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Una ricerca innovativa condotta al San Matteo di Pavia ha identificato la presenza di specifici auto-anticorpi come causa delle forme più gravi di encefalite da West Nile. Questo studio apre nuove strade per la diagnosi precoce e la prevenzione.

Nuove scoperte sull'encefalite da West Nile

Una recente indagine scientifica, guidata dal dottor Fausto Baldanti, direttore di Microbiologia e Virologia presso l'ospedale San Matteo di Pavia, ha gettato nuova luce sui meccanismi che portano alle manifestazioni più severe dell'infezione da West Nile. Questo virus, noto per essere trasmesso dalle zanzare, colpisce diverse aree geografiche.

La maggior parte delle infezioni da West Nile si presenta in forma asintomatica o con sintomi lievi, simili a quelli influenzali. Tuttavia, una piccola percentuale di individui, meno dell'1%, può sviluppare una complicanza neurologica grave: l'encefalite. Questa forma severa rappresenta una seria minaccia per la salute pubblica.

Ruolo degli auto-anticorpi nell'infezione

La ricerca, che ha coinvolto 11 istituti di ricerca in cinque Paesi europei, ha evidenziato il ruolo cruciale degli auto-anticorpi. Questi auto-anticorpi agiscono contro gli interferoni di tipo I. Gli interferoni sono molecole essenziali per la difesa antivirale del corpo umano.

La presenza di questi auto-anticorpi nel sangue di alcuni individui compromette la risposta immunitaria. Essi neutralizzano l'attività degli interferoni di tipo I. Di conseguenza, il sistema immunitario fatica a controllare l'infezione virale. I dati raccolti sono significativi.

Implicazioni per la diagnosi e la prevenzione

Quasi il 40% dei pazienti affetti da encefalite da West Nile presenta questi specifici auto-anticorpi. Al contrario, tali auto-anticorpi sono molto rari nelle persone con infezioni lievi o asintomatiche. La loro presenza aumenta il rischio di sviluppare encefalite fino a duemila volte. Questo dato è senza precedenti per i fattori umani di predisposizione alle malattie infettive.

I risultati di questo studio, pubblicati sul Journal of Human Immunity, aprono prospettive concrete per l'identificazione precoce delle persone a rischio. Permetteranno di attuare strategie preventive mirate per evitare le forme più gravi dell'infezione da West Nile. Le scoperte potrebbero avere ripercussioni anche su altre malattie trasmesse da zanzare e zecche.