza. Ha spiegato che il suo consiglio era quello che ogni difensore avrebbe dato. Si trattava di attenuare i danni per il suo cliente. Il cliente era stato trovato in possesso di 65 chili di sostanza stupefacente. La Paccoi ha sottolineato che la legge prevede un'attenuante speciale. Questa si concede se l'indagato fornisce nomi di complici non ancora noti. Oppure se fa ritrovare droga, sottraendola al mercato.
Ha affermato che questo era un suo preciso dovere professionale. Ha definito l'ipotesi accusatoria «rabbrividente». Ha sollevato dubbi sulla legittimità delle intercettazioni. In particolare, quelle dei colloqui avvenuti in carcere con il suo assistito. Ha definito «vergognosa» anche l'iscrizione nel registro degli indagati.
Incontro con parenti e difesa legale
La ragione dell'iscrizione nel registro degli indagati sarebbe un incontro. Questo è avvenuto all'esterno di un supermercato. La Paccoi era con la compagna del suo assistito. C'era anche la moglie di un altro suo cliente. Quest'ultimo era socio del ristoratore arrestato. La legale ha definito l'incontro normale. Simile a quelli con tutti i parenti degli arrestati. Persone che desiderano informazioni sull'andamento del caso.
L'avvocato Alessandro Cannevale, difensore della Paccoi, ha espresso preoccupazione. Ha definito senza precedenti un PM che indica la linea difensiva migliore. E che valuta come prova contro un avvocato il fatto che abbia suggerito una strategia non gradita al magistrato. Cannevale ha avvertito sul rischio di creare fonti di prova inattendibili. Ha ipotizzato che un assistito potrebbe sentirsi spinto a denunciare il proprio avvocato. Questo per rendere più credibile la propria collaborazione. Una situazione ritenuta «pericolosissima».
Domande e Risposte
Perché l'avvocato Paccoi è indagata?
L'avvocato Daniela Paccoi è indagata per concorso in traffico di droga. La procura di Perugia la accusa di aver fatto da intermediaria tra il suo assistito e i capi di un'organizzazione criminale. Le contestano anche di aver indotto il cliente a tacere i nomi dei complici e a simulare una collaborazione.
Come si difende l'avvocato Paccoi?
L'avvocato Daniela Paccoi respinge tutte le accuse, definendole «vergognose» e infondate. Sostiene di aver semplicemente consigliato al suo assistito la migliore strategia difensiva possibile, come previsto dalla legge per attenuare la pena. Critica inoltre la validità delle intercettazioni e il motivo della sua iscrizione nel registro degli indagati.
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