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Valentina Cortese, originaria di Accettura, ha scelto di tornare nel suo paese d'origine dopo anni vissuti al Nord. Grazie al lavoro da remoto, ha riscoperto un ritmo di vita più umano, valorizzando la natura e la comunità locale.

Ritorno alle origini: una scelta di vita

Per anni, Valentina Cortese ha avvertito una sensazione di spaesamento. Si sentiva estranea sia al Nord che al Sud. La sua identità era divisa tra due mondi. La possibilità di lavorare da remoto ha riacceso una domanda fondamentale: dov'è veramente casa? Questa programmatrice di software, nata nel 1996 ad Accettura, in provincia di Matera, ha deciso di fare ritorno nel paese della sua infanzia. La sua non è stata una scelta dettata dalla nostalgia. Ha invece privilegiato la ricerca di una migliore qualità della vita.

La sua partenza da Accettura avvenne all'età di nove anni. Fu mandata in collegio per studiare, prima ad Arezzo e poi a Perugia. Questo drastico cambiamento fu vissuto più come un'avventura che come un trauma. «Passare da un paese di poco più di mille abitanti a una realtà molto più grande», ha raccontato, «fu un cambiamento enorme. Ricordo soprattutto il senso di novità: tutto era diverso, tutto mi incuriosiva».

La scoperta di un nuovo mondo

La vita in collegio offriva un'esperienza lontana dalla sua precedente dimensione rurale. Gite, attività culturali e nuove amicizie la introdussero a un universo completamente differente. «Anche le persone mi sembravano molto diverse», ha aggiunto, «rispetto a quelle che conoscevo ad Accettura. Ricordo educatrici curate, eleganti, sempre in ordine: per me era qualcosa di completamente nuovo».

Tuttavia, questo precoce distacco generò nel tempo un senso di appartenenza incompleta. «Quando ero al Nord», ha evidenziato, «mi chiedevano spesso da dove venissi, perché non avevo l'accento del posto. Ma la stessa cosa succedeva quando tornavo giù». Fu proprio in questa terra di mezzo identitaria che nacque il bisogno di ridefinire il concetto di casa. Più che il paese in sé, le mancavano alcuni frammenti concreti dell'infanzia lucana.

«I miei genitori vivevano in campagna», ha detto, «e io passavo le giornate all'aperto: mi arrampicavo sugli alberi, costruivo capanne, andavo in bicicletta, stavo in stalla. Eravamo molto liberi». Questa libertà e il contatto con la natura rappresentavano un valore profondo.

Lo smart working: la chiave del ritorno

La svolta decisiva arrivò con la diffusione del lavoro da remoto. Questa opportunità trasformò un'idea vaga di ritorno in una scelta concreta. «Senza lo smart working», ha sottolineato, «probabilmente non sarei mai tornata. Mi ha dato la libertà di scegliere dove vivere». Dopo anni trascorsi a inseguire il ritmo frenetico delle città, maturò una consapevolezza diversa. «Da ragazza», ha affermato, «immaginavo il futuro nella carriera, nelle città, nel movimento continuo. Poi però ho capito che forse quella non era la vita che desideravo davvero».

Il suo racconto del ritorno ad Accettura non presenta toni di rinuncia. Al contrario, viene descritto come una riconquista di tempo e qualità della vita. «In città sentivo di vivere dentro un ingranaggio», ha osservato. «Uscivo di casa alle sette del mattino e tornavo alle sette di sera. Alla fine della giornata avevo la sensazione di aver vissuto soltanto per lavorare». Oggi, invece, la quotidianità segue ritmi differenti.

Una nuova prospettiva sui piccoli centri

«La mia giornata», ha proseguito, «finisce davvero quando smetto di lavorare. Posso fare una passeggiata, andare nel bosco, vivere il paese con calma. Qui non percepisci continuamente quella corsa tipica delle città. Vedi persone che si fermano a parlare, che vivono il tempo in modo più umano».

Valentina guarda ora ad Accettura con occhi completamente diversi rispetto alla sua adolescenza. «Quella lentezza che prima vedevo come un limite, oggi la considero un valore», ha raccontato. Il suo ritorno non è solo una scelta individuale. Rappresenta anche un messaggio per molti giovani emigrati dal Sud.

«Credo», ha sostenuto, «che nei piccoli paesi ci siano ancora tante possibilità da costruire. Spesso pensiamo che l'unica strada sia andare via, ma forse dovremmo iniziare a guardare questi luoghi anche come spazi in cui creare qualcosa di nuovo». La sua visione del ritorno nei piccoli centri va oltre la sfera emotiva o familiare. Può trasformarsi in una possibilità concreta di sviluppo e realizzazione personale.

La sua esperienza dimostra che è possibile conciliare una carriera professionale con una vita serena e a contatto con la natura. Il ritorno al Sud, grazie alle nuove tecnologie, diventa una scelta praticabile e desiderabile per molti.

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