La Commissione Europea ha approvato il declassamento di diverse aree in Lombardia precedentemente soggette a restrizioni per la Peste Suina Africana (PSA). Milano e gran parte di Lodi tornano zone libere, mentre Pavia vede miglioramenti significativi ma con alcune aree ancora sotto sorveglianza.
Lombardia: svolta nella lotta alla Peste Suina Africana
La Regione Lombardia celebra un importante successo nella gestione della Peste Suina Africana (PSA). La Commissione Europea ha infatti dato il via libera al declassamento di numerose aree precedentemente colpite dal virus. Questo importante passo avanti è il risultato diretto dell'efficacia delle misure di controllo implementate sul territorio.
Gli assessori regionali Guido Bertolaso (Welfare) e Alessandro Beduschi (Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste) hanno espresso grande soddisfazione per l'esito. Hanno sottolineato come il modello di governance regionale si sia dimostrato solido e capace di affrontare l'emergenza sanitaria.
Il voto favorevole della Commissione Europea sancisce il riconoscimento degli sforzi compiuti. Le attività di sorveglianza, il controllo della fauna selvatica e l'innalzamento degli standard di biosicurezza negli allevamenti hanno giocato un ruolo cruciale. Anche il coordinamento tra istituzioni, enti scientifici e operatori del settore è stato fondamentale.
Milano e Lodi: zone libere dalla Peste Suina Africana
Un annuncio particolarmente significativo riguarda la Città Metropolitana di Milano. Tutti gli 82 comuni che erano stati precedentemente inseriti nelle zone di restrizione sono ora ufficialmente dichiarati zona libera. Questo certifica l'assenza di rischi residui legati alla PSA sul territorio milanese.
Anche la provincia di Lodi registra un progresso notevole. Dei 32 comuni precedentemente interessati dalle misure restrittive, tutti vengono ora declassati. Fa eccezione il solo Comune di San Rocco, che rimarrà in Zona di Restrizione 1.
La permanenza di San Rocco in zona soggetta a restrizioni è dovuta alla vicinanza con il territorio piacentino. Recenti positività registrate in provincia di Piacenza hanno reso necessaria una sorveglianza più stringente nell'area di confine lombardo-emiliana.
Pavia: un quadro complesso tra miglioramenti e criticità
La provincia di Pavia presenta un quadro più articolato, riflettendo una storia epidemiologica più complessa. L'ampia zonizzazione precedentemente applicata ha richiesto un approccio differenziato per il declassamento.
Dei 186 comuni originariamente coinvolti dalle restrizioni, ben 77 vengono ora riconosciuti come zona libera. Altri 53 comuni passeranno alla Zona di Restrizione 1, indicando una riduzione delle criticità ma la necessità di mantenere un monitoraggio attivo.
Tuttavia, 56 comuni dell'Oltrepò Pavese manterranno la classificazione in Zona di Restrizione 2. Questa zona è stata storicamente quella con le maggiori criticità, evidenziate dal monitoraggio della fauna selvatica. Qui è ancora indispensabile mantenere un elevato livello di sorveglianza per prevenire nuove introduzioni del virus.
Formalizzazione e coordinamento: la chiave del successo
La decisione della Commissione Europea porterà a una ridefinizione ufficiale delle zone di restrizione. Il nuovo assetto territoriale sarà formalizzato nei prossimi giorni con la pubblicazione di un regolamento europeo specifico. Questo segna un punto di arrivo importante nel percorso di eradicazione della PSA.
Gli assessori Bertolaso e Beduschi hanno voluto sottolineare l'importanza del lavoro coordinato sul territorio. Hanno evidenziato come un approccio integrato sia fondamentale per gestire emergenze sanitarie complesse come la PSA. Il successo è frutto della collaborazione tra il Commissario straordinario alla PSA, Giovanni Filippini, e il Sub Commissario lombardo, Mario Chiari.
Fondamentale è stato anche il contributo delle Direzioni generali regionali di Regione Lombardia. I dipartimenti veterinari delle ATS (Agenzie di Tutela della Salute) hanno svolto un ruolo primario. Anche i corpi di polizia provinciale, Izsler (Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell'Emilia-Romagna), Ersaf (Ente Regionale per i Servizi all'Agricoltura e alle Foreste) e le forze dell'ordine hanno collaborato attivamente.
Le amministrazioni locali, Enci (Ente Nazionale della Cinofilia Italiana), il mondo venatorio e l'intera filiera suinicola hanno dimostrato un impegno collettivo. Gli assessori hanno riservato un ringraziamento speciale ai veterinari. La loro professionalità, sia a livello di direzione generale Welfare che delle ATS, è stata essenziale.
Il sistema regionale ha operato come un'unica squadra. La condivisione di informazioni, azioni sul campo e responsabilità ha permesso di raggiungere questo traguardo. La cooperazione interistituzionale si dimostra capace di produrre risultati concreti per la tutela sanitaria, economica e produttiva della Lombardia.