Tumore prostata: ablazione focale riduce chirurgia e chemio
Ablazione focale: una rivoluzione nel trattamento del tumore alla prostata
Un approccio terapeutico innovativo sta cambiando la gestione del tumore alla prostata. L'ablazione focale con laser, una tecnica mininvasiva, permette di trattare selettivamente il nodulo tumorale, riducendo la necessità di ricorrere a chirurgia tradizionale o chemioterapia.
Questa procedura è stata introdotta all'Istituto di Cura Città di Pavia, parte del Gruppo San Donato, dal dottor Dimitrios Choussos, primario di Urologia. La tecnica mira a distruggere le cellule neoplastiche attraverso il calore generato dal laser, preservando il tessuto sano circostante.
Il carcinoma della prostata è la neoplasia più diffusa tra gli uomini, con decine di migliaia di nuovi casi diagnosticati annualmente in Italia. I progressi nella diagnostica, come la risonanza magnetica multiparametrica e le biopsie mirate, consentono oggi un'identificazione più precisa delle forme tumorali localizzate e a basso rischio di progressione.
L'ablazione focale con laser (FLA) si affianca ai trattamenti consolidati come chirurgia e radioterapia. La procedura viene eseguita per via transperineale, sotto guida ecografica, mediante l'inserimento di sottili aghi che veicolano fibre ottiche. La sorgente laser emette energia termica per indurre la necrosi delle cellule tumorali.
Questa opzione terapeutica si rivela particolarmente vantaggiosa per i pazienti che temono gli effetti collaterali dei trattamenti convenzionali. È indicata anche per coloro le cui condizioni cliniche rendono rischioso un intervento chirurgico maggiore, o in presenza di lesioni di estensione limitata che non giustificano un approccio radicale.
Inoltre, l'ablazione focale rappresenta un'alternativa per i pazienti con tumori a bassa aggressività che non desiderano la sorveglianza attiva, un percorso che prevede controlli periodici senza interventi immediati.
Il dottor Choussos sottolinea come questa tecnica si inserisca nel percorso verso una medicina sempre più personalizzata. «L'obiettivo non è soltanto curare la malattia, ma farlo con il minor impatto possibile sulla qualità della vita, rispetto ai trattamenti tradizionali, preservando quindi la funzione urinaria, erettile ed eiaculatoria» ha dichiarato.
L'intervento prevede un ricovero breve, di solito 1-2 giorni. Può essere eseguito in anestesia locale con sedazione, spinale o generale, a seconda della valutazione del paziente. Il post-operatorio include un periodo di monitoraggio con controlli clinici, risonanza magnetica ed eventuali biopsie, mantenendo la necessità di proseguire la sorveglianza attiva.